Omicidio Mollicone, sotto accusa il barista di Venafro

VENAFRO. L’Arma dei Carabinieri sarà parte civile nel processo a carico dei presunti assassini di Serena Mollicone, tra loro Marco Mottola, che gestisce un bar a Venafro. Il Gup del tribunale di Cassino, Domenico Di Croce, ha accolto la richiesta di ammissione avanzata dal Ministero della Difesa. Il magistrato ha detto si anche ai famigliari di Serena e di Santino Tuzi oltre che ad un’associazione anti violenza. L’udienza è stata quindi aggiornata al sette febbraio per l’inizio della discussione
Nel giorno verità per la famiglia Mollicone c’è stata una grande mobilitazione e soprattutto tanta solidarietà. Nell’aula Gup del tribunale di Cassino sono entrai gli indagati per l’assassinio della studentessa di Arce scomparsa nel 2001. Dei tre componenti della famiglia Mottola accusati di omicidio volontario c’era solo l’ex maresciallo Franco, il padre di Marco. Seduti accanto ai loro avvocati i due presunti complici, due carabinieri che nel 2001 prestavano servizio nella caserma di Arce dove, secondo le perizie svolte dai periti della Procura, Serena Mollcone sarebbe morta dopo una violenta aggressione.
All’ingresso del tribunale c’è stata una manifestazione a sostegno di Guglielmo. Simpatizzanti e cittadini che hanno risposto all’appello sui social con l’hashtag #siamotuttiguglielmomollicone. Pallocini rossi e tanta solidarietà per un papà che ha lottato come un leone affinché la verità venisse a galla e che ora lotta per la vita in ospedale.

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