“Mi si nega di poter essere padre”, la storia di Romolo e la battaglia per sua figlia

Da mesi gli viene negata la possibilità di essere padre e di vivere assieme ai suoi figli. E’ una storia toccante quella di Romolo (nome di fantasia per tutelarne l’identità), poco più di 50 anni, e un percorso legale che ha iniziato assieme alla Casa dei Diritti per “consentirmi di rivendicare, a tutti gli effetti, il ruolo di padre che con il cuore sono da sempre”. La storia di Romolo potrebbe essere quella di un qualsiasi genitore con alle spalle una relazione d’amore finita male. “Dopo aver avuto un figlio dalla mia prima moglie – racconta – sono rimasto vedono in giovane età e ho iniziato una relazione, poi sfociata in matrimonio, con una giovane donna, dalla quale ho avuto una figlia. Non serve spiegare le ragioni per cui la nostra unione non è proseguita, perché gli amori finiscono per ragioni diversissime, ma ciò non cambia l’essere genitori, condizione privilegiata che accompagna sempre chi, come me, ne avverte il dolce peso, la responsabilità e la stupefacente meraviglia. Perché è di questo che si parla, dell’essere genitori”. Romolo ha atteso qualche giorno per ‘metabolizzare’ una Festa del Papà, l’ennesima, che non ha potuto vivere accanto ai suoi figli. “La mia è una paternità negata, impedita dalla madre di mia figlia, che, senza nessun motivo, ostacola in ogni modo possibile il diritto alla bigenitorialità, che è un mio diritto, ma lo è soprattutto di mia figlia minore. Non posso trascorrere del tempo con lei, se non quando la madre, me lo “concede” come se fosse un regalo, né può farlo il fratello maggiore che, continuamente, mi domanda perché la sorellina non possa stare più tempo con noi, interrogandosi, addirittura, se lui abbia fatto qualcosa di male. La madre della piccola, anche quando lavora, preferisce che ad occuparsi della bambina siano altri e non io, come a dire “tutti, basta che non sia tu”. Non mi è consentito tenere con me mia figlia, farla dormire in quella che è la sua casa, in cui ci sono le sue cose, i suoi giochi, i suoi spazi, insomma quello che viene definito il suo habitat. Quelle poche, pochissime volte in cui mia figlia sta con me, al momento di tornare a casa, la piccola cerca ogni scusa possibile per ritardare il momento del distacco, chiedendomi di restare con me e con il fratello, perché “se vado via chissà quando posso tornare”. Da quell’ambiente che era suo, sin dal momento della sua nascita, da quella casa in cui è sempre cresciuta, è stata strappata senza che io potessi fare nulla, impegnato come ero a cercare, nei momenti più difficili seguiti al crollo della unione matrimoniale, di preservare l’equilibrio di mia figlia dai comportamenti della madre, a farmi scudo rispetto ad una modifica tanto importante e tanto traumatica della sua e della mia vita. Come poterle spiegare che le cose cambiavano, si, ma con un po’ di buon senso, avrebbero potuto essere meno dolorose per tutti? Impossibile per una bambina di nemmeno sei anni percepire certe “sfumature”….difficili anche per un adulto. E allora che festa del papà è quella di un genitore che deve “mendicare” del tempo con la propria figlia? Dove sta il principio della bigenitorialità di cui tanto si sente parlare ovunque, ora, in un momento in cui tanto mi sarebbe necessario? La mia è una esperienza profondamente negativa e da molto tempo vivo il tormento giornaliero di dover combattere per occuparmi di mia figlia. Sento storie in cui madri si lamentano che i padri dei loro figli sono spariti e non si occupano dei bambini da nessun punto di vista. Io, invece, vorrei poter essere costantemente presente nella vita di mia figlia, perché la parola “papà” non fosse priva di significato e tutto ciò non mi è consentito”. Romolo adesso ha iniziato un percorso legale affiancato dal team della Casa dei Diritti. La speranza “è quella di riuscire a rivendicare, tra non molto tempo, a tutti gli effetti il ruolo di padre che con il cuore sono da sempre”.