Noi lo stereotipo di noi stessi: recensione del libro di Gotto

di Clara Quaranta

“ Le coordinate della felicità”, scritto da Gianluca Gotto è un libro che parla della vita dell’autore. Una volta concluso il liceo, intraprende la strada universitaria frequentando la facoltà di giurisprudenza pensando fosse la scelta giusta che in qualche modo lo avrebbe reso felice Ma andò tutto diversamente nel momento stesso in cui si iniziò a porre delle domande, le cui risposte gli fecero capire che quello stereotipo di vita non lo avrebbe reso felice e non gli avrebbe fatto vivere a pieno la sua vita. Così un giorno decise di lasciare tutto università e casa ,con la sua ragazza e partirono per l’Australia che lì ospitò per quasi un anno, un anno in cui il loro stile di vita fu totalmente stravolto, nel quale svolsero qualsiasi tipo di lavoro per mantenersi, non fu affatto semplice intraprendere quello stile di vita quando si è abituati alla comfort zone, però lui capì da quegli alti e bassi che quella vita li avrebbe resi finalmente felici ed era ciò che avevano sempre sognato e così continuarono a viaggiare spostandosi da una parte all’altra del mondo. E’ un libro consigliato soprattutto ai ragazzi, che si trovano in quella fascia di età in cui si inizia a pensare cosa si vorrà fare nella vita, perché molto spesso si ritiene che ricoprire ruoli come avvocati, medici, ingegneri sia la strada giusta da intraprendere per poter vivere una vita felice e stabile, ma molto spesso ci si dimentica di chiedersi quale sia la cosa che davvero potrebbe rendere felici. Molte volte si decide di prendere una strada principalmente per due motivi: uno è il lavoro sempre sognato sin da bambini, un altro è la paura di non essere in grado di realizzare un sogno in un cassetto e quindi ci si attiene a ciò che si crede più sicuro, infrangendo i propri sogni.

Raccontando ai suoi lettori senza troppi giri di parole i suoi pensieri, le emozioni, i dubbi e le nuove conoscenze, l’autore ripercorre anni di difficoltà e incontri provvidenziali che hanno contraddistinto il suo viaggio. Insomma è un libro particolarmente consigliato a chi non ha (ancora) il coraggio di cambiare la propria vita, a chi crede che tutto sia cristallizzato e che non si possano prendere strade diverse da quelle già calpestate “perché è troppo rischioso”, a chi compie l’errore di costruirsi una vita su quella che si ritiene essere la felicità ma in realtà è solo un qualcosa che ci si è fatti andare bene pur di non buttarsi a realizzare ciò che è realmente il proprio sogno. I libro non dà risposte scontate ma spinge il lettore a porsi le giuste domande per iniziare a seguire le proprie coordinate della felicità