«Molise Pride svolta storica della nostra regione: è tempo di cambiare»

Così un attivista dell'associazione molisana in difesa dei diritti delle persone LGBT a distanza dalla manifestazione tenutasi nel capoluogo il 27 luglio scorso

«Sono passati solo sette giorni dalla seconda edizione del Molise Pride. Un risultato straordinario che per la seconda volta consecutiva, dopo la storica edizione del 2018, ha portato qualche migliaio di persone in piazza a Campobasso per difendere i diritti delle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisex e Trans) e dare un forte segnale contro l’omofobia e la transfobia». Così in una nota un attivista dell’Arcigay Molise Francesco Angeli con riferimento alla seconda edizione della manifestazione tenutasi nel capoluogo il 27 luglio scorso.
«Se tornassimo a qualche anno fa nessuno avrebbe scommesso sulla possibilità di fare un Pride in Molise. In quella regione dimenticata da tutti, a metà tra l’Abruzzo e la Puglia, e che velocemente si oltrepassa in autostrada sul tratto adriatico. Eppure è proprio da questa Regione che si possono raggiungere facilmente le Isole Tremiti. Un patrimonio naturalistico, che seppur appartenenti alla Puglia, i molisani sentono proprio, osservandole dalla costa. Isole che però, in altri tempi, furono il luogo dell’isolamento storico degli omosessuali. In queste piccole isole venivano infatti “confinati” durante il fascismo gli omosessuali segnalati ai gerarchi fascisti. Il luogo della memoria gay italiana parte proprio dal li. Da uno dei luoghi dove dobbiamo imparare a “non dimenticare” perché, se i social oggi hanno riaperto ferite esplicite e si è tornati a parlare di “campi di concentramento” in alcuni commenti alla manifestazione, Molise Pride ha fatto proprio questo. Ha tracciato una linea diretta dalle Tremiti a Campobasso, d’esempio per tutto il Molise, per “non dimenticare”. E proprio ai “confinati” delle Tremiti è stato dedicato questo Molise Pride, a cui segue la richiesta seria e concreta di una legge contro l’omotransfobia. Perché augurare la morte o i campi di concentramento ad omosessuali e transessuali non può essere una mera questione da risolvere con dei “ban” sui social. Questo deve essere un reato a tutti gli effetti.
La regione dimenticata,- si legge ancora nella nota – con le ultime due edizioni del Molise Pride, ha dato il segnale di essersi risvegliata. Di poter cambiare e di poter essere d’avanguardia. Molise Pride è un forte segnale di voglia di restare in Molise e essere dalla parte dei più deboli, senza dover vivere il fenomeno dell’abbandono della Regione, come da decenni fanno tanti giovani LGBT in cerca di città più aperte. Ora però Stonewall è giunta in Molise e il muro del pregiudizio è stato intaccato. Adesso servirà un impegno effettivo non solo delle associazioni tutte, ma anche da parte delle Istituzioni. Il Pride non si ferma ad una singola giornata, ma il Pride è un vero Pride se riesce a scardinare il pregiudizio delle persone. E così servirà un impegno concreto nel contrasto al preoccupante bullismo scolastico per omotransfobia, cercando di non lasciare soli giovani e giovanissimi. Perché se al Molise Pride il corteo era in larga parte costituito da giovani adolescenti che per un giorno si sono sentiti liberi, questi saranno sempre solo una piccola parte di chi ogni giorno nelle scuole si sente solo e per cui è necessario intraprendere un percorso serio di formazione e informazione, fatto di punti di riferimento fuori e dentro dal contesto scolastico.
Il Molise Pride e la bandiera rainbow sul Comune di Campobasso sono stati una svolta storica della nostra regione, – conclude l’attivista – ma non devono rimanere un simbolo. E’ arrivato il tempo del cambiamento quotidiano. La lotta all’omotransfobia deve essere la nostra priorità e così renderemo ancora più accogliente la nostra Regione».

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