Mi tengo stretto il mio SuperMario

GENNARO VENTRESCA
Brutti giorni hanno determinato il rinvio della gara casalinga dei Lupi. Brutti giorni di gelo e di malinconia. Chiusi in casa, mentre la neve, dispettosa, scendeva giù. Spero in meglio per domani, a Tolentino, nel recupero. Le soste per chi viaggia in top class sono sempre sgradite, ma vanno accettate. Pensare di pulire il terreno da gioco e offrire ai protagonisti un manto ghiacciato sarebbe stato peggio. Certi sacrifici sono fuori luogo in D, un lusso che i Dilettanti non possono permettersi.

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Tutti pazzi per Campobasso-Juventus. Nel giorno del trentaseiesimo anniversario sono spuntati sui social tanti giovani pieni di immotivata malinconia. La maggior parte, quel giorno non era ancora nata. Fa lo stesso, sono certo che avrebbe volentieri voluto essere grande per poter dire ai posteri “c’ero anch’io”. Sugli smartphone sono apparse foto e filmati, facce da stadio e di tifosi di circostanza. In pochi, però, si sono ricordati di mandare un saluto a Tonino Molinari che fu l’artefice della parentesi più luminosa del nostro club. Glielo mando io un saluto e un abbraccio, da questa  rubrica che ha letto per lunghi anni.

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Si prova un po’ di imbarazzo a passare dalla Juve al Pineto e al Tolentino. Per carità, niente da dire sulle due formazioni che ho appena citato. E che fanno parte del lotto delle 18 del nostro girone. Quando si guarda indietro, per fortuna, si è portati a ricordare i momenti felici. Meglio così. In modo da insabbiare le sfide con Ripalimosani e Oratino. Da cui dovemmo ripartire dopo lo schianto di Catanzaro, nello spareggio perduto col Monopoli e il mortificante ultimo posto dell’anno dopo con cinque allenatori e oltre quaranta giocatori che fecero a gara per farci arrossire.

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Mi fa immenso piacere che il mezzo molisano Alessandro Di Pardo, figlio dell’amico Enzo  e nipote del collega Nicola, continui a far parte, a pieno titolo, dei panchinari di Pirlo. Anche col Napoli, nella sfortunata gara del Maradona, il “nostro” era nel gruppo bianconero che si è dovuto arrendere al gol di Insigne, e alla vittoria degli azzurri di Gattuso. Spero che presto il ragazzo che predilige il ruolo di difensore fluidificante trovi modo di debuttare in prima squadra. Come ha fatto in coppitalia.

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Sono sicuramente pericolose le continue interruzioni del campionato. Chi è in fuga ha tutto da perdere. Risultano, invece, avvantaggiati gli inseguitori. Forse per questo sui social poco se ne parla. E ognuno si attarda a rispolverare gli anni vissuti in modo migliore. Un amico, nostalgico come pochi, ha scoperto Google dove ha trovato preziosi filmati di Campobasso-Taranto. E non fa che guardarli e riguardarli mentre mi telefona, senza vergogna si emoziona per la esagerata presenza di pubblico, buona parte arrivato dalla Puglia. E continua a esultare per il gol di Corona che fece impazzire il popolo rossoblù.

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Mi auguro che troveranno analogo o addirittura migliore destino gli anni di SuperMario nostro. Dico Mario Gesuè che ho definito tale, prima che entrasse in scena Mario Draghi a cui è stato dato (a ragione) lo stesso appellativo. In attesa che il neo presidente del Consiglio ci tiri fuori dal guado  mi tengo stretto il mio SuperMario Gesuè, a cui chiedo di proseguire per la strada maestra, per portarci un po’ più su, almeno coi calci d’angolo.