Partite Iva, le nuove aperture crollano nel 2020. Campobasso (-6,6%) riesce a contenere il calo rispetto alla media nazionale

L’effetto Covid si fa sentire sulle partite Iva. Una contrazione annunciata, messa in luce dall’indagine effettuata dall’Ancot (Associazione nazionale consulenti tributari) che riporta nel dettaglio tutte le ripercussioni della pandemia sul sistema economico. Soltanto tre province italiane (Treviso, Gorizia e Verona) fanno segnare un aumento del numero delle partite Iva rispetto al 2019. Altrove, invece, la flessione va dai pochi punti percentuali al quasi 30% per la provincia Barletta-Andria-Trani, primatista in negativo.

La media complessiva fa segnare un -14,8%, con le due province molisane che riescono a contenere il grave impatto della pandemia sul sistema, posizionandosi in coda alla graduatoria delle aree più colpite. Isernia cede l’8,3%, affiancandosi a Trieste e Ragusa. Meno evidente la perdita per la provincia di Campobasso, che fa segnare un -6,6%. Fanno meglio soltanto Avellino, Padova e Benevento, oltre alle tre province in saldo attivo.

L’indagine Ancot mette in risalto le carenze di una realtà “necessariamente da supportare anche dal nuovo governo”, pur ricordando che permane quella ferma volontà da parte degli italiani di voler “scommettere su se stessi”. Qui si riscontra il segnale di speranza dal quale ripartire: pur in sostanziale crollo su tutta la penisola, il dato sulle partite Iva è comunque meno catastrofico rispetto al 2019. Merito – verosimilmente – dell’introduzione più diffusa del regime forfettario e delle prime misure di sostegno, che consentono di resistere in attesa di tempi migliori. le.lo.