Pensioni, inevitabile il ritorno della Fornero

La rubrica previdenziale a cura della nostra esperta Silvana Di Benedetto

Come anticipato nell’articolo precedente, del 3 febbraio, oggi voglio suggerire una mia “personale” RIFORMA DELLE PENSIONI di “vecchiaia” e “anticipata o di anzianità” elaborata in base alla professionalità acquisita, in quasi 42 anni di servizio, nella Gestione delle Pensioni dei Dipendenti Pubblici.

La legislazione pensionistica ha iniziato a subire notevoli e sostanziali cambiamenti, dopo che per moltissimi anni era rimasta ancorata alle disposizioni contenute nel D.P.R. n. 1092/73, con l’emanazione del D.L.vo n.503/92 (introduzione doppio sistema di calcolo).  Successivamente si sono avute più di una decina di altre Leggi (tra le più importanti la 537/93 – 724/94 – 335/95 – 449/97) prima del Decreto Legge 6/12/2011, n. 201 convertito nella Legge 214/2011 “Riforma pensionistica Monti-Fornero”, recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici” che ha introdotto ulteriori e più drastiche modifiche ed integrazioni alla disciplina pensionistica nonché alla stessa struttura di base del sistema pensionistico e previdenziale italiano.

Un fulmine a ciel sereno che, dal 1/1/2012, ha sconvolto la vita di moltissimi cittadini Italiani che avevano fatto dei programmi per il loro futuro e che hanno dovuto cambiarli.

A questi soggetti non sono mai stati riconosciuti i cosiddetti “DIRITTI ACQUISITI”.

Tutti hanno sentito parlare degli “esodati” e delle “salvaguardie” (circa una decina); lavoratori che sono rimasti senza stipendio e senza pensione.

I dipendenti pubblici, con il blocco del turn over, hanno dovuto svolgere, e lo fanno ancora, anche il lavoro di coloro che sono andati in pensione. Qualcuno ha detto che hanno un lavoro non usurante, che non stanno sotto le intemperie, che hanno un lavoro fisso, ecc. ecc., praticamente dei privilegiati…. Quanti conoscono veramente cosa vuol dire oggi lavorare in una pubblica amministrazione? Quanti sanno che all’interno delle Pubbliche Amm.ni ci sono tantissimi impiegati, con carriere bloccate, che svolgono mansioni superiori e che dopo 30 anni e più di servizio percepiscono stipendi inferiori a € 1.500,00?

Tutte queste persone sono state pesantemente penalizzate perché hanno dovuto continuare a lavorare e, come se non bastasse, quando finalmente sono andate in pensione, l’importo della stessa è stato inferiore a quello percepito a chi in pensione è andato l’anno precedente grazie al cosiddetto “Pilota Automatico” di Monti, per cui il coefficiente di trasformazione per il calcolo della pensione, ogni anno diminuiva invece di essere uguale al precedente o poco più alto.

Ho fatto queste premesse perché, nonostante tutto, la mia RIFORMA DELLE PENSIONI prevede che la “Monti-Fornero” NON DEVE ESSERE ABOLITA ma deve essere posta alla base di tutta la “MIA” Riforma, con qualche piccola modifica.

La cosa più importante da perseguire è la “SEMPLIFICAZIONE” della normativa vigente e cioè poche regole che devono valere per tutti:

Pensione di vecchiaia a 67 anni. Solo l’Italia e la Grecia hanno questo limite di età. La Francia è a 62 anni;

Almeno 20 anni di contributi;

Nessuna aspettativa di vita. Per moltissime persone lavorare fino a 67 anni è già molto faticoso;

Fondi da stanziare in Finanziaria, per la copertura della spesa pensionistica, come previsto dalla Monti-Fornero;

Calcolo della pensione così come previsto dalla Monti-Fornero;

Varie ed eventuali.

Questo primo punto dovrebbe mettere d’accordo:

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze che ha detto: il “ritorno” della Fornero è solo questione di tempo e che critica la “Quota 100” perché comporta un sostanzioso incremento della spesa previdenziale e si rivolge a meno beneficiari di quelli previsti nella Legge di Stabilità.

Il FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE che ha dato il via libera alla riforma delle pensioni a condizione che LA LEGGE FORNERO NON VENISSE MESSA IN DISCUSSIONE. Il FMI ritiene che la Fornero, nata con lo scopo della messa in sicurezza dei conti pubblici, attraverso un abbassamento del costo per le pensioni, non ha raggiunto lo scopo e che ci vorranno ancora dei decenni per farlo. Per il FMI è possibile prevedere dei meccanismi alternativi di uscita dal mondo del lavoro solo in presenza di una penalizzazione tale da far gravare il costo dell’uscita anticipata direttamente sul lavoratore anziché sui conti pubblici. Questo vuol dire, decurtare le pensioni anticipate di un importo pari ai contributi che il soggetto pagava in attività di servizio. In parole povere “CONTINUARE A PAGARE I CONTRIBUTI COME PRIMA DI ANDARE IN PENSIONE” e per tutta la vita.

Al Presidente dell’INPS che ha già ben quattro commissioni al lavoro per formulare una nuova proposta di riforma delle pensioni vorrei chiedere quanto segue:

1)- perché una riforma delle pensioni deve prevedere un “COSTO A CARICO DEL LAVORATORE” che anticipa l’accesso alla pensione?

2)-perché dovrebbe consistere in un ricalcolo contributivo dell’assegno come previsto oggi per “Opzione Donna”?

3)-perché dovrebbe essere prevista una penalizzazione percentuale per ogni anno di anticipo della pensione?

Per quanto riguarda la prima domanda voglio precisare che coloro che oggi possono accedere alla pensione anticipata devono avere almeno 62 anni di età (in Francia corrispondono al requisito della pensione di vecchiaia) e 38 anni di servizio, che corrispondono quasi al requisito della massima anzianità contributiva (40 anni) che permetteva di andare in pensione, indipendentemente dall’anzianità anagrafica (tipologia di pensione eliminata dalla Legge 111/2011). Il progressivo innalzamento dell’età anagrafica e dell’anzianità contributiva risale al 1/1/2008 con altre leggi precedenti a quella menzionata e alla Monti-Fornero. Questi lavoratori, che oggi vogliamo ancora penalizzare, sono gli stessi che hanno già contribuito molto alla messa in sicurezza dei conti pubblici attraverso il pagamento dei loro contributi per molti più anni di coloro che hanno avuto la possibilità di andare in pensione fino al 31/12/2007. Per coloro che hanno ancora la possibilità di “scegliere” se andare o meno in pensione con la “Quota 100” e prevista la corresponsione di una pensione rapportata agli anni di servizio che avranno alla data del collocamento a riposo. Gli anni in meno ai 67, previsti per la pensione di vecchiaia, comporteranno una riduzione della pensione in modo proporzionale a quelli mancanti e saranno già abbastanza penalizzanti senza aggiungerci altre “penalizzazioni”.

Punto 2 “Opzione Donna”. Come dice il nome stesso, questa opzione può essere esercitata solo dalle donne. Prevede i seguenti requisiti: 57 anni di Età e 35 di contributi. E’ molto penalizzante perché prevede solo il calcolo contributivo della pensione che sarà decurtata all’incirca di un terzo dell’importo intero (per esempio “pensione annua lorda piena = € 18.000,00/pensione annua lorda ridotta = € 12.000,00”.

Forse il legislatore voleva sopperire alla soppressione della norma che prevedeva, per le donne, la possibilità di andare in pensione a 60 anni ma con i contributi effettivi. Questa è solo una mia opinione non suffragata da prove. Considerando la pesante riduzione dell’assegno di pensione, a questa opzione hanno aderito solo le donne che non hanno mai avuto problemi economici (indipendentemente dalla pensione) e quelle, titolari di assegno di reversibilità il cui importo veniva molto decurtato in applicazione dell’art. 1, comma 41, della Legge 335/95.

Per quanto riguarda il punto 3 ribadisco il concetto in base al quale si vuol far pagare i contributi previdenziali ai lavoratori che anticipano l’uscita dal lavoro corrispondendo loro una pensione di importo inferiore fino alla morte e, se ci sono dei superstiti, quest’ultimi continueranno a pagare fino a quando avranno diritto alla pensione.

I SINDACATI, che negli ultimi anni hanno perso la buona abitudine di sentire la “BASE” prima di presentare delle proposte, che poi dovrebbero essere recepite dal Governo, non lottano per far passare le stesse ma si accontentano di quanto “passa il convento”.

A QUESTO PUNTO HO MESSO IL PRIMO MATTONE ALLA “MIA RIFORMA DELLE PENSIONI”

SECONDO MATTONE

Anche se tutti parlano della Monti-Fornero come della Legge in vigore prima dell’applicazione della “QUOTA 100” e che è FONDAMENTALE per  la mia idea di riforma delle pensioni, mi vedo costretta a informare quelli che non lo sanno che la stessa è stata modificata dalla “legge di stabilità 2015” e precisamente dall’articolo 1, commi da 707 a 709 e, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato.

Proverò a semplificare quanto prevede la predetta legge e cioè:

un “doppio calcolo” che si applica a tutte le pensioni liquidate o da liquidare, a decorrere dal 2/1/2012 (decorrenza della Monti-Fornero), che fossero in possesso di un’anzianità contributiva PARI o SUPERIORE a 18 ANNI al 31/12/1995 e con CONTRIBUZIONE SUCCESSIVA AL 31/12/2011;

Per tali pensioni, i commi 707 e 708 dell’articolo 1 della legge 190/2014 hanno disposto che venga effettuato, dalla decorrenza originaria UN SECONDO CALCOLO INTERAMENTE “RETRIBUTIVO” oltre a quello previsto dall’art. 24, comma 2 della Legge 214/2011 (Monti-Fornero), CALCOLO MISTO (Retributivo fino al 31/12/2011/Contributivo dal 1/1/2012 in poi) e che, a decorrere dal 1/1/2015, venga posto in pagamento l’importo “MENO FAVOREVOLE” dei due. La Monti-Fornero aveva demonizzato il calcolo “RETRIBUTIVO” delle pensioni perché colpevole di tutti i mali.

È APPENA IL CASO DI PRECISARE CHE IL CALCOLO INTERAMENTE CONTRIBUTIVO, O SOLO PER UN PERIODO, NON SEMPRE CORRISPONDE A UN TRATTAMENTO PENSIONISTICO DI IMPORTO INFERIORE E QUESTO ERA GIA’ A CONOSCENZA DEI NOSTRI LEGISLATORI E DELL’INPS altrimenti non era necessario prevedere una variazione della Legge precedente (Monti-Fornero) Tantissime pensioni sono state ricalcolate e sono stati accerti e recuperati i debiti scaturiti dal confronto tra il nuovo importo della pensione e quello già in pagamento.

Il comma 709 della stessa Legge di stabilità 2015 è molto importante perché prevedeva e PREVEDE l’Istituzione di un apposito FONDO PRESSO L’INPS nel quale dovevano e devono affluire le “ECONOMIE” del predetto comma 707.

È stato Istituito o è ancora da istituire questo FONDO?

A quanto ammontano le risorse confluite o che dovranno confluire nel suddetto FONDO?

Nel caso non fosse stato istituito dove sono finite tutte le somme tolte ai pensionati che hanno subito questa ulteriore penalizzazione? Questo fondo (se esiste) viene continuamente alimentato, mese dopo mese, fino alla cessazione della pensione all’avente diritto e dei loro superstiti.

Questo Fondo dovrebbe essere utilizzato per dare lavoro ai giovani e meno giovani che presentano dei progetti innovativi, per avviarli e dare lavoro a se stessi e ad altri soggetti che finalmente potranno avere un lavoro e realizzare le loro idee senza andare all’Estero per farlo.

A nome mio e di quanti sono stati ancora una volta penalizzati da questa ennesima riforma delle pensioni e anche per far conoscere agli Italiani questa norma e i suoi effetti,

CHIEDO Al Presidente dell’INPS Dr. Tridico;

Al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Governo in carica a dicembre 2014 responsabile dell’approvazione della “Legge di stabilità 2015”;

A quelli che hanno proposto tale riforma con le norme contenute nell’articolo 1 – commi da 707 a 709 – della più volte menzionata “Legge di Stabilità 2015”;

di avere delle risposte relativamente agli effetti prodotti dall’applicazione della Legge 190/2014.

Disponibile per un confronto chiarificatore e costruttivo in merito a quanto riportato e in attesa che altri soggetti, possano e vogliano contribuire, con le loro conoscenze, a sviscerare l’argomento di che trattasi (pare sconosciuto ai più ma non a quelli che hanno subito le penalizzazioni) mi vedo costretta a rimandare la costruzione della “Mia Riforma Pensionistica” per poterla continuare dopo aver avuto dei chiarimenti normativi che sono molto importanti.