“Morto in un ospedale che non poteva aiutarlo. Presidente Draghi faccia qualcosa” (LA LETTERA)

La lettera è indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, che da pochi giorni ha preso la guida del Paese. La speranza è racchiusa tutta nelle ultime righe di una lettera toccante che nasce con l’obiettivo di smuovere le coscienze di chi può a fare qualcosa. Nelle righe che Fabio De Risio, candidato sindaco all’ultima tornata elettorale a Montenero di Bisaccia, paese che poi ha decretato la vittoria dell’attuale primo cittadino Simona Contucci, è riportata la storia del 38enne che ha perso la vita in Basso Molise mentre aspettava un posto letto in Terapia intensiva che non ha mai avuto. Marco, nome di fantasia scelto da De Risio per tutelare la privacy della famiglia coinvolta in un lutto che ha scosso il Basso Molise, ha lasciato tre bambine e una moglie, vittima di un virus, quello del Covid, che non risparmia nessuno. Neanche i giovani. E che nella zona costiera del Molise inizia a fare male davvero. Ad un anno dal primo caso di Codogno il Molise si scopre fragile. Forse impreparato a gestire la nuova emergenza, quella di un virus che è mutato. Di una variante che contagia di più e con sintomi che sono più gravi di quelli a cui tutti si erano abituati. “Il virus porta patologie più importanti”, come ha ricordato il sindaco di Termoli Francesco Roberti nel video messaggio pubblicato oggi, 21 febbraio, con il quale dispone la chiusura delle chiese, vieta l’asporto, e fa di fatto piombare Termoli in un nuovo lockdown. Anche se nessuno in Basso Molise ha intenzione di pronunciare una parola che riporta alla mente il periodo più difficile che la storia contemporanea ricordi. Adesso questa lettera, che pubblichiamo integralmente, indirizzata a Draghi nella speranza che si possa fare qualcosa. E lo si possa fare in tempi brevi. Affinché non solo il Basso Molise ma tutta l’Italia non debba piangere più nessun Marco. 

“LETTERA AL PRESIDENTE DRAGHI 

Illustrissimo Presidente Draghi, le scrivo dal Molise quella regione che molti pensano confini con la Basilicata. 

Oggi le scrivo per conto di tre bambine Francesca, Ludovica  e Benedetta.

Cinque giorni fa il loro papà prima di salire sull’ambulanza li ha salutati dicendo loro  “torno presto non fate arrabbiare la mamma”.Papà Marco  ha la febbre, non sta bene, positivo al covid. 

Saluta le sue bambine, non può accarezzarle, le rincuora,  papà è forte.  

In ambulanza viene portato all’Ospedale di Termoli, quello Covid di Campobasso non ha più posti. Marco è giovane ce la farà. 

Il ragazzo viene ricoverato, non fa altro che chiedere delle bambine , le chiama, “non potete venire a trovare papà, sto bene torno presto”. 

La febbre è alta, Marco continua a peggiorare, i polmoni vanno in sofferenza. I medici si preoccupano, si cerca una soluzione , ha bisogno di essere aiutato a respirare. 

Un ultimo messaggio alla moglie “ti amo, un bacio alle bambine non sto bene, mi manca l’aria”. 

I medici capiscono che c’è bisogno di un supporto di terapia intensiva, predispongono il trasferimento, non ci sono posti vicini, la situazione precipita, Marco non ce la fa, muore a 38 anni in un ospedale che non poteva aiutarlo e riportarlo dalle sue bambine.

Francesca, Ludovica e Benedetta  non lo sanno ancora, papà non tornerà più. 

Egregio Presidente questo è il Molise. Terra senza lavoro, con una sanità indicibile e da oggi senza speranza. 

In Molise quando ci sono le elezioni si esercita quel vile scambio di interessi. La politica penetra associazioni e  comunità e  nomina dirigenti imponendo la sua legge.  E’ così ed è sempre stato così.  

Qui tutto ha un prezzo, tutto si scambia. Chi vive nelle maglie della piovra rimane, gli altri fanno le valige  e non tornano più. 

I nostri genitori hanno lavorato nelle miniere, in Germania, in Svizzera, ma per amore della loro terra sono tornati. 

Oggi noi molisani siamo stanchi, in tanti ci abbiamo provato invano. I bisogni creano necessità, il potere fa il resto. 

Da soli non ce la facciamo abbiamo bisogno di aiuto. 

Per noi oggi è il giorno della sconfitta, abbiamo perso tutti. 

Per un pò non avremo  il coraggio di guardare negli occhi Francesca, Ludovica e Benedetta perché a loro abbiamo tolto la speranza in  un futuro migliore.

Presidente lei ha detto che combatterà mafie e corruzione, lo faccia, è l’unica nostra speranza. 

Con stima dal Molise, Fabio De Risio. 

(Nel rispetto della privacy delle persone coinvolte nel racconto sono stati usati nomi di circostanza)”.