Pendolari molisani sballottati da un binario all’altro a Termini, «la politica ci maltratta»

L’ennesimo racconto, ancora una volta surreale, di un pendolare molisano alle prese con i disagi, eufemismo, dei nostri treni.

«Giungo da Roma (Termini) via treno ovviamente, vi scrivo per raccontarvi una vicenda che ha dell’incredibile. Ogni tanto sembra che Trenitalia voglia “alzare l’asticella” e raggiungere nuovi vette, volendo battere i propri record di inefficienza.

Oggi, 13:07, Termini, – scrive Gianni – la solita folla del venerdì (santo, mi viene da dire) il treno per Isernia partiva dal binario 17. Ho pensato li per lì che per oggi ci saremmo risparmiati la solita corsa al mitico binario 20bis.

Neppure finito di pensarlo, arriva il

– PRIMO annuncio: 10 minuti di ritardo alla partenza. E vabbè, ma passa un poco di tempo, e

– SECONDO annuncio: il ritardo è salito a 30 minuti: una bazzecola per noi molisani, temprati a suon di disfunzioni.

Ma, a questo punto, scatta la classica maledizione di Termini contro noi molisani: a 10 minuti dalla partenza, abbiamo il

– TERZO annuncio: il treno partirà dal binario 21, non più il 17! Fuggi fuggi generale. Mentre si compie la celere migrazione, abbiamo un contrordine, infatti,

– QUARTO annuncio, che diceva esattamente il contrario: cioè che il treno partiva dal 17. Mentre confusi facevamo le palline da ping-pong tra il 17 e il 21,

– QUINTO annuncio: di nuovo tutti al 21.

Dopo ulteriore ritardo, stremati, giunge il trenino, ciuf ciuf, si parte.

Difficile da credere, lo so, ma è andata proprio così: tutto questo in un lasso di una quindicina di minuti, tant’è che sono stati costretti a far slittare ulteriormente la partenza, per dar tempo alla gente confusa di non perderlo.

Unico elemento di umanità, il capotreno, lì presente in mezzo a noi sul marciapiede, mi dava l’idea sarebbe voluto scomparire, ma, strano a dirsi, nessuno tra noi viaggiatori ha avuto nulla da ridire. Una umanità composta, ammirevole.

Quello che mi ha colpito, appunto, è l’umanità della gente, civile, educata. Non c’era aria di rassegnazione, ma di consolidata abitudine a queste situazioni: chi studia, chi lavora, chi va per cure mediche (parliamo di sanità?), ecc.

In questi giorni si è riparlato di spopolamento, non è che la politica molisana vuol fare qualcosa per alleviare il problema, la politica molisana odia i suoi cittadini, ci perseguita, ci maltratta, è sotto gli occhi di tutti.»