Moda: tra inquinamento e sostenibilità

La produzione tessile e i mezzi adoperati per le spedizioni rappresentano una minaccia ambientale

di Claudia Totaro

La sovrapproduzione limita il riciclo

Nella nostra epoca vengono prodotti più vestiti che mai, questo perché, con il supporto delle nuove tecnologie e con l’accesso praticamente illimitato alle risorse, è diventato più facile produrre nuovi vestiti piuttosto che riparare o riutilizzare quelli già esistenti.

Qualche numero per rendercene conto:

dal 2000 al 2014 la produzione di abbigliamento è raddoppiata;

vengono prodotti annualmente 150 miliardi di capi di vestiario;

solo in Europa vengono buttati 2 milioni di tonnellate di tessuti ogni anno.

I rifiuti tessili non smaltiti hanno una grande impronta ecologica

Cosa succede ai vestiti che non indossiamo più?

Quando abbiamo il buon senso di riciclarli nel modo corretto (solo il 30% degli abiti viene riciclato) essi vengono spediti oltreoceano nell’Africa subsahariana per poi essere venduti in paesi come il Kenya, il Ghana e il Senegal; questo fa sì che in questi paesi non si sviluppi un’autonomia per il settore tessile. Dopo essere stati utilizzati, purtroppo, i vestiti non vengono smaltiti (spesso questi paesi non hanno le infrastrutture necessarie per la gestione dei rifiuti tessili), quindi restano a marcire in discariche o in corsi d’acqua bloccati.
Alla questione dei rifiuti tessili sono legate dunque varie problematiche: sociali, economiche ed ecologiche. Si consideri ad esempio l’impronta di carbonio legata alle spedizioni dei capi d’abbigliamento in tutto il mondo; oppure il dato dell’AEA secondo il quale la produzione tessile è responsabile di circa il 20% dell’inquinamento globale di acqua potabile. Evidentemente in queste circostanze il tema del recupero dei rifiuti tessili diventa di assoluta importanza.

La moda circolare e sostenibile: soluzioni a lungo termine

Essendo quello della produzione tessile un campo estremamente vasto e vario, sono possibili svariate soluzioni; in questo articolo se ne analizzeranno due. La prima è quella della moda circolare, essa si basa su un modello di produzione e consumo sostenibili, nel quale i materiali vengono recuperati, riciclati e riutilizzati, riducendo sprechi ed emissioni. Il suo scopo è quello di ridurre la dipendenza dai mercati esteri per lo smaltimento dei rifiuti (per abbattere l’inquinamento dovuto al trasporto). Per fare ciò è necessario potenziare impianti di raccolta, smistamento e riciclaggio. Nella moda circolare i vestiti gettati non servono solo a produrre altri vestiti, ma a creare scarpe, imbottiture, materiale fonoassorbenti e strofinacci per uso industriale.

Un’altra possibile soluzione è quella della moda sostenibile, essa rispetta l’ambiente e la società adoperando materie prime meno inquinanti, stimolando il consumo consapevole. Si tratta di un nuovo modo di intendere l’industria in modo etico, che tenda ad annullare, o comunque a ridurre notevolmente, l’impatto ambientale.

Queste sono solamente due delle innumerevoli soluzioni che si possono implementare, bisogna prendere coscienza di questo problema, che purtroppo non è molto affrontato e cercare di fare la propria parte per risolvere questa situazione .