«Per il Servizio di ieri sera delle Iene, una doverosa risposta da tutta la categoria dei Balneari Italiani»

Pietro D' Andrea della Fiba Confesercenti replica al giornalista Filippo Roma

REDAZIONE TERMOLI

Ha voluto replicare al servizio andato in onda durante la nota trasmissione Le Iene, Pietro D’Andrea della Fiba Confesercenti. Sotto la lente la questione della Bolkestein. «Caro Filippo Roma il suo servizio non comprende elementi utili per consentire allo spettatore medio, che non ha esperienza alcuna dell’argomento in discussione, di capire di cosa realmente si stia parlando e di effettuare una corretta valutazione dell’argomento in discussione. Iniziamo con dire che parliamo di parametri essenziali, quali la dimensione del fronte mare e l’area della superficie demaniale complessivamente concessa, nonché della precisazione (per la maggioranza dei casi) che si tratta di spiagge spoglie, prive di qualsiasi struttura fissa (certo che se ci fa l’esempio di Papagni), nelle quali gli impianti – spesso perfino quelli fognari – sono stati realizzati e sono mantenuti a cura e spese del concessionario. Il concetto fondamentale che lei ha divulgato è che gli stabilimenti balneari pagano cifre irrisorie come contropartita dell’utilizzo del bene demaniale. Questo è vero per la specifica voce “canone demaniale”, ma trascura il fatto che esistono altri innumerevoli elementi di costo indissolubilmente legati all’esercizio della concessione balneare. Senza di questi la concessione non può essere attivata. Ci riferiamo all’obbligo di sorveglianza alla balneazione con le rigide modalità regolamentate; alle mansioni obbligatorie del primo soccorso; alla pulizia estiva e invernale degli arenili. E inoltre – considerata la funzione di vero e proprio presidio esercitata nel contesto litoraneo dallo stabilimento balneare e alla conseguente esigenza di esistere fisicamente in loco – ci riferiamo anche alla necessita di ricostruire e smontare, anno dopo anno, le strutture mobili dello stabilimento, lavorando per mesi senza incassare un centesimo e pagando salari, contributi, interventi di terzi per movimentazione sabbia e altro, nonché agli indispensabili oneri di magazzinaggio delle attrezzature. Infine consideriamo gli aspetti fiscali: IVA applicata con un’aliquota che non ha riscontro nei settori, del tutto analoghi, della ricezione e della ristorazione; IMU, vera e propria anomalia di sistema, trattandosi di beni non di proprietà; Imposta regionale sul canone demaniale, tributo medievale, se si considera che è imputato ad un “bene comune” sull’utilizzo del quale il concessionario paga uno specifico canone, la cui entità è stabilita da organi tecnico-finanziari dello Stato. Prestazioni tutte obbligatorie, quelle menzionate, le quali, indipendentemente dalle valutazioni che se ne possono dare, comportano un cospicuo aumento degli oneri legati all’utilizzo turistico ricreativo del bene demaniale. Le sue dichiarazioni sono state effettuate in un momento socio-economico-politico estremamente delicato per gli stabilimenti balneari e nocciono enormemente e senza giustificato motivo all’immagine della categoria».