Patrizia Manzo (M5S): «Giunta Toma, anni persi tra assessori invisibili e atti scontati. Legislatura priva di visione»

«I soliti buoni propositi e gli ampollosi e vacui “nuntio vobis gaudium magnum”, ma l’anno nuovo della maggioranza di centrodestra – e di conseguenza dei molisani che subiscono giocoforza le loro scelte e soprattutto le non scelte – porta il peso delle azioni mancate, delle strategie mai realizzate, delle troppe parole e dei pochissimi fatti».

Inizia così una nota a firma di Patrizia Manzo, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle che aggiunge: «Lo dicono i numeri, quelli che fotografano la realtà dei fatti in maniera oggettiva. Senza i filtri della ridondanza dialettica politichese, della critica spuria. E i numeri, anche questa volta, sono impietosi.

Ci prepariamo alla sessione di bilancio e, guardando all’archivio delle normative regionali, sono proprio le leggi che attengono questa materia le uniche che escono dal Palazzo.

Rendiconti, bilancio consolidato e pluriennale, debiti fuori bilancio: queste le voci che si ripetono stancamente ogni anno, ovviamente. Ma sono quasi le uniche. Non c’è una normativa che possa dirsi di prospettiva, una legge che vada a segnare un percorso di sviluppo, una visione di futuro.

Niente, tranne le leggi sul commercio e sull’artigianato partorite dalla Giunta regionale e che hanno avuto una gestazione talmente lunga da risultare già superate e affatto inserite nel contesto.

Senza contare che, per poter approdare all’attenzione del Consiglio regionale, hanno dovuto essere ‘spinte’ dalle regole che impongono, dopo un certo tempo di giacenza nelle Commissioni, una procedura obbligata d’urgenza.

Il famigerato e temuto articolo 42 dello Statuto regionale.

I numeri non sono opinioni, quelli sì che parlano chiaro, eloquentemente: 70 le norme varate dal maggio del 2018 alla fine del 2021, una trentina di queste riguardano la materia finanziaria: bilanci, rendiconti, leggi di stabilità. Insomma, norme obbligate.

E che a loro volta costringono la Prima Commissione a riunirsi. Cosa che avviene quasi esclusivamente in sessione di Bilancio. Per il resto dell’anno, chi l’ha vista?

Quasi la metà della produzione normativa della legislatura compiuta fino ad oggi attiene a norme non omissibili. Il resto? Regolamenti attuativi, modifiche di norme già esistenti, leggi e revisioni delle stesse dopo le impugnative del Governo, istituzioni di Commissioni speciali.

Di leggi vere e proprie, di norme che dovrebbero segnare la strada, individuare il percorso di sviluppo, quelle che danno dignità alla tanto agognata autonomia amministrativa, solo una decina a voler esagerare, per di più rese vane e superate dalla lentezza della loro produzione.

Non c’è nessun elemento di concretezza, nessun approccio realistico rispetto alle problematiche di cui il Molise soffre, mancano da sempre visioni e risposte.

Lo spopolamento, l’abbandono progressivo dei nostri paesi, la viabilità che non è solo l’annunciata ‘quattro corsie’ che spunta fuori dal cilindro ad ogni tornata elettorale (perché, sia chiaro, le elezioni non sono così lontane e sono già sul tavolo del centrodestra e di chi si deve riposizionare per poter sopravvivere politicamente), lo sviluppo sostenibile, le tematiche poste con violenza dalla pandemia, l’assoluta necessità di una medicina territoriale efficace e radicata, una normativa seria che affronti il delicatissimo e problematico tema del dissesto idrogeologico, dei beni paesaggistici, del temutissimo Consiglio delle Autonomie locali (Cal) che non riesce ad uscire dal cassetto perché potrebbe in qualche modo fornire ai sindaci lo strumento per essere davvero artefici del cambiamento.

Per non parlare della proposta di legge di riordino del Terzo Settore, bloccata forse perché proviene da una esponente della minoranza? Si potrebbe continuare all’infinito nell’elencazione delle azioni mancate.

Ed è questo il buon governo del presidente Toma – sul quale pende la spada di Damocle dell’annunciato movimento civico guidato dall’europarlamentare Patriciello – che auspica una conferma dai suoi per il secondo mandato, dei suoi assessori invisibili e intoccabili – ma pronti alla grande fuga – dei quali sarebbe quantomeno utile conoscere il resoconto di quanto fatto in questa legislatura che finalmente si avvia al termine?

E in questa macchina che viaggia solo a spintoni, che non ha carburante, il motore ovviamente è in panne: le Commissioni consiliari si riuniscono con tempistiche ancora tutte da capire, le uniche attività che producono sono quelle delle quali non si può fare a meno.

Manca completamente l’azione propulsiva e quella dialogante con il territorio. Un esempio su tutti: in Quarta Commissione, che tratta delle politiche socio sanitarie tra l’altro e che ovviamente in questi due anni avrebbe dovuto essere un luogo privilegiato di analisi, ho promosso, dietro richiesta di diverse associazioni, una serie di audizioni sul tema della medicina territoriale del quale ritengo sia innegabile la valenza

Tra l’altro riconosciuta – a cose fatte – persino dal governatore-commissario che ora gongola per i fondi del Pnrr messi a sistema per colmare questo vuoto.

Nessuna relazione in aula sul percorso avviato in sede di commissione, un confronto illuminante che ha visto la partecipazione di comitati, associazioni, addetti ai lavori, professionalità del settore.

Insomma le voci del Molise che hanno denunciato bisogni e illustrato le necessità.

Tutto fermo, in attesa di sciogliere i nodi politici interni alla maggioranza, di capire chi sta con chi. E questo stallo dura dal maggio 2018.

Anche i molisani dovranno fare il loro bilancio, il resoconto di quanto questa legislatura ha prodotto, delle ricadute vere che non sono solo i ristori, giusti e dovuti ovviamente, ma che lasciano il tempo che trovano.

È tempo di consuntivi anche sul territorio, negli enti locali, negli avamposti dei bisogni mai soddisfatti. E chissà se questo bilancio sarà approvato, anche questa volta, solo a maggioranza».