Niente aiuti per la bimba dislessica, il tribunale “condanna” l’Inps a pagare. Sentenza importante per centinaia di bambini

Il Tribunale di Campobasso in persona del Giudice Laura Scarlatelli ha sancito la illegittimità della revoca della indennità di frequenza, prima concessa e poi negata in sede di visita di revisione, ad una bambina di dieci anni con diagnosi di d.s.a. ed in particolare di dislessia, discalculia e disortografia evolutiva. L’Avvocato Carmelina Salvatore di Campobasso, difensore della piccola e dei suoi genitori, chiarisce la questione precisando che “Il problema delle revoche della indennità di frequenza ai bambini con diagnosi di d.s.a. in sede di visita di revisione è molto diffuso purtroppo. Solo nella Regione Molise ci sono centinaia di bambini, perlopiù della scuola primaria, ai quali viene fatta diagnosi di d.s.a. ma anche di altri disturbi e che per tale motivo hanno bisogno di frequentare regolarmente dei centri di riabilitazione e di sottoporsi a costanti sedute logopediche che consentano pian piano di fare importanti passi in avanti nelle difficoltà di apprendimento riscontrate in ambito scolastico. Si calcola che in ogni classe della scuola dell’obbligo vi siano almeno due alunni con disturbo dell’apprendimento. L’indennità di frequenza erogata dall’Inps e riconosciuta da una legge ad hoc dello Stato rappresenta un importante sostegno mensile e consente a tante famiglie di far fronte alle spese necessarie per la riabilitazione e per i progressi quindi dei propri bambini.

Nel momento in cui l’Ente, dopo qualche mese dalla concessione in prima battuta, illegittimamente procede a revocare tale sostegno economico le numerose famiglie si ritrovano ad affrontare da sole e con enormi esborsi i costi delle terapie, con il concreto rischio che la maggior parte di esse, in difficoltà, non possono continuare nei trattamenti e si vedono sostanzialmente costrette ad interromperli. Il risultato purtroppo è un danno non solo economico alle famiglie ma soprattutto un arresto della crescita e dello sviluppo del bambino anche dal punto di vista emotivo, scolastico e sociale, venendo meno la possibilità di fare progressi nel campo dell’apprendimento attraverso le terapie. In vista dell’inizio di un nuovo anno scolastico, la pronuncia del Tribunale di Campobasso, che ha condannato l’Inps a corrispondere l’indennità a far data dalla revoca, rappresenta quindi un’importante decisione dal momento che attraverso l’accertamento sanitario viene sostanzialmente riconosciuta la continuità della presenza del disturbo nel bambino, continuità che dunque non ammette revoche della indennità di frequenza se non illegittimamente”.