Pensioni, botta e risposta tra esperti di previdenza

Vincenzo Battipaglia autore di ”Le menzogne sulle riforme delle pensioni Sacconi e Fornero” replica alla nostra Silvana Di Benedetto

Gentile direttore Giuseppe Rocco, traggo dal Vostro articolo Pensioni, inevitabile il ritorno della Fornero del 13 Febbraio, scritto dall’esperta di pensioni Silvana Di Benedetto: ”Citazione: “La legislazione pensionistica ha iniziato a subire notevoli e sostanziali cambiamenti, dopo che per moltissimi anni era rimasta ancorata alle disposizioni contenute nel D.P.R. n. 1092/73, con l’emanazione del D.L.vo n.503/92 (introduzione doppio sistema di calcolo).  Successivamente si sono avute più di una decina di altre Leggi (tra le più importanti la 537/93 – 724/94 – 335/95 – 449/97) prima del Decreto Legge 6/12/2011, n. 201 convertito nella Legge 214/2011 “Riforma pensionistica Monti-Fornero”, recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici” che ha introdotto ulteriori e più drastiche modifiche ed integrazioni alla disciplina pensionistica nonché alla stessa struttura di base del sistema pensionistico e previdenziale italiano. Un fulmine a ciel sereno che, dal 1/1/2012, ha sconvolto la vita di moltissimi cittadini Italiani che avevano fatto dei programmi per il loro futuro e che hanno dovuto cambiarli.”

Osservo che ci sono gravi lacune nell’elencazione delle leggi di riforma, in particolare viene omessa la severissima Riforma Sacconi e, soprattutto, c’è l’errata attribuzione di norme pensionistiche alla Riforma Fornero.

A parziale scusante, aggiungo che la disinformazione sulle pensioni ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e i docenti universitari di Lavoro e Previdenza, per poi diventare mondiale. La contrasto da 8 anni, sia col mio blog, sia con commenti, sia con lettere “circolari”, sia, da ultimo, con un saggio, dal quale traggo i dati.

Riforme delle pensioni dal 1992.

Dal 1992, le riforme delle pensioni, vale a dire modifiche strutturali e organiche delle norme pensionistiche, considerando un’unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla L. 102/2009, art. 22-ter), sono state sette:

Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243 Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.7.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; e Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214.

Va sottolineato che di esse, dunque, la Riforma Fornero è la settima e ultima (finora) e, come vedremo, a giudicare dalle norme e dagli effetti – allungamento dell’età di pensionamento e risparmio di spesa – non la più severa.

Errata attribuzione di norme pensionistiche alla Riforma Fornero.

1. L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi.

La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato e la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (uomini e donne)[2];

2. Relativamente alla pensione anticipata (ex anzianità, la Riforma Fornero le ha soltanto cambiato il nome), dei 2 anni e 10 mesi di aumento per gli uomini (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma Sacconi; dell’anno e 10 mesi per le donne, 1 anno e 3 mesi sono stati decisi dalla Riforma Sacconi; la Riforma Fornero ha ridotto di 6 mesi l’età di pensionamento per gli autonomi (uomini e donne).

3. L’adeguamento (triennale) dell’età di pensionamento alla speranza di vita e del coefficiente di trasformazione è stato introdotto dalla Riforma Sacconi, relativamente alla vecchiaia, alle “quote” (poi abolite dalla Riforma Fornero) e all’assegno sociale.[4] La Riforma Fornero lo ha soltanto esteso alla pensione anticipata e reso biennale, a decorrere dal 2022, anche se il Ragioniere dello Stato scrive erroneamente dal 2021.

4. Il metodo contributivo è stato introdotto dalla Riforma Dini; la Riforma Fornero lo ha soltanto esteso, pro rata dall’.1.1.2012, a coloro che erano esclusi dalla stessa Riforma Dini, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano già almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ormai già tutti o quasi in pensione.

(Vincenzo Battipaglia)

Di seguito, la replica a Battipaglia della nostra esperta, Silvana Di Benedetto:

Il 13 Febbraio ho suggerito una mia “personale” RIFORMA DELLE PENSIONI, in particolare quelle di vecchiaia e quelle anticipate o di anzianità, per i dipendenti delle Amministrazioni Pubbliche.

La normativa di riferimento è quella della Legge n. 214/2011, cosiddetta “Monti-Fornero”, integrata da quanto previsto dalla Legge n. 190/2014 all’art. 1 – commi da 707 a 709, “Legge di stabilità 2015” e,  dalle norme vigenti al 31/12/2018, cioè prima dell’applicazione della “Quota 100”;

– 67 anni di età (con un servizio minimo di 20 anni), per le pensioni di vecchiaia;

– 42 anni e 10 mesi (per gli uomini) e 41 anni e 10 mesi (per le donne), per le pensioni anticipate o di anzianità.

Quello che Battipaglia ha citato nella lettera era solo il prologo all’argomento principale che trattavo nel mio articolo: una RIFORMA PENSIONISTICA all’insegna della “SEMPLIFICAZIONE” e che preveda poche regole che devono valere per tutti e devono durare molti anni. Quest’ultima riforma deve avere come base la riforma Monti-Fornero, così come modificata dalla Legge di Stabilità 2015, n. 190 del 23/12/2014, all’art. 1, commi da 707 a 709 (doppio calcolo della pensione e attribuzione di quella di importo inferiore).

Seguiva un elenco delle regole della Monti-Fornero da mettere a base della nuova riforma, senza “finestre” nè “aspettative di vita” e un riepilogo delle richieste formulate dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, dal Fondo Monetario Internazionale, dal presidente dell’Inps e dai Sindacati. Concludevo l’articolo chiedendo, a quanti non conoscevano gli effetti della riforma di cui alla Legge n. 190/2014, che fine avesse fatto il “Fondo”, previsto dall’art. 1 – comma 709 della stessa. In questo fondo dovevano confluire le economie scaturite dall’applicazione della Legge di che trattasi. Il Fondo sarebbe stato alimentato, tutti i mesi, con gli importi trattenuti ai pensionati che, alla data del 31/12/1995, fossero in possesso di un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni, e, pertanto, penalizzati dall’applicazione di questa Legge. Sono ancora in attesa di avere un confronto, chiarificatore e costruttivo, con chiunque possa o abbia voglia di contribuire, con le proprie conoscenze, a sviscerare l’argomento di che trattasi (pare sconosciuto ai più ma non a coloro che hanno subito questa ulteriore penalizzazione). Queste informazioni sono indispensabili per poter continuare a costruire la MIA “Personale” RIFORMA PENSIONISTICA.

Nel rispondere a Vincenzo Battipaglia voglio ribadire che: i miei articoli riguardano, quasi sempre, la normativa pensionistica dei lavoratori dipendenti delle Amministrazioni pubbliche (come in questo caso) e che appartengono alle seguenti Casse: Stato, Enti Locali, Sanitari, Ufficiali Giudiziari e Insegnanti.

A questo punto, posso dire che:

Non vedo per quale motivo avrei dovuto elencare normative pensionistiche superate, dal 1/1/2012, data di entrata in vigore della Legge  Monti-Fornero;

– mi riferisco in particolare alla Legge n. 122/2010 (Sacconi) che ha elevato, con decorrenza dal 1/1/2012, il requisito anagrafico per il conseguimento del trattamento pensionistico di vecchiaia (pensione per raggiunti limiti di età) che per i Dipendenti Pubblici era già a 65 anni;

– l’adeguamento dei requisiti anagrafici agli incrementi della speranza di vita dal 1/1/2015.

Entrambe le riforme hanno o la stessa decorrenza o quella successiva alla Monti-Fornero e, pertanto, ininfluenti. Sarà per questo motivo che vengono attribuite tutte alla Prof.ssa Fornero (anche la riforma porta, abitualmente, solo il nome della Prof.ssa Fornero, quasi mai associata a quello del Prof. Monti.

Relativamente alle mie supposte “gravi lacune”, nell’elencazione delle leggi di riforma delle pensioni dal 1992 in poi, non possono essere considerate tali in quanto, nell’articolo scrivo chiaramente che, “sono più di una decina” e ne menziono solo quattro perché le ritengo tra le più importanti. Battipaglia ha invece dimenticato di menzionare:

Legge n. 573/93 – introduzione dei coefficienti di riduzione dei trattamenti di anzianità liquidati con un     servizio inferiore a 35 anni;

Legge n. 724/94 – conglobamento della Indennità Integrativa Speciale nel calcolo della base pensionabile abrogando, di fatto, la Legge 324/59 e successive i. e m. che prevedevano tale indennità separata rispetto al calcolo della base pensionabile, se spettante;

Legge n. 111/2011 – (Tremonti) anticipazione dal 1/1/2015 al 1/1/2013 dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita.

Dopo la Monti-Fornero, l’unica Legge che è attinente  alla “mia” Riforma delle Pensioni è la seguente:

Legge n. 190/2014 – art. 1, comma da 707 a 709 (doppio calcolo) -norme ante Monti-Fornero/norme Monti-Fornero con attribuzione della pensione di importo inferiore. Ha menzionato anche due Leggi che non hanno niente a che fare con i dipendenti pubblici:

Legge n. 102/2009 art. 22-ter riguarda il lavoro irregolare (badanti, colf, ecc.).

Legge n. 148/2011 (riorganizzazione Uffici Giudiziari ai fini della razionalizzazione della spesa pubblica.

Non capisco, inoltre, perché ha continuato a ribadire (punti da 1 a 4 della lettera) concetti già espressi a proposito della Riforma Monti-Fornero.

Per quanto mi riguarda la Riforma Monti-Fornero ha creato molti disagi ai dipendenti che l’hanno subita. Tutti ricordano “gli esodati” e i “salvaguardati”.

Ha disposto la soppressione dell’INPDAP e dell’ENPALS, dal 1/1/2012, convertendo in Legge numero 214/2011, il Decreto-Legge 6/12/2011, n. 201 con attribuzione delle relative funzioni all’INPS;

Ha abrogato gli Istituti dell’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata;

Pensione diretta di inabilità calcolata con il metodo contributivo per le anzianità contributive maturate dal 1/1/2012;

La pensione quota 96 calcolata con la somma dei requisiti di età anagrafica ed anzianità contributiva, indipendentemente dall’età anagrafica (cosiddetta “quota”;

Abolizione delle pensioni di anzianità (per quote e per limiti di servizio, prevedendo altri tipi di canali di uscita;

Per le pensioni di vecchiaia vengono abrogati i precedenti limiti e sostituiti con il limite anagrafico di 66 anni per il 2012 più incrementi della speranza di vita dal 2013;

Con la pensione anticipata è stata reintrodotta la distinzione tra uomini e donne;

È stata confermata, PER LE DONNE, l’opzione per il sistema contributivo se maturata entro il 31/12/2015 (poi prorogata di anno in anno). Questo sistema è talmente penalizzante che l’importo della pensione che sarà corrisposta è pari fino a 2/3 dell’intera altrimenti dovuta.

Anche qui c’è un’amnesia. Pare che molti non ricordano che le donne potevano andare in pensione, fino al 31/12/2011, con 60 anni di età e calcolata in base a quanto versato, senza penalizzazioni.

Proprio un bellissimo regalo di Natale. Un aumento di ben 6 anni dall’oggi al domani. Non ho sentito nessuno, in quell’occasione” preoccuparsi dello “SCALONE”.

Oggi chiamano “Scalone” quello della “Quota 100”. Si sapeva già che la Riforma era solo per 3 anni.  La pensione avrà la stessa decorrenza e, salvo imprevisti, anche lo stesso importo che avrebbe avuto se non fosse intervenuta la QUOTA 100. Mi sembra di sentir parlare di nuovo dello “SCALONE” di Maroni (18 mesi).

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