Picchetto d’onore, lacrime e dolore per l’ultimo saluto a Ugo Sciarretta

Chiesa del Carmelo gremita per l'addio al "Capitano" e comandante della Polizia Municipale di Termoli

Bricofer

REDAZIONE TERMOLI

Il picchetto d’onore l’ha atteso fino all’ingresso della chiesa del Carmelo. Il saluto ufficiale come si fa agli alti gradi delle forze dell’ordine perché lui, Ugo Sciarretta, è stato “Il Capitano” fino all’ultimo. Termoli ha abbracciato lo storico comandante della Polizia Municipale in quello che è stato il suo ultimo addio terreno. Chiesa del Carmelo gremita. Ad accogliere la bara c’erano tutti: i parenti, gli amici e tutti coloro che lo hanno conosciuto in vita e hanno avuto modo di conoscere la sua caparbietà e il suo essere un combattente fino alla fine. La stessa forza che ha messo anche nel combattere la malattia che, però, alla fine ha vinto. Sul feretro portato in spalla all’interno della chiesa la corona di fiori da parte dei piccoli nipoti di Ugo. Dall’altare il parroco don Gianfranco Mastroberardino si è stretto al dolore della famiglia e ha toccato i temi della condizione della fragilità umana e della dedizione di un padre e marito di famiglia. Alla fine della celebrazione una lettera dedicata all’ex Capitano che ha sottolineato l’amore smisurato di Sciarretta per la città di Termoli. Ugo, come erano soliti chiamarli tutti, è stato protagonista di un epoca di Termoli e ieri mattina in tanti si sono già stretti al dolore della famiglia. Soprannominato da tutti “Il Capitano” Sciarretta era stato il protagonista di anni e anni di operazioni condotte come comandante della Municipale per le quali era stato insignito anche dell’onorificenza dal Presidente della Repubblica. Quasi 40 anni passati all’interno della Municipale poi balzato agli onori della cronaca per l’operazione Black Hole dalla quale ne è uscito totalmente “pulito” appena qualche giorno fa. Di fatto la sua ultima battaglia prima di arrendersi del tutto e lasciare la vita terrena. Una battaglia che lo ha portato anche a scontrarsi con l’amministrazione comunale all’epoca guidata da Antonio Di Brino che, una volta reintegrato in servizio, lo aveva posto in un ruolo non di comando. Di qui un’altra guerra intrapresa per portare avanti la propria dignità personale e professionale e vinta davanti ai giudici del lavoro ai quali aveva avuto modo di raccontare tutto quello che era successo. Un carattere forte e determinato, che non ha mai guardato in faccia a nessuno.

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