Oggi l’addio al Maestro Domenico Fratianni

Alle 16.30 i funerali nella chiesa di Sant'Antonio di Padova

Primula Arreda

GENNARO VENTRESCA

Il vecchio marinaio è affondato con la sua nave. Molisano di Montagano, dove tira sempre la “voria” e fa freddo undici mesi l’anno, ma amante del mare, meglio l’Adriatico più placido e gioioso, ha sempre voluto tenere il timone in mano e assumersi le sue responsabilità. Anche di aver scelto, per titolo della sua ultima esposizione pittorica a Matera, galleria La Scaletta, “Le voci di dentro”, prendendolo in prestito da una straordinaria commedia di Eduardo De Filippo, inserita nella Cantata dei giorni dispari, risalenti al primo dopoguerra.

Sospesa tra realtà e illusione è finita così la succulenta e generosa esistenza di Domenico Fratianni, il “maestro” che solo in apparenza non ci ha insegnato gran che. Ma a ben guardare ci ha consegnato per sua mano opere di alto livello, pittoriche e incisorie. Esportando la sua arte nei luoghi più prestigiosi della cultura italiana: ed europea: libreria Remo Croci, Marsiglia, Parigi, Roma, Fontana di Trevi e altro, Lecce, premio Van Gogh, e importando esperti, critici, giornalisti di fama (Giorgio Trentin e Floriano Di Santi, per tutti), oltre a semplici appassionati d’arte.

UN MONUMENTO DI PAROLE

Neanche troppe, per uno che sorrideva alla vita e portava in tasca l’ottimismo. Arte significa vivere sul serio quello che gli altri vivono male. Non era vanitoso, Domenico, è stato solo uno che partendo dal suo amato paesello s’è asfaltata un po’ alla volta la strada, per arrivare in alto. E per far emergere, attraverso i suoi brucianti colori e la punta del bulino il dolore di tutti i molisani. Che aspettano sempre il momento del riscatto.

Il Molise è una regione curiosa, ci nasce gente che senza timidezza afferra i pennelli, mescola i colori e ne fa un capolavoro. Gente che, come Domenico, si è sempre messo a disposizione per il bene comune, la riuscita di un evento, valga per tutte “Lo Sportivo dell’anno” e per la Su e giù della Virtus. Le cose che ha fatto sono state illuminanti. Mentre il suo cuore ha smesso di battere, la sua arte è sta già consegnata alla storia.

DIO COSI’ HA VOLUTO

Che morisse da “eroe”. In fondo la sua fine artistica e di partecipazione familiare, è finita virtualmente a Matera, proprio mentre stava presentando le sue 40 opere che aveva sistemato con gusto e attenzione nella galleria La Scaletta. Se vogliamo andare indietro nel tempo, possiamo trovare un caso analogo: Giorgio Palmieri, finì i suoi giorni, al Savoia, mentre stava per prendere la parola per la presentazione dei volumi del Gasdia su Campobasso. Domenico era lì, stanco e provato, visibilmente infastidito dal caldo umido e feroce. Aveva appena acceso il suo sorriso, specialità della casa, prima di essere stato afferrato da Belzebù che si era annidato, subdolo e tiranno, nel suo nobile cuore. Per procurargli la scossa che di lì a poco ne avrebbe consumato i suoi ultimi giorni.

L’OSCAR DELLA CORDIALITA’

Di allegra compagnia, Domenico ha saputo vivere in famiglia e fuori dal suo condominio di via Carducci con cordialità. Sul lavoro, pochi sono stati così ligi, a cui aggiungeva la passeggiatina per il corso, il saluto galante alle signore, il fazzoletto che usciva civettuolo dal taschino, il caffè delle 11 e il gelato del pomeriggio da Brisotti, una stesa con Ludovico, il riccioluto e umile amico dai bianchi capelli ricci. E poi, con una vitalità inebriante a unirsi con Mauro, Sergio, con chi firma questa triste nota, e con altri ancora.

SAREMO PIU’ POVERI

Non è un modo di dire. Domenico mancherà all’appello di una città scettica e ipocondriaca che ogni giorno si piega sempre più su se stessa. Anticipava tutti con il suo saluto (In gamba!) che porgeva in attesa di una risposta. Ci mancherà e come la sua fierezza e, almeno per noi amici più cari, gli annunci per il prossimo appuntamento culturale e il racconto particolareggiato delle mille peripezie per mandare avanti le carte per La Biennale, che lo ha sempre tenuto sulla corda per tutto il tempo. A correre dalla prima edizione.

CUORE ROSSOBLU’

Non banalizzo il personaggio, né scalfisco la sua monumentale capacità artistica se ricordo quanto bene ha sempre voluto alla maglia rossoblù. Un bene che non ha mai cessato. Senza oscillazioni e voltafaccia.

In B o in Eccellenza, Domenico è stato sempre lì, in prima fila, mezzora prima che la gara cominciasse. Se la squadra del nostro cuore vinceva brindava con un cicchetto di bianco; se perdeva, da inguaribile ottimista pregustava la riscossa per la domenica successiva.

Nel suo piccolo, è stato elegante e stiloso anche tra i pali.

Primula Arreda

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