Musica e legge: oltre il silenzio, oltre la violenza

“Alesia e i suoi compagni di viaggio” ospitano, nella consueta rubrica domenicale, lo speciale contributo di Anna Corallo, che di cuore ringraziano

“La cultura è organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità e conquista di una coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri ” (Antonio Gramsci)

Le parole di Antonio Gramsci costituiscono uno splendido punto di partenza per alcune considerazioni afferenti l’importanza della Cultura, per contrastare il degrado; pertanto atto di rivoluzione gentile, di ribellione alla deriva sociale ed umana.  È così, in particolare, è a dirsi che la musica, espressione artistica e creativa, con il suo linguaggio universale può farsi veicolo efficace della cultura della legalità; toccando tematiche anche complesse e dolorose.  Potendo raggiungere una moltitudine di persone, alle quali sussurrare messaggi pur forti; ma resi più fluidi dalla fascinazione delle note, che si susseguono in una danza inarrestabile. Per i Giovani poi, latori di Futuro, la Musica può diventare una possibilità di investimento emotivo, di sensibilizzazione alle tematiche sociali e culturali.  Intercettando le inquietudini, le aspirazioni, l’espressione di un mondo interiore pulsante e magmatico.  Mosso da correnti impetuose, come il mare battuto dal vento sulle scogliere.  E così pizzicare le Corde dell’Anima per dire l’Amore alla Vita.  In tal guisa la Musica può porsi come valido supporto nella prevenzione del disagio.  Ma anche essere strumento di educazione sentimentale e di empatia.  La Parola della Musica che si mette al servizio della Parola della Legge:strumenti possibili di alfabetizzazione emotiva e sociale per Tutte/i.  E di affermazione e valorizzazione delle Ragioni della Vita, della Pace, dell’Uguaglianza, del Rispetto tra le Persone, della stigmatizzazione della Violenza nelle relazioni umane Tutte.  E la Parola della Legge viene simboleggiata e sublimata nelle note cantate.  Pensiamo ad esempio al “Pescatore” di Fabrizio De André, il quale senza remore dona il suo pane ed il suo vino ad un “assassino”, in fuga dalla sete e dalla fame; oltre che dai barbagli di un passato di bambino con mille speranze ed aneliti nel cuore, il futuro dai caleidoscopici colori negli occhi, frantumato su uno scoglio radente.  Ma l’assassino è una nicchia di dolore ed oscurità scavata nella corteccia dell’albero Uomo, che la contiene.  E l’uomo ha sete e fame ed il cibo è un Appannaggio di Nascita, è un diritto per l’Uomo.  E l’Uomo è anche Altro ed Oltre il suo gesto efferato e deprecabile.  Ed in quanto tale può avere Spazio di Emenda, come la Costituzione Italiana prevede nel suo articolo 27, crocevia di istanze di Umanità e di Altissima Civiltà. E poi John Lennon con “Imagine” disegna un mondo senza guerra, di fratellanza.  Da lucido sognatore, auspicando di incontrare altri sognatori.  Richiamando alla nostra mente i principi costituzionali di libertà individuale, di espressione e realizzazione personale di ognuno, nei contesti individuali e relazionali.  E Ivano Fossati in “Mio fratello che guardi il mondo”, indossa gli occhi di Questi, per vedere che il mondo non gli assomiglia.  E guarda il cielo che non lo rispecchia, non lo guarda.  Essendo però certo che in ogni cuore trova traccia una via di amore e di accoglienza.  Ed echeggia cosi i principi di uguaglianza e solidarietà, consacrati nei testi di legge e nelle Convenzioni.  E voce di note cantate ha assunto nel tempo il tema doloroso della violenza di genere.  Mentre la parola della Legge sempre più è stata chiamata a pronunciarsi per sbarrare la strada ad una terrificante recrudescenza delle aggressioni, spesso mortali, rivolte alle Donne. E declinate in modalità sempre più efferate.  Già Mia Martini cantava le “Donne”, piccole come stelle, piccole e violentate, vessate, umiliate.  E che “Gli uomini non cambiano”, essendo irridenti, cinici, violenti, figli delle Donne, “ma non sono come noi”. Le faceva eco Luca Barbarossa con  “l’Amore rubato”, storia di una ragazza vittima di violenza, i sogni di “una musica dolce e labbra morbide da accarezzare”, infranti.  E la violenza sappiamo che può annichilire, lasciare ferite profonde, consegnare al silenzio pensieri di colpa e di vergogna. Le istanze di tutela e di in/formazione, nonché di crescita culturale rispetto al fenomeno della violenza, sono state invero accolte dal Legislatore.  E sempre più possiamo sperare in un affinamento  della  sensibilità tra le nuove generazioni soprattutto.  Anche nei confronti di ogni altro tipo di violenza e prevaricazione, nella scuola, in famiglia, nei luoghi di lavoro, nelle relazioni umane tutte. A ragion veduta possiamo allora affermare che occorre educare le nuove generazioni ai sentimenti, alle emozioni, oltre che alla legalità ed al rispetto.  E creare moduli di in/formazione continua, per lo studio, la prevenzione e la risoluzione di Tematiche così emergenti.  Il Tutto corredato dalla Bellezza, con la sua generosa offerta e la sua vocazione salvifica.  Auspicando che le parole della canzone di Fiorella Mannoia “mi sembrava di restare ferma al punto di partenza di non essere capace di bastare mai a me stessa, di non avere una certezza di non essere all’altezza”, rimangano un ricordo lontano, per le Donne e per Ogni Essere Umano.

Anna Corallo

ANNA CORALLO, avvocato di professione, del Foro di Firenze, coltiva ormai da molti anni la sua passione per il canto. Si è formata con Rosa Rodriguez, maestra di canto di origine argentina, pur partecipando nel tempo a laboratori di canto di altra ispirazione. E tenendo concerti in contesti privati e pubblici; in particolare in Toscana dove risiede ed in Molise, sua terra di origine. Cofondatrice della Sezione Territoriale di Firenze dell’Osservatorio Nazionale sul diritto di famiglia, socia fondatrice e Presidente dell’Associazione “Alesia 2007” onlus.

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