Pallettone per cinghiali colpisce la finestra di una casa, vivi per miracolo

Mamma e figlio hanno rischiato di essere colpiti ma qualche attimo prima sono usciti casualmente in veranda

“Quando una sigaretta allunga la vita!” Mai paradosso fu più verace come dimostra il racconto condiviso da una nostra fedele lettrice. L’episodio risale all’equinozio di autunno, ma per non intralciare il lavoro degli inquirenti (dimostratisi solerti e competenti) si è preferito tacerlo fino ad ora.

Ma andiamo ai fatti. In una assolata mattinata domenicale di fine estate, il figlio della nostra lettrice esprimeva il desiderio di svolgere i compiti nella veranda della loro villetta, ubicata nell’hinterland campobassano, in una zona tutt’altro che spopolata e deserta, pur se distante dai limitrofi centri abitati.

Inevitabilmente, dopo un po’, curare i propri vizi diventa quasi una via di fuga per qualsivoglia genitore, ed ecco che la mamma chiede (ed ottiene) una pausa sigaretta. La signora esce all’aperto, seguita però quasi immediatamente dal figliolo che, pur avendole concesso una ricreazione, non perde tempo per incalzarla con domande e richieste di aiuto. Ed è in questo momento che avviene l’imprevedibile. Un botto ed il vetro della veranda viene infranto da qualcosa che rimbalza all’interno dei locali adiacenti all’abitazione, conficcandosi nel mobilio.

Dopo il comprensibile iniziale attimo di sbigottimento la famiglia (richiamato dalle esclamazioni di stupore/spavento è accorso anche il padre) inizia a comprendere l’accaduto, giungendo ad una raccapricciante scoperta. A bucare la vetrata è stato un colpo di fucile per la caccia al cinghiale, sparato direttamente verso l’edificio o, comunque, ad esso giunto dopo un infausto rimbalzo. Ipotesi quest’ultima alquanto improbabile, ma che attenuerebbe forse, ma leggermente, la responsabilità di chi poteva provocare una tragedia. Tra l’altro, pur se per il 2019 la stagione venatoria è iniziata il 15 settembre, la caccia al cinghiale è stata consentita dal 16 ottobre, per cui indiscutibilmente l’accaduto era opera di bracconieri.

La Provvidenza, comunque, ha voluto che i residenti avessero lasciato gli ambienti domestici quel poco tempo prima che il proiettile vagante profanasse la sacralità della casa. Fortunatamente non si sono potuti avere riscontri, ma è molto probabile che qualcuno dei presenti avrebbe subito seri danni, anche irreparabili.

Lungi da noi ogni intento censorio e di condanna della caccia. Pur restando saldi nelle individuali convinzioni, non si vuole assolutamente biasimare tutta la categoria dei cacciatori, riconoscendone in tanti la serietà, la correttezza ed il rispetto sia delle norme che dei patrimoni faunistico e floreale.

Non si possono, e non si devono però, tacere episodi così gravi che vanno sempre condivisi e, quindi, resi pubblici al fine di allertare e sensibilizzare tutti, perché tutti ne potremmo essere incolpevoli vittime. Nello specifico, si sarebbe potuto registrare un dramma se non fosse stato un vizio, uno dei peggiori, ad indurre la mamma ad uscire di casa.

Se oggi questa storia ha un lieto fine, e può essere narrata dai protagonisti, lo si deve paradossalmente proprio ad una sigaretta! (PG)