Percorsi sbagliati per la droga

di Sergio Genovese

Con una certa enfasi, in questi giorni, si è dato risalto alle iniziative della Polizia di Stato  che addirittura ha svolto corsi di formazione per i docenti delle Scuole sul tema del consumo delle droghe tra i giovani. Premesso che queste iniziative si realizzano da decenni, premesso che continuo a ribadire che se la Scuola ha bisogno di un poliziotto per convincere i ragazzi a non cadere nelle trappole delle dipendenze ha perso incredibilmente la sua funzione, premesso che non si vuole sottostimare l’impegno di chi tenta comunque di dare un contributo, è bene chiarire che certe iniziative non hanno portato frutti se è vero come è vero che il fenomeno ha assunto proporzioni drammatiche molto più gravi di quelle che vengono ufficializzate. Alla luce di quanto fedelmente descritto è naturale che devono essere cambiate le strategie. Se questo non avviene rimane da pensare che le iniziative messe in cantiere servono di più a chi le organizza e di meno a chi dovrebbe beneficiarne. Tutto quello che si è fatto fino a ieri per allontanare il rischio della droga tra i giovani non è servito a niente. Tutto inutile se nel fine settimana incontri per strada i tredicenni che senza neanche più nascondersi per le scale del centro storico disperdono  l’hascisc che si fumano. Tutto inutile se gli adolescenti vivono nella convinzione che la felicità si raggiunga perdendo il controllo di se stessi che alcool e droga agevolano. Davvero resto basito quando sento parlare del fenomeno i vari relatori, alcuni improvvisati, che se cogliessero per le strade i segnali che danno i giovani nel fine settimana si accorgerebbero, d’emblèe, che bisognerebbe immediatamente cambiare spartito. Siamo ancora nella fase della denuncia mentre da anni avremmo dovuto essere operativi, ma nessuno si è mosso. Non credo possa sfuggire ad alcuno quello che succede di notte in tutta Italia, tra risse, accoltellamenti, omicidi e suicidi che la grande stampa racconta senza citare minimamente che i protagonisti fermati risultano tutti positivi all’alcol test e all’assunzione di sostanze stupefacenti. Il dramma è nel ventre molle del nostro vivere e ci vede tutti colpevoli soprattutto perché non ci ha trovato  protagonisti nell’individuare la inutilità delle deboli iniziative messe in campo fino ad oggi.  A questo si aggiunga il plotone di mamme  di papà e di docenti che negli ultimi vent’anni si sono girati dall’altra parte fingendo di non capire. Il problema si può affrontare solo se famiglie e Scuole si occupino seriamente della questione rinunciando a quelle  manifestazioni che alla fine hanno lo stesso effetto delle recite natalizie. Bisogna cambiare i modelli educativi. Per farlo ci vuole una poderosa azione monotematica. Per qualche anno  bisogna  pensare all’indole distorta dei nostri ragazzi a cui la trasgressione non fa più paura anzi diventa titolo di merito per emergere nel gruppo. La pedissequa affermazione delle regole da rispettare diventa l’unico modello utile per cambiare rotta. Per sprigionare qualche speranza bisognerebbe coinvolgere preti, istruttori  sportivi e tutte quelle associazioni che hanno maturato esperienze nel prendersi cura dei tossicodipendenti. Una catena sociale con l’anello della famiglia più robusto. Ne siamo capaci? Se  ci tentassimo, a latere , potrebbero intervenire le forze dell’ordine per allargare la rete. Se non si parte con queste convinzioni, la situazione diventerà sempre più drammatica e noi ci ritroveremo i nostri nipoti a 30 anni con il cervello fulminato dalla cocaina.