Pesca tra Covid, delivery e fermo alle porte: parla Francesco Ardò

Il Covid-19 ha creato problemi in quasi tutti i settori del mercato, tra questi anche la pesca. E a Termoli, città di pescatori in molti hanno risentito dell’aggravarsi della situazione. Nel periodo della quarantena la domanda del prodotto ittico ha subito una drastica riduzione. Questo soprattutto perché i pescatori vivono su una rete commerciale che si basa principalmente su ristoranti, alberghi e sul turismo. C’è però chi non ha deciso di tirare i “remi in barca” durante il lockdown. A parlarcene è Francesco Ardò che con il motopeschereccio Miante è stato uno dei primi e pochi dell’intero Adriatico ad uscire in mare durante i mesi più duri della pandemia. «E’ stata una nostra scelta tornare in mare durante il lockdown e siamo riusciti a piazzare il prodotto pescato grazie al delivery che svolgiamo ancora oggi anche se non come prima visto che le persone sono tornate ad uscire».  Francesco, proprietario anche della pescheria la Boutique del Pesce, non si è lasciato scoraggiare dalla pandemia e si è invece rimboccato le maniche divenendo uno dei primi a fare pesce d’asporto a Termoli. «Abbiamo lavorato abbastanza bene e non ci possiamo lamentare. Ora abbiamo ripreso a lavorare con i ristoranti che stanno iniziando a riempire gradualmente i propri locali». L’unico aspetto negativo sollevato da Francesco Ardò che va ad unirsi al coro dell’intera marineria termolese riguarda i bidoni per lo smaltimento dei rifiuti a bordo dei pescherecci che ancora mancano. Da tempo ormai la categoria lamenta la difficoltà di smaltire i rifiuti che riemergono dalle reti o le cassette di polistirolo. Intanto per quel che riguarda il fermo pesca le voci che si rincorrono danno come data  la seconda metà di agosto ma nulla è ancora certo.