Mille di questi Crepet

di Sergio Genovese

Di Paolo Crepet avevo già scritto quando diversi anni fa aveva incontrato la gente di Campobasso. Mi è sempre piaciuto il riverbero che emanava mostrando senza incertezze di conoscere sul serio la trincea delle dinamiche educative dei giovani oltre il disagio trattato dalla sua competenza di psichiatra. L’affermazione non venga sottovalutata poiché spesso di giovani parlano falsi esperti diventati tali con la lettura di qualche libro senza aver mai respirato con il respiro dei ragazzi. Il rigurgito su Crepet mi è ritornato seguendo una intervista che ha rilasciato domenica 6 novembre su  Rai 3. Si è tornato a parlare del rave party di Modena sul quale il dottore è stato esplicito senza pensare alle  conseguenze di qualche affermazione che poteva turbare i “fighetti” della radical chic  che nei giorni dell’adunata non autorizzata, si sono sentiti in dovere di descrivere l’evento come un bisogno naturale dei giovani che si aggregavano. Crepet, senza deroghe da para…, ha sostenuto che tutti quei ragazzi riuniti dalla musica tecno, dal crack  e dall’alcol, purtroppo non saranno più l’energia pulsante che ogni giovane dovrebbe assicurare al futuro. I rave servono per anestetizzare  i giovani con il cervello ormai alterato. Ha raccontato una verità che alcuni intellettuali non vogliono vedere, anzi è questa  posizione di sciatto anacronismo che  non ha salvato quei giovani che potevano farcela se non avessero trovato menti così alternative e tolleranti che ci hanno portato al disastro di oggi. Successivamente all’intervista, parlandone con un amico, ho saputo che in rete ci sono molti resoconti di incontri che Crepet realizza su tutto il territorio nazionale. Tutte le sue teorie, collimano come se fossero state preventivamente condivise con chi scrive. E’ stata una sorpresa piacevole ascoltare che la Scuola non fa la sua parte essendo diventata un diplomificio che, aggiungo io, omologa tutti senza fare distinzioni di merito. Il lancio nel vuoto di puledri e somari è sempre la conseguenza di quella radical chic che ha  utilizzato  il verbo includere senza rendersi conto che non c’entra niente. Inclusione significa non fare differenze di qualsiasi tipo morale e sociale ma questo che cosa c’entra con la valutazione di merito? Se studi o ti impegni sei promosso se non lo fai, sei bocciato. Se ti boccio non significa che non ti ho incluso . Significa invece che l’insuccesso afferisce  solo ed esclusivamente alla responsabilità personale se la scuola ha espedito tutti i tentativi di salvataggio. E’ un valore di vita che tutela chi la sua esistenza la vuole affastellare con profitto sentendosi valorizzato per l’impegno profuso. Suggerirei ai genitori di recuperare i video di Crepet, di ascoltarli e di valutarne i consigli portati da chi ogni giorno scopre le conseguenze di un mondo azzerato nei suoi valori di comunità solidale ma centrifugato da egoismi, dipendenze, presunzione e voglia di decrepito protagonismo. Per tornare alla Scuola, cosa pensare di quei genitori che difronte alla insufficienza riportata dal proprio figlio reagiscono sempre additando alla responsabilità dell’insegnante e non alle  lacune del proprio pargolo? Io penso che la Scuola per recuperare la sua dignità abbia bisogno di essere guidata da educatori e non da presunti manager che si arrampicano, spesso scivolando, nella burocrazia che qualcuno ha voluto inserire nei banchi al posto del desiderio di formare giovani capaci di trarre dalle sconfitte le credenziali per le vittorie.