Nuovo reato in arrivo

«Un dato è inoppugnabile in Italia: nessuno,nemmeno chi ha provato ad enumerarli, conosce realmente qual è il dato preciso dei reati punibili sul nostro territorio, da chi commette un illecito. Pare che, neanche chi ha provato ad individuarli tutti, sia riuscito a darne un numero avvicinabile a quello reale. Di certo c’è che stiamo parlando di qualcosa che va aggiornato nell’ordine di alcune migliaia, pare quattromila ed oltre… Altrettanto certo è, che i tanti propugnatori di un diritto penale minimalista, ancorato al faro costituzionale ( sono tanti ed anche molto illustri), debbano ormai farsene una ragione, rassegnandosi alla volontà bulimica dei nuovi Legislatori, sempre più convinti di risolvere i mali endemici della nostra società, confezionando nuovi reati a misura di una qualche violazione; allo scopo nemmeno malcelato di ingraziarsi l’opinione pubblica, accecata dalla richiesta punitiva che, ormai, è prossima alla ossessione. L’ultima creazione è già presente nel c.d. “ Decreto sicurezza bis”, che aspetta solo di essere presentato alle camere per essere convertito in legge, considerato che il ministro della giustizia ha già ottenuto il via libera dal Consiglio dei Ministri. Nel nostro codice penale quindi, a breve, sarà introdotto L’Art 391-ter c.p., denominato “ accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti”. Per i meno inclini al linguaggio penalistico, significa che viene prevista la pena di reclusione da 1 a 4 anni sia per il recluso che riceva o utilizzi un telefonino, sia per chi, abbia reso possibile questo uso. Se poi a rendere possibile l’uso del telefonino è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, oppure un avvocato, la pena è aumentata da 2 a 5 anni. Ovviamente, dall’aggravamento di pena, sono esclusi, in questo caso, i detenuti utilizzatori. Di conseguenza è stato modificato anche L’Art.391 bis, c.p., che riguarda i detenuti costretti al regime duro del 41 bis. In questo caso, la pena va da 2 a 6 anni per i detenuti, è da 3 a 7 anni ,se, chi favorisce l’uso del telefonino, sia pubblico ufficiale, incaricato di pubblico servizio o avvocato. Stiamo parlando di una violazione che, fino a qualche mese fa, era risolta internamente e solo con la leva disciplinare. Il cambio drastico, al punto di attingere allo sconfinato strumento della legge penale, pare deriva dal fatto che, nel 2020, le perquisizioni nelle celle abbiano fatto rinvenire circa 1900 telefoni, contro i circa 1300 del 2019. Ora, senza voler sempre troppo soffermarci sui diritti costituzionali spettanti anche ai detenuti, come ad esempio il 29 o il 30 che tutela la famiglia o la genitorialità, oppure il 32 che si preoccupa della tutela fisica e psichica , anche dei detenuti e, non solo dei liberi cittadini; può essere magari utile però, al fine di farsi una idea più precisa, valutare come fronteggiano questo fenomeno le altre nazioni europee. Nonostante i ben 10.000 telefonini sequestrati nel 2019 negli oltre cento penitenziari inglesi, il governo ha elaborato un piano che prevede l’installazione di un telefono in ogni cella entro il 2020, ritenendo che i buoni rapporti con la propria famiglia, sia il modo migliore per favorire la riabilitazione del detenuto. In Spagna c’è la possibilità di usufruire di una telefonata a settimana tramite una scheda dedicata, verso un certo numero di telefoni accreditati e, senza limiti tempo. La Francia, addirittura fa ciò con l’avvento di Macron che è quasi a fine mandato.. Dipende molto, se non tutto, da come ancora consideriamo il detenuto italiano. Se crediamo sempre che il fine della pena sia quello sancito dalla carta Costituzionale e, segnatamente dall’art.27 comma 3, essere ,come dire, “forcaioli”, significare ignorare i nostri principi regolatori della nostra civile convivenza».

Francesca Arbotti