Pasquale Gravina, generazioni di fenomeni: “Auguri da u frat e Pasquale”

Campione mondiale di Volley e fratello del sindaco Roberto Gravina

«Un’intera generazione non ti conosce, un’altra ha dimenticato e poi c’è quella appassionata che non può che ricordare. Mi auguro che un giorno, la tua terra sappia riconoscere il tuo valore di sportivo e di uomo. Auguroni da u frat e Pasquale». Il messaggio che avete appena letto è stato postato dal Sindaco di Campobasso Roberto Gravina che, questo Primo Maggio, ha un’occasione in più per festeggiare.

Ovvero fare gli auguri a suo fratello, Pasquale Gravina che compie 50 anni, forse il maggiore esponente che il Molise possa annoverare nella sua Storia sportiva.

Oggi infatti è il compleanno di Pasquale Gravina, pallavolista che ha contribuito a fare grande una delle nostre Nazionali di volley più forti di sempre. Scrive di lui Sport Mediaset:

«Da Campobasso alla conquista del mondo: con questa semplificazione, forse un po’ estrema ma sicuramente efficace, si può sintetizzare la carriera di uno dei più grandi pallavolisti italiani, Pasquale Gravina, che il 1° maggio compie 50 anni. Di questi, ne ha trascorsi tantissimi con la maglia di una Nazionale capace di vincere tutto il possibile (col solo, enorme rimpianto olimpico), nell’ultimo decennio del Novecento. Con 284 presenze in maglia azzurra tra il 1990 e il 2002, Gravina è considerato a pienissimo titolo parte di quella ‘Generazione di fenomeni’ che ha reso l’Italia della pallavolo una delle nazionali più vincenti nella storia dello sport mondiale in generale. Dopo gli inizi nella squadra del capoluogo molisano, Gravina fa il suo esordio in Serie A1 con la maglia di Falconara, nella stagione 1988/89. Alto due metri e dal fisico possente, si fa notare per il suo talento che lo porta già nel 1990 a fare un grande salto di qualità, con l’ingaggio da parte della Maxicono Parma e la prima chiamata in Nazionale campione d’Europa in carica, durante la fase a gironi della World League. La concorrenza in maglia azzurra, però, è molto forte, e Gravina non sarà tra i convocati né nella stessa fase finale di World League in Giappone (vittoria degli Azzurri in finale contro i Paesi Bassi per 3-0) né soprattutto nello storico Mondiale in Brasile, vinto dopo l’epica finalissima contro Cuba (3-1). Per costruire una solida carriera internazionale, però, servono anche i successi nel club: con Parma, Gravina vince due scudetti, due Coppe Cev e una Coppa Italia tra il 1992 e il 1993, e le sue capacità lo portano ad entrare in pianta stabile nella Nazionale allenata da Julio Velasco. Proprio nel 1993 Gravina porta a casa il primo oro internazionale della sua carriera, vincendo con gli Azzurri gli Europei in Finlandia grazie al successo in finale sui Paesi Bassi, rivali numero uno dei fenomeni azzurri, per 3-2. Nello stesso anno arriva anche la Grand Champions Cup, un torneo d’èlite in cui l’Italia supera squadre di calibro internazionale come Brasile e Cuba. Il 1994 è un anno di grazia: gli Azzurri prima conquistano la World League per la quarta volta in cinque edizioni (Cuba ko 3-0 in finale) e poi raggiungono l’apoteosi in Grecia, confermandosi campioni del mondo grazie a un torneo quasi perfetto conclusosi con la vittoria contro gli olandesi in finale (3-1 il conto dei set). Vale la pena ricordare gli artefici di quell’impresa: oltre a Gravina, il roster era composto da Lorenzo Bernardi, Marco Bracci, Luca Cantagalli (autore dell’ace decisivo in finale), Andrea Gardini, Andrea Giani, Ferdinando De Giorgi, Giacomo Giretto, Samuele Papi, Damiano Pippi, Paolo Tofoli e Andrea Zorzi. Chi pensa a un calo di tensione nella stagione internazionale successiva non fa i conti con la fame sportiva di quella generazione di pallavolisti: anche nel 1995 l’Italia fa incetta di trofei, vincendo la World League contro il Brasile, il terzo titolo europeo contro l’immancabile Olanda e la Coppa del Mondo – torneo di qualificazione olimpica – precedendo ancora gli Oranje nel girone unico. Gravina fa parte del roster in tutti e tre i tornei, e anche al di fuori del contesto della Nazionale viene considerato tra i centrali più forti al mondo. Tutto sembra procedere per il meglio, quindi, nel cammino verso l’unico trofeo che manca nella bacheca della Nazionale di pallavolo, l’oro olimpico. L’antipasto dei Giochi di Atlanta è la solita World League, ma stavolta gli Azzurri devono arrendersi all’Olanda dopo una finale serratissima, col quinto set perso 22-20. È un triste presagio (sportivamente parlando) di quello che accadrà negli Stati Uniti: dopo un cammino immacolato gli Azzurri hanno la grande chance di conquistare l’alloro olimpico, ma l’Olanda è un osso durissimo e la partita va al quinto set, ancora ai vantaggi. L’Italia ha persino un match point, sul 15-14, ma subisce due punti subito dopo e ogni speranza si spegne nell’azione successiva, sulla schiacciata di Giani che colpisce l’asticella. È la più grande delusione della pallavolo azzurra, l’unico vero rimpianto di una generazione di campioni altrimenti invincibile.

L’anno successivo l’Italia cambia ciclo: Velasco lascia la panchina a Paulo Roberto de Freitas, meglio conosciuto come Bebeto: Gravina, nel frattempo passato alla Sisley Treviso (dove resterà fino al 2001 e poi tornerà nel 2004/05 dopo le parentesi a Macerata e Cuneo, vincendo praticamente ovunque) è ancora tra i convocati di una Nazionale che vuole riprendersi dalla mazzata olimpica. I presupposti sono buoni, con l’ennesima World League in bacheca (3-0 contro Cuba in finale), ma gli Europei di Eindhoven si chiudono ancora davanti alla maledetta Olanda padrona di casa, che domina la semifinale (3-0) e va poi a vincere il titolo. Per l’Italia ci sarà ‘solo’ il bronzo, grazie al 3-1 nella finalina contro la Francia. Nel 1998 il Mondiale in Giappone è l’unico obiettivo: l’Italia cerca uno storico tris, per vendicare la delusione di Atlanta e tornare indiscutibilmente sul trono mondiale. Gli Azzurri superano in scioltezza il girone preliminare, cedendo solo un set in tre partite, ma nella seconda fase il cammino si complica a causa di una pesante sconfitta contro la Jugoslavia che rende decisiva la partita finale del turno, naturalmente contro l’Olanda. Gli Azzurri, però, hanno il fuoco negli occhi e spazzano via definitivamente la nazionale Oranje: 15-2, 15-7, 15-1, solo 10 punti concessi in tutta la partita agli eterni rivali (un mesto canto del cigno di una squadra che non riuscirà mai più a tornare nelle posizioni di vertice). In semifinale l’Italia ha la meglio, non senza soffrire, su un arcigno Brasile, in finale c’è di nuovo la temibile Jugoslavia. Gli uomini di Bebeto, però, sono caldissimi, giocano un’altra partita ai limiti della perfezione e conquistano l’alloro mondiale per la terza volta consecutiva. Nessuno ci era riuscito in passato, neanche la grande Unione Sovietica del dopoguerra. Gravina, Bracci, Gardini, Giani, De Giorgi e Papi (che mette a segno l’ultimo pallone cancellando il pesante errore in ricezione della finale olimpica) sono i reduci dell’esperienza del ‘94, mentre vincono il loro primo Mondiale Mirko Corsano, Alessandro Fei, Marco Meoni, Michele Pasinato, Simone Rosalba e Andrea Sartoretti.

Gravina continuerà l’avventura in nazionale negli anni successivi, avviandosi all’ultima parte della sua carriera internazionale: nel 1999, sotto la guida tecnica di Andrea Anastasi, vince l’oro europeo a Vienna (3-1 in finale contro la Russia), nel 2000 conquista il suo ultimo di una serie di tredici trofei con la maglia azzurra, la World League (3-2 ancora ai danni della Russia). L’ultima medaglia con la Nazionale arriverà di lì a poche settimane, a Sydney, nei Giochi Olimpici che per la pallavolo italiana sono ancora stregati: la Jugoslavia vendica la sconfitta mondiale e batte l’Italia in semifinale, gli Azzurri superano l’Argentina per 3-0 nella finale per il 3° posto. Una vittoria ‘di consolazione’, che però non toglie nulla né alla carriera capolavoro di Pasquale Gravina né all’impatto nel mondo dello sport di quella inimitabile ‘Generazione di fenomeni».