Omosessualità come patologia, arrivano le scuse dei professionisti

di Luigi Castellitto

Il 1973 fu l’ anno in cui si accertò “psicologicamente” che l’omosessualità non è una patologia, ma si dovette aspettare il 1990 per l’eliminazione dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) di qualsiasi definizione relativa. Sul tema si dibatte ancora, in aree di ogni tipo (sociali, politiche, ecc.), ma nel frattempo arrivano le scuse ufficiali dell’American Psychoanalytic Association (APsaA), associazione che riunisce tutti gli psicoanalisti americani e che ha collaborato alla stesura del DSM, che ha sostenuto per decenni l’omosessualità come malattia.
L’essere gay, quindi non è più considerato una devianza sessuale, ma le convinzioni in materia, nel corso degli anni, hanno portato molte persone a sottoporsi a esami e tentare cure sperimentali, anche piuttosto drastiche, per cercare di “guarire”.
«Purtroppo alcune delle conoscenze dell’epoca sull’omosessualità e sull’identità di genere – spiega lo psicoanalista Lee Jaffe, presidente di APsaA – possono essere attribuite all’istituzione psicoanalitica americana. È tempo di riconoscerlo e chiedere scusa per il nostro ruolo nella discriminazione e per i traumi causati dalla nostra professione».
Il volume del DSM esiste dal 1952, in risposta alla classificazione ICD (International Classification of Diseases) dell’OMS, e raccoglie le definizioni e le descrizioni di molti disturbi mentali, classificandoli in base alla frequenza statistica delle loro caratteristiche.
Dagli anni Cinquanta a oggi sono state prodotte cinque versioni del manuale, i cui aggiornamenti si basano sui cambiamenti, nel tempo e nelle diverse culture, della diffusione e dell’incidenza delle sofferenze psichiche. La storia della derubricazione dell’omosessualità racchiude in sé sia considerazioni scientifiche e metodologiche sia vicende sociali e culturali. Diverse sono state le vicissitudini che hanno portato alla cancellazione, dal voto associativo con tanto di ferrea opposizione, alle pressioni esterne, fino alla realtà delle ricerche scientifiche che dimostrarono i difetti e gli errori negli studi fino ad allora condotti (campione di studio molto ridotto che produceva risultati statisticamente non significativi, gruppo di controllo con assenza di elementi eterosessuali, presenza soltanto di omosessuali con disturbi psichiatrici, ecc.).
Per quanto riguarda l’OMS, è solo dal 1992 che si occupata di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.
A cinquanta anni dai moti di Stonewall, nel gay pride che colorerà domani Campobasso si avrà un ulteriore motivo di orgoglio.

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