Panchine rosse contro la violenza sulle donne: no all’inferno in casa

di Valeria Migliore

I simboli della lotta alla violenza di genere verranno esposti a Colli e a Isernia per urlare ‘basta’ agli abusi sulle donne

Due panchine rosse, oggi 22 novembre, sono state “battezzate” a Isernia come simbolo di una lotta che non dovrebbe essere necessario fare, eppure lo è, perché quest’anno in Italia sono già state uccise più di cento donne. Un aumento del 3% rispetto all’anno scorso.

Non sono solo due panchine, sono molto di più, sono un simbolo concreto di speranza che, da un lato, ricorda le donne vittime di violenza e, dall’altro, rappresenta un monito per quelle che stanno vivendo un inferno, ma purtroppo non hanno il coraggio di denunciare, anche perché forse non si sentono tutelate dalla giustizia. Due panchine, allora, per sensibilizzare contro il senso di vergogna, di abbandono e di solitudine che segna ancora tante, forse troppe, donne, per dire loro: siediti qui, non sei sola.
Una panchina verrà posizionata a Colli, l’altra a Isernia, ma ancora non si sa dove, probabilmente nel centro storico.

La violenza spesso ha le chiavi di casa, perché in molti casi è proprio chi ha promesso amore e protezione a offrire nient’altro che una vita da incubo, fatta di violenze, abusi e paura. La cronaca, troppo spesso, si tinge di “rosso” quando si parla di femminicidi. Di per sé, “femminicidio” è una parola che fa rabbrividire, perché si è reso necessario creare una categoria a sé stante per definire l’omicidio di una donna che, in quanto tale, è ritenuta proprietà privata del proprio compagno, una convinzione che, purtroppo, legittima violenze e minacce. “Rosso”, dunque, è anche il colore protagonista del convegno promosso oggi pomeriggio, 22 novembre, presso l’Hotel Europa a Isernia: attrici, sportive e rappresentanti delle istituzioni hanno parlato di genere, spronando le donne, che tra le mura di casa non trovano un rifugio ma una gabbia di terrore, a parlare. A denunciare. A scappare da chi ha tradito promesse d’amore, trasformando quelle promesse in un legame malato che pare indissolubile, come un marchio, ma non lo è e va, anzi, spezzato per ritrovare la libertà e la speranza di una vita felice, altrove e con qualcun altro, magari.

Alcune di loro sono state tragicamente uccise, altre violentate, altre ancora continuano a essere offese perché ritenute incapaci di ricoprire una posizione ambita, come se per essere brave si dovesse essere necessariamente una “poco di buono”: anche questa è violenza, una sfaccettatura quotidiana che, almeno una volta, avrà colpito ogni donna, insieme al pregiudizio e all’ignoranza che trascina con sé.


Presente all’evento isernino anche Filomena Calenda, che ha ricordato quanto sia importante sensibilizzare già da piccoli: “Io credo che la strada sia lunga e che bisogni ancora lavorare molto su un tema delicato come quello della violenza di genere – ha dichiarato l’assessora –. Sicuramente l’impegno delle istituzioni deve necessariamente andare in questa direzione, ma credo sia ancora più importante sensibilizzare le scuole ed educare gli uomini al rispetto e all’amore per le donne, sin da subito. Fondamentale è allora iniziare questo percorso tra i banchi di scuola”.

La testimonianza

Presente all’evento isernino anche la mamma di Veronica Abbate, la 19enne campana uccisa con un colpo di pistola dall’ex fidanzato, che ha lanciato un appello affinché le donne che sono ancora in tempo denuncino, coinvolgendo anche le istituzioni perché “giustizia deve essere fatta perché coloro che non possono definirsi uomini siano severamente puniti“: CLICCA QUI PER IL VIDEO