Nuova testimonianza sulla presenza nel 1911 del giovane Padre Pio a Venafro

San Padre Pio e Venafro. Un incontro brevissimo ed unico, di appena 40 giorni da fine ottobre al 7 dicembre 1911 quando il futuro Frate dalle Stimmate aveva 24 primavere e da un anno era stato ordinato Sacerdote, ma ricco di tanti fatti straordinari come testimoniato nel corso degli anni a venire dai venafrani che all’epoca ebbero modo di stare vicini, conoscere ed apprezzare quel giovane ma già eccezionale Frate dell’Ordine Monastico Francescano di San Angelo e San Padre Pio. E’ notorio infatti, per averne i media nazionali e regionali più volte riferito, il bellissimo e particolare rapporto vissuto dal 24enne Padre Pio col venafrano quasi coetaneo Eligio Atella, sarto e sacrestano 23enne della Chiesa di Sant’Antuono nel centro storico venafrano, dove P. Pio si recava al pomeriggio per confessare ed intrattenere i fanciulli della parrocchia con giochi e canzoncine mariane. Una intesa, quella tra Padre Pio ed Eligio, che proseguirà anche nel Convento francescano di Venafro dove il giovane sarto andava volentieri a trovarlo intrattenendosi col giovane francescano quando le precarie condizioni fisiche lo costringevano a letto nella sua celletta, impedendogli di raggiungere Sant’Antuono. Da siffatta amicizia venne poi fuori il particolarissimo scambio epistolare successivo tra i due, che dopo il 1911 non ebbero più modo d’incontrarsi, lettere tanto belle e significative da entrare a far parte del carteggio ufficiale di Santa Romana Chiesa a sostegno delle cause di Beatificazione e Santificazione di San Padre Pio. Ma ecco, grazie al Settimanale “Di Più” che l’ha pubblicato nel numero attualmente in edicola, altra preziosa testimonianza di quanto sia stata ricca di significati e valori la presenza del 24enne Frate di Pietrelcina a Venafro 111 anni orsono a Venafro. A renderlo noto in questo caso è la testimonianza del 66enne Parroco di Venafro, Don Salvatore Rinaldi, che ricorda sul citato settimanale quanto gli raccontava il nonno materno Nicandro Angelilli. L’uomo -fa sapere il Parroco di San Giovanni in Platea a Venafro- così come tant’altri venafrani che credevano nei poteri miracolosi della Santa Manna, il liquido che si raccoglie nel pozzetto a ridosso del Sarcofago del Patrono di Venafro, San Nicandro, nella Basilica omonima- era solito recarsi in tale luogo di culto per pregare e ricevere la Santa Manna. In una di tali circostanze fu proprio il 24enne Padre Pio a dargliene, fornendogliela in una fiaschetta di alluminio perché la portasse con se in guerra ; era in corso il primo conflitto mondiale e Nicandro Angelilli si apprestava a parteciparvi. “Porta con te questa fiaschetta. Ti potrà servire”, avrebbe detto Padre Pio al giovane prossimo soldato. “E in effetti mio nonno Nicandro -testimonia il nipote Don Salvatore Rinaldi- partito per la guerra, portò sempre nel taschino la fiaschetta con la Santa Manna datagli da Padre Pio e un giorno avvenne l’incredibile ! Un proiettile sparato da un soldato nemico centrò proprio la fiaschetta di alluminio con la Santa Manna che mio nonno portava addosso, nel taschino della camicia, ma il proiettile venne deviato e mio nonno si salvò !”. Un prodigio, un fatto particolarissimo riferito negli anni a venire da Nicandro Angelilli una volta rientrato a Venafro e che il nipote Don Salvatore Rinaldi ha inteso divulgare attraverso il Settimanale Di Più. Altra pietra miliare, questa appena esposta, della ricca e preziosa permanenza del Fraticello del Gargano a Venafro, città che continua a serbarne un ricordo bellissimo, come dimostrato tra l’altro dalla fattiva presenza in città del Gruppo di Preghiera di San Padre Pio.

Tonino Atella