Paura del contagio, isolamento e difficoltà economiche: “La psicopandemia ha colpito tutti”

Paura del contagio e della malattia, incertezza della durata della pandemia, isolamento, difficoltà economiche, l’intera esperienza dell’epidemia ha provocato inevitabili reazioni di adattamento e risposte psicologiche differenti, alterando le abitudini e gli stili di vita di ciascuno di noi.
Ne abbiamo parlato con la dottoressa Alessandra Ruberto, Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Molise.

Oggigiorno si parla non solo di pandemia ma di psicopandemia. Ci sono situazioni o fasce della popolazione su cui ha impattato maggiormente questa profonda crisi sanitaria e socio-economica?

La Psicopandemia ha colpito trasversalmente tutta la popolazione; ognuno di noi ha dovuto fare i conti con il trauma che entrava nelle nostre vite e scompaginava gli equilibri; sicuramente un amplificatore che ha slatentizzato problematiche pre esitenti.
Gli adolescenti hanno dovuto rinunciare alla socializzazione che sappiamo vitale come l’aria in questa fascia di età; le scuole chiuse, la didattica a distanza, tutte situazioni con le quali, non solo i ragazzi, ma anche i genitori hanno dovuto confrontarsi e gestire.
Gli adulti hanno sperimentato i propri limiti e ci sono entrati “forzatamente” in contatto. Si è osservato un aumento dei divorzi, delle violenze, degli abusi di sostanze, dei disturbi d’ansia e dell’umore.
Gli anziani hanno sperimentato la solitudine nelle loro case che sono divenute delle prigioni dorate.
In definitiva non si può parlare di una fascia di popolazione più colpita di altre, tutti noi abbiamo subito e subiremo ancora gli strascichi di questa pandemia che a tutti gli effetti può considerarsi anche una Psicopandemia.

Dopo un anno e mezzo in cui si è “familiarizzato” con il Covid e con tutte le conseguenze ad esso correlate quali sono le principali problematiche che stanno incontrando le persone? 

Bisogna fare una distinzione tra il primo lockdown ed il secondo.
Nel primo lockdown la paura era sicuramente l’emozione predominante. I Media ci informavano di questo virus sconosciuto e letale, la scienza ci ha mostrato la sua incompiutezza, c’è stata una rincorsa all’equipaggiamento di mascherine ed igienizzanti, la propria abitazione era percepita come posto sicuro e sebbene l’interruzione della quotidianità pesasse ancora oggi il primo lockdown è raccontato da molti in maniera non del tutto negativa.
Diversamente, il secondo lockdown ha generato all’interno delle menti oltre la paura anche la rabbia, l’ insofferenza, la frustrazione. Si è percepito il limite della casa, delle regole, della propria libertà.
Il secondo lockdown ha allontanato la speranza ed ha fatto diminuire la fiducia nel futuro, entrambi ripristinati poi dall’arrivo dei vaccini.
I risvolti psicologici del Covid sono tanti ed in diversi ambiti non ultima la gravissima conseguenza psicologica di cui sono state vittime tutte le persone che loro malgrado hanno avuto una perdita a causa del Covid, un trauma generato dall’impossibilità di assistere i propri malati o di star loro accanto mentre esalavano l’ultimo respiro, o di dar loro una degna sepoltura, sperimentando l’impotenza più assoluta dinanzi al più grande dramma dell’essere umano.

Si sono registrate modificazioni a livello cognitivo e negli stili di vita di ciascuno?

Decisamente. Dopo il primo lockdown alcuni hanno cambiato casa, hanno cambiato macchina, lavoro, hanno desiderato ricominciare a vivere ristabilendo la scala delle priorità, non posticipando più le gratificazioni o le ricompense; altri invece hanno fatto fatica a ricominciare, vivendo l’interruzione come uno stop dal quale trovano complesso ripartire.

Per scelta o per necessità, l’avanzare della pandemia e l’ausilio delle nuove tecnologie hanno fatto si che molte persone passassero alla terapia in videochiamata. Meglio o peggio?

In realtà le sedute di psicoterapia on line si facevano anche prima, sicuramente in misura minore.
Personalmente seguivo già molti pazienti che per necessità di studio o professionali vivono fuori dall’Italia o in altre regioni. Noi Psicologi abbiamo sempre lavorato anche on line. Certamente in questo anno e mezzo molti pazienti per la loro incolumità hanno preferito spostare le sedute da remoto, molti altri invece hanno preferito continuare a frequentare le sedute in presenza anche durante i lockdown.
La scelta è stata fatta dal paziente, il professionista si è messo a disposizione.
Rispetto alla modalità, personalmente credo non ci sia molta differenza, se si ha una buona “connessione” e il paziente non percepisce lo schermo come un limite entrambe le modalità sono valide.

Come cambierà la percezione delle persone su aspetti della propria vita che prima si davano per scontati? Questa esperienza può rivelarsi utile dal punto di vista psicologico?

Come dicevo prima questa esperienza se trattata anche da un punto di vista psicologico, come il Governo Nazionale sta facendo e mi auguro faccia molto di più, resterà una cicatrice ben visibile, in alternativa una grande ferita. Siamo entrati in contatto con la caducità della vita, con l’impotenza della scienza, con la diffidenza verso il prossimo. Sicuramente se ci sarà una morale come tutte le storie la capiremo alla fine, certo è che questa esperienza può rilevarsi utile alla Psicologia.
Oggi più che mai è evidente come l’essere umano non può essere trattato solo da un punto di vista organico o assistenziale, è fondamentale, direi addirittura indispensabile considerale la componente psicologica e ripristinare nei fatti il modello bio-psico-sociale di cui spesso si parla.

Recentemente sono Stati firmati due grandi successi dall’Ordine, il protocollo di intesa con il Odg e la presenza della figura dello psicologo nelle Usca e sul territorio molisano.
Quali risorse e quali iniziative sono state messe in campo dall’Ordine degli psicologi del Molise?

Sono Presidente da Gennaio, il primo atto del mio mandato è stato costituire una Commissione Covid nel nostro Ordine, unica commissione coordinata da me.
Da questa commissione sono partite numerose iniziative tra le quali la richiesta per i nostri professionisti di poter essere vaccinati per salvaguardare l’utenza oltre che il collega stesso, cosi come da legge dello stato; il protocollo con l’Ordine dei Giornalisti; la richiesta dell’inserimento della figura dello Psicologo nelle USCA e sul Territorio.
È stato firmato, grazie al lavoro fatto dal nostro GDL di psicologia scolastica, un protocollo di intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale che permettesse la traduzione sul territorio del Protocollo CNOP MIUR; lo Psicologo per l’ Istituzione scuola è una grande conquista che speriamo possa essere replicata se non addirittura stabilizzata.
Con la Commissione Cultura si è costruito un corso di formazione per i colleghi che partirà a Settembre. Questo corso, rivolto agli psicologi, formerà il professionista alla conduzione di gruppi, i destinatari dell’intervento saranno tutti gli operatori sanitari, che instancabilmente in questo periodo hanno lavorato e molti dei quali sono stati colpiti dallo stress lavoro- correlato.
Tante le iniziative messe in campo, molte le richieste da parte della cittadinanza stessa.
La grande rivoluzione di questa Pandemia come dicevo prima, è aver reso evidente l’imprescindibilità della componente psicologica all’interno del sistema di cura dell’individuo.