“No alle centrale gas di Sulmona”, Potere al Popolo alla manifestazione del 21 aprile

Il Brigante 2

Dall’ufficio stampa di Potere al Popolo Molise riceviamo e pubblichiamo la seguente nota.

L’8 marzo scorso, con Delibera del Ministero competente, si autorizza la costruzione della gigantesca centrale di compressione e stoccaggio del gas a Sulmona. Ancora una volta un Governo a fine mandato, miope e arrogante, dà il via libera a una grande opera senza neppure preoccuparsi di darne conto ai cittadini che popolano il territorio interessato.

Un’opera che non va a favore di energie rinnovabili, che non porta lavoro ed economia nei nostri territori, che non porterà nuovo gas nelle nostre case e che continuerà nella direzione già presa dalle nostre aziende e dal Governo di creare sui nostri territori pericolosi centri di stoccaggio e di estrazione.

Un’opera che porta alti rischi di incidenti in tutti i territori interessati e in particolare dove è previsto un centro di stoccaggio (a Sulmona, nella valle Peligna, e al Sinarca, nel basso Molise). Un’opera che renderà necessari espropri di alberi e devastazioni paesaggistiche dannose per chi, come i territori adriatici, solo ora stanno cercando di progredire dal punto di vista turistico, paesaggistico e archeologico. Un’opera che è stata tenuta appositamente nell’ombra; un’opera che costerà 130 miliardi di euro e che assicurerà all’Europa una doppia chance nell’approvvigionamento di gas e che condannerà l’Italia a diventare un gigantesco centro di stoccaggio e di distribuzione.

Un’opera che necessiterà di ulteriori collegamenti tra centri di stoccaggio e pozzi e che porterà altra devastazione del territorio marino e appenninico del versante adriatico delle nostra Penisola. Un’opera che necessitava e necessita di essere approvata nel massimo silenzio, ma che sul suo cammino trova Istituzioni e società civile pronti a fare battaglia, come nel caso del Salento o Sulmona, ma che trova anche poca informazione e facili lascia-passare da Regioni e Comuni.

E’ il caso della Regione Molise. Nel nostro territorio sono in progetto – alcuni già approvati, altri in via di approvazione – centri di stoccaggio, come quello che dovrebbe sorgere in zona Sinarca, al confine con quattro comuni (Montecilfone, Palata, Guglionesi e Montenero) e che collegherà il centro già esistente di Cupello (Treste) ai pozzi di Scerni e Casalbordino, attraverso i 114 km del gasdotto Larino-Chieti, opera costruita strategicamente solo per collegare centri di stoccaggio e i pozzi al gasdotto Snam.

I dati tecnici, la circolazione di capitali, la pericolosità sismica e l’imposizione silenziosa e meschina di pubblico e privato nei confronti dei cittadini e dei territori fa riemergere con forza la questione ambientale e riapre la strada a una profonda riflessione che sempre più comunità stanno affrontando: i beni comuni.

I beni comuni sono essenziali e insostituibili. Essi sono né oggetto (merce) e né soggetto (persone giuridiche o fisiche), ma anzi categoria autenticamente relazionale, fatta di rapporti tra individui, comunità, territorio ed ambiente. Ciò che è comune è fondamentale per tutti.

Contro le trivelle in adriatico e contro l’hub di gas si stanno muovendo in tutte le regioni migliaia di persone, decine e decine di comitati e associazioni e un primo luogo di partenza per far dialogare tutte queste realtà sarà la manifestazione del 21 aprile a Sulmona.

C’è un bisogno imminente di riprendere una riflessione seria e determinata su ciò che non può e non deve essere privato. C’è necessità di cambiare interi paradigmi di vita. C’è la voglia di rialzarsi e contrastare questi colossi. C’è la spinta a superare Istituzioni incompetenti e corrotte. C’è la voglia di camminare su territori stupendi, vivi e liberati dai poteri forti.

Un sogno, un’utopia, ma in fondo l’utopia serve a questo, a continuare a camminare. No Snam, no TAP, no Triv; né quì né altrove. (foto archivio)

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