Natale 1914. La guerra si ferma sul fronte occidentale

E’ il 1914, la vigilia di Natale, il primo Natale della Grande Guerra, quando gli uomini riscoprono la loro vera essenza umana. Siamo a Ypres,in Belgio. L’esercito tedesco e quello composto da Inglesi e francesi si stanno fronteggiando ormai da mesi, nascosti in trincee di fango e gelo, senza arrivare a niente. Sono separati da una terra di nessuno che, in alcuni punti, è di soli pochi metri. Gli uomini sono esausti e questa, la vigilia di Natale, è una notte di pura nostalgia. Ad un tratto, in quel grande e triste silenzio che è seguito alle sparatorie della giornata, gli inglesi sentono i tedeschi intonare un canto dolcissimo: “Stille Nacht, heilige Nacht” ( silent night, holy night ). Non lo conoscono ma lo ascoltano affascinati. Il canto è veramente belle e , quando termina, applaudono. I tedeschi poi ne intonano un altro e poi sono gli inglesi che ne intonano uno  e poi va a finire che cantano insieme le stesse canzoni di Natale che conoscono..

Nel frattempo i tedeschi hanno finito di adornare la sommità delle loro buche con alberelli pieni di tante candeline accese e, quando qualche soldato nemico osa affacciarsi oltre la sua buca, può vedere nel buio, a destra e a sinistra, a perdita d’occhio, le trincee nemiche illuminate da tanti lumicini tremolanti: uno spettacolo che in quel momento arriva dritto al cuore. L’Alto Comando geranico aveva fatto arrivare quelle decorazioni al fronte perché sapeva che il Natale avrebbe influito sull’umore dei soldati. Ormai, però, questi, da una parte all’altra della terra di nessuno hanno iniziato anche a scambiarsi gli auguri. Ad un certo punto, dal fronte tedesco, qualcuno urla: “Inglesi uscite! Voi non spara, noi non spara, you not shoot, we not shoot” “Venite fuori!” urlano di rimando gli inglesi. Ed ecco che un soldato tedesco effettivamente sbuca fuori e si avvia verso la trincea nemica.  Gli inglesi, in un primo momento non sanno cosa pensare, tengono i fucili spianati, pronti a sparare, ma la notte è talmente carica di spiritualità che nessuno ha voglia di premere il grilletto. Gli stessi ufficiali ordinano di non sparare.

Quel soldato nemico, però, si sta avvicinando sempre di più ed allora è un inglese che esce fuori e gli va incontro. Nella trincea gli inglesi sono sempre sui fucili anche perché quei due ora sono vicinissimi ma, inaspettatamente, si stringono la mano e si abbracciano ed è come se avessero dato il segnale di via libera perché ora anche altri, sia tedeschi che inglesi e francesi vengono fuori dalle loro buche e quella terra di nessuno improvvisamente si anima.

Gli uomini si incontrano, si stringono le mani e finalmente si conoscono e scoprono di non essere poi molto diversi gli uni dagli altri. I tedeschi hanno mogli, figli e genitori così come gli inglesi ed i francesi . Si  tirano fuori foto dei propri cari e si fanno vedere ai nemici. Parlano lingue diverse eppure si capiscono. Hanno divise dal colore diverso eppure si capiscono. Si scambiano doni: una mostrina della divisa, sigarette, del tè, del caffè ed altre piccole cose. Alcuni si scambiano addirittura gli indirizzi di casa per incontrarsi dopo, quando la guerra sarà finita. Dei falò vengono accesi e, non appena si fa giorno, si celebra una messa a cui partecipano tutti e si seppelliscono i morti. Poi qualcuno tira fuori un pallone e si gioca una partita di calcio: La più bella partita di calcio della storia! La guerra si è letteralmente fermata!

Nei giorni successivi la tregua si estende per chilometri e chilometri lungo tutta la terra di nessuno sul fronte occidentale e, se in alcuni punti è durata solo un giorno, in altri invece è durata fino a gennaio ed oltre.

Gli Alti Comandi dei due eserciti cominciano a tremare perché si rischia veramente di andare verso la pace. Infatti, faticheranno non poco per fare continuare la guerra su quel fronte. Ricorreranno a minacce, punizioni, condanne anche a morte e, per la vigilia di Natale dell’anno dopo si prepareranno in anticipo organizzando pesanti bombardamenti di artiglieria proprio per quel giorno.

Nonostante ciò, l’anno dopo i soldati ci riprovano e ci sono effettivamente delle piccole tregue qua e là, con incontri e scambi di doni, ma gli ufficiali sono stati avvisati: soffocare sul nascere ogni tentativo o dure punizioni. 

Nel 1916 purtroppo i comandanti dei vari eserciti hanno successo e queste tregue non si sono mai più verificate, i momenti difficili per loro sono finiti e la voglia di pace è stata soffocata duramente. Non tutti gli uomini vogliono la guerra, non tutti gli uomini vogliono il male dei loro consimili. Solo una piccola minoranza la vuole e fa e farà di tutto perché gli uomini si scannino tra di loro.

Il modo più facile è inondarci di dati falsi su cosa effettivamente siamo e istigarci così gli uni contro gli altri.

Scrive il filosofo ed umanitario L. Ron Hubbard: “Dati falsi possono provenire da molte fonti: la scuola, la società, la professione. Molti vogliono farti credere delle cose solo perché questo serve ai loro fini. Ciò che è vero è ciò che è vero per te. Nessuno ha il diritto di costringerti ad accettare dei dati o di ordinarti di credere ad una cosa per forza.”

Scrive un soldato inglese alla sorella raccontando di quella notte: ” Questi non sono i barbari selvaggi  di cui abbiamo tanto letto. Sono uomini con case e famiglie, paure e speranze e, sì, amor di patria. Insomma sono uomini come noi.  Come hanno potuto indurci a credere altrimenti?”

Un altro, invece, scrive: “Non c’era più smania di uccidere, ma solo il desiderio di un pugno di semplici soldati (e nessuno è tanto semplice quanto un soldato) che nel giorno di Natale, a ogni costo, si arrivasse a un cessate il fuoco. Ci siamo passati sigarette e scambiati una quantità di piccoli oggetti. Abbiamo scritto i nostri nomi e indirizzi sulle cartoline di servizio, per poi scambiarle con quelle dei tedeschi. Abbiamo strappato i bottoni delle nostre giubbe e avuto in cambio quelli dell’armata imperiale tedesca. Ma il regalo più bello è stato il pudding di Natale. Al sol vederlo gli occhi dei tedeschi si sono spalancati in bramosa meraviglia, e dopo il primo morso erano nostri amici per la vita. Se avessimo avuto abbastanza pudding di Natale, ogni tedesco nelle trincee di fonte a noi si sarebbe arreso.”

Queste sono lettere tratte dal libro : La tregua di Natale. Lettere dal fronte, che raccoglie le lettere che i soldati inglesi hanno inviato alle loro famiglie per raccontare  di quell’eccezionale avvenimento. E’ commovente leggerle perché sono scritte dai protagonisti di quella vigilia  e sono una testimonianza diretta di come l’amore  e la fratellanza abbiano avuto la meglio sugli orrori della guerra e sull’odio inculcato con i dati falsi.

Tra i soldati tedeschi ce n’è uno, però,  che assolutamente non è d’accordo con tutto quel fraternizzare. E’ un caporale austriaco ed ha pure scritto sul suo dissenso. Si chiamava Adolf Hitler.

Maria Luisa Dezi