«Non chiediamo autonomia ma un piano per il Sud»

Così il presidente Toma al termine dell’incontro sul regionalismo differenziato

«Oggi è stato fatto un passo avanti: ho invitato i presidenti delle Regioni per parlare dell’autonomia differenziata, il dibattito deve entrare nella sua sede naturale. Stiamo attendendo che il Parlamento decida l’iter da affrontare per il dibattito parlamentare al quale sono totalmente aperta. Il dibattito parlamentare per me è fondamentale sia prima della firma dell’intesa che nella fase successiva. L’operazione deve essere il più possibile condivisa».

Così ieri il ministro per gli Affari Regionali Erika Stefani, al termine dell’incontro coi governatori sul tema del regionalismo differenziato. Una riunione che però lascia insoddisfatti i governatori: rispetto alle perplessità avanzate dal presidente pugliese Emiliano e dal vicepresidente laziale Smeriglio, è critico il presidente veneto Zaia che afferma: «L’intesa raggiunta con il Governo per noi è finita, noi i compiti a casa li abbiamo fatti. Non abbiamo esami di riparazione a settembre. L’Intesa è scritta, è sul tavolo del presidente del Consiglio dal 2 ottobre 2018, ed è un’intesa rispettosa di tutti i dettami della Costituzione e delle leggi vigenti, e si è costruita partendo da quello che per qualcuno è il peccato originale, per noi è il contrappasso dantesco, che la modifica del Titolo V». Moderata, invece, la posizione espressa dal governatore Donato Toma che ha ribadito quanto già espresso in passato sul tema: «Oggi ognuno ha avuto l’occasione di dire la propria opinione e di questo va dato atto al ministro Stefani. La Regione Molise non chiede autonomia ma chiarezza di percorso e chiede la perequazione infra- strutturale, rispettando le legittime attese di chi vuole l’autonomia differenziata. Vorremmo un piano per il sud per consentirci di avere infrastrutture e svilupparci. Non siamo contrari all’autonomia ma vorremmo chiarezza sui pre-requisiti». Dello stesso tenore il pensiero del presidente della Regione Abruzzo Marsilio: «Ho affermato che l’Abruzzo, come tutte le regioni del Centro Sud, non ha paura di affrontare la sfida dell’innovazione e dell’autonomia, a patto che lo Stato garantisca la realizzazione delle infrastrutture che servono a far recuperare competitività e a metterle nelle stesse condizioni di partenza delle altre regioni. Alla base di tutto – ha concluso Marco Marsilio – deve essere garantita la cornice dell’unità e della coesione nazionale».

Sull’argomento il ministro Stefani chiarisce: «In sede di esecuzione della legge che ci sarà, ci saranno vari Dpcm che daranno attuazione concreta ai trasferimenti di risorse e a tutto il resto. Poi le Regioni dovranno emanare le leggi regionali in esecuzione del percorso: non vedo alcun intasamento, l’importante è lavorare tutti – ha proseguito il ministro Stefani – La parte generale e il meccanismo procedurale sarà uguale per tutte le Regioni, di qui un confronto come quello di oggi. Le singole Regioni potranno decidere, d’accordo col Governo, le materie sulle quali chiedere lo spazio d’autonomia. La differenziazione c’è sulle materie non sulla procedura e sull’impianto generale», ha concluso.

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