Per un regno di Pace

DOMENICA DELLE PALME (B)

Mc 11,1-10

Non è un caso se il giorno delle Palme è associato all’ulivo e allo scambio della pace. Il Re Messia entra a Gerusalemme con i segni decritti dal profeta Zaccaria (Zc 9,9-10). Egli viene a disarmare, perchè nel suo regno siamo tutti fratelli e figli dell’unico Padre, non può esserci alternativa alla pace sotto il vessillo della croce. Ma quante volte questo re è stato tradito dai suoi stessi seguaci? Proprio per questo la domenica delle Palme e anche quella della Passione. Ancora oggi c’è chi tenta di rendere Cristo simile a sé, quando, ovviamente, dovrebbe essere il contrario.

+Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito.+

Un puledro legato che nessuno riusciva ancora a cavalcare, probabilmente perché “indomabile”. Se il motivo era questo, sicuramente l’animale era destinato al macello, in quanto inutilizzabile per il lavoro. Una metafora vivente del popolo di Israele, incapace di sopportare la schiavitù dei tiranni di tutte le epoche; dai tempi dell’Egitto faraonico alle dittature occidentali del XX secolo. Il giovane animale potrebbe anche rappresentare tutti coloro che non riescono a essere “utili” o addirittura risultano dannosi ai potenti di questo mondo. In sintesi quel puledro indomato è l’umanità che non sa vivere senza libertà.

+Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.+

Esistono uomini e donne “non addomesticabili” e, solo per questo, considerati materiale di scarto umano: proprio questa è la categoria di persone che Dio ha sempre scelto scelto come suoi araldi. Questa umanità, originariamente fatta ad immagine del Creatore, nella storia è stata spesso legata, scartata e condannata; proprio per questo i cristiani sono chiamati a liberare, affinché i loro fratelli, affrancati, possano glorificare Dio, ritrovando la dignità che gli è stata tolta.

+Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra.+

Il mantello è segno di protezione e benedizione. Vestire l’animale è un gesto simbolico che vuol significare la restituzione della dignità perduta, perché rubata o smarrita a causa del peccato, proprio o altrui. Così l’umanità emarginata diventa protagonista del Vangelo nel ritrovare il volto nascosto di Cristo in quello del fratello e della sorella.

+Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi.+

Ancora una volta i mantelli rappresentano la dignità che, in questo caso, attraverso l’atto di stenderli, si piega per onorare il Re che sta passando. Agitare le fronde degli alberi (che molto probabilmente erano palme o ulivi), era il modo attraverso cui il popolo manifestava la propria gioia ed esultanza. Qualcosa di molto simile a quello che avviene oggi quando al passaggio di personalità importanti si sfoggiano bandiere, striscioni, ecc.

+Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».+

“Esulta grandemente figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire i carri da Efraim
e i cavalli da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annunzierà la pace alle genti,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal fiume ai confini della terra. (Zc 9, 9-10)”.

Questo brano del profeta Zaccaria ci presenta un’ immagine del Messia che non era troppo apprezzata in Israele, il quale aspettava un Re tutt’altro che mite e umile. Il riferimento che Gesù aveva scelto era dunque un vero programma: far sparire i carri e i cavalli da combattimento; spezzare gli archi da guerra, chiedere la pace per il mondo intero. Ciò ci fa capire come il popolo lo acclami Gesù invocando l’avvento del regno di Davide (sovrano guerriero e conquistatore); un progetto del tutto diverso da quello che invece era venuto a realizzare Cristo. Diventa comprensibile così anche il radicale cambiamento che la folla ha avuto nei confronti di Gesù, specie dopo la condanna delle autorità religiose e politiche. Sappiamo bene come la folla preferì salvare Barabba, che voleva liberare Israele con la violenza; egli rappresentava un modello di re molto più vicino ai canoni dell’epoca.

Il figlio di Davide si rivela Figlio dell’uomo: un re non atteso da Israele e che deluderà le sue aspettative di successo e potere materiale. La folla acclama e adorna il percorso di “colui che viene nel nome del Signore “, la stessa folla che qualche giorno dopo vorrà rinnegarlo attraverso la condanna infamante della Croce. Un paradosso che viviamo anche oggi. Esaltiamo i valori del Vangelo, ma nel mondo abbondano violenze ed ingiustizie, i giusti continuano ad essere lodati e condannati, osannati e messi in croce. Un piccolo gregge resta, però, esso cresce e si dirama nel mondo restando fedele. Chi siano questi veri adoratori di Dio lo riveleranno solo il tempo e la storia.

Felice Domenica delle Palme.

Fra Umberto Panipucci