Mindfulness, la meditazione antagonista del dolore

di Luigi Castellitto

Molto diffusa anche da noi negli ultimi tempi, la mindfulness – cioè un tipo di meditazione in piena coscienza, basata sull’esperienza del momento, del “qui e ora” – non smette di stupire per numero di effetti benefici: può anche rivelarsi una strategia efficace per alleviare il dolore cronico.
Sono diverse le conferme, in passato la questione dell’effetto sui dolori era già venuta fuori, poi si è scoperta una particolare efficacia contro quello lombare, in maniera idonea anche rispetto alle terapie ordinarie, in seguito si è compreso che può essere d’aiuto anche agli atleti infortunati a tollerare meglio il dolore e ad aumentare la loro consapevolezza.
Da ulteriori prove è emerso che possono trarre beneficio dalle tecniche di mindfulness anche gli individui affetti da patologie infiammatorie croniche, come l’artrite reumatoide o la malattia infiammatoria intestinale, nelle quali lo stress psicologico ha un ruolo importante.
Tuttavia, viene spontaneo chiedersi quali possano essere i meccanismi cerebrali responsabili di questo effetto analgesico.
Per trovare una risposta si sono resi necessari i soliti studi su campione, dove sono stati sottoposti i partecipanti a una stimolazione da calore dolorosa e a una non dolorosa, durante la quale si è studiata l’attività cerebrale tramite risonanza magnetica funzionale. L’ipotesi realista è che la mindfulness sarebbe legata a una minore attivazione di un circuito cerebrale chiamato Default Mode Network (DMN), che comprende varie aree del cervello interconnesse tra loro che si attivano durante il riposo. È risaputo che la meditazione richiede un esercizio di attenzione all’esperienza immediata e l’allontanamento dalle distrazioni, come il pensiero autoreferenziale, quindi un’attività minore proprio del DMN. Al contrario, le persone che hanno riferito di aver provato più dolore, presenterebbero un maggiore livello di attività in quest’area cerebrale.
Interessante sapere che il DMN si disattiva quando si svolge anche una qualsiasi occupazione come leggere o scrivere, mentre, come detto, si riattiva ogni volta che l’individuo smette di svolgere un’attività e si dedica nuovamente ai suoi pensieri, sentimenti ed emozioni, legati alla propria interiorità.
Si spera, pertanto, che queste conferme e scoperte, sia relative alla mindfulness che non, contribuiscano a donare sollievo alle persone che patiscono dolori cronici.

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