Mi piace il “panettone” di Cudini coi ragazzi

GENNARO VENTRESCA

La felicità ha una vita breve. Il tempo l’attraversa veloce. Nessuno, in casa del lupo, lo dimentichi. Fa bene l’autostima, ma non vorrei che, al tirar delle somme, i freschi complimenti possano nuocere. A proposito di complimenti, allo stato dell’arte, il più recente gradito porta la firma dell’allenatore della Sangiustese che ha dichiarato “Non sempre incontreremo squadre forti come il Campobasso”.

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Un lettore, Fabio, mi scrive su whathsapp per chiedermi chi avrei voluto essere se non fossi stato quello che sono. Gli rispondo con ironia: Pavarotti. Sono contento di essere me stesso e di ricordare che narrare è faticoso, forse quanto cantare l’opera. Narrare, anche i fatterelli legati ai calci d’angolo, e farlo ogni giorno, posso assicurare che risulta un impegno da non sottovalutare. Specie da quando il nostro club è sprofondato negli abissi e ha perduto gran parte del suo appeal.

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E’ stato definito sui social “L’antipatico”. Dico Mirko Cudini, l’uomo che non ride e si porta dietro una faccia torva, piena di tristezza. Eppure, da quando le cose, in casa rossoblù, stanno andando un po’ meglio leggo giudizi lusinghieri nei suoi confronti. Cudini, un po’ alla volta, conservando sempre la sua aria schiva, pare sciogliersi. Come certificano il suo sbracciarsi in panchina e la partecipazione all’abbraccio finale, nel “panettone” a centrocampo, con i suoi ragazzi.

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Era il 1982. Bearzot prese violente sberle dai critici, specie dal mitico Gianni Brera che dalla sua cattedra lo sbeffeggiò ogni giorno. In Spagna, la sua italietta, dopo una partenza sofferta, si trasformò in squadrone, fece fuori Argentina e Brasile, diede la paga alla Polonia e mandò a bere la birra ai tedeschi, battuti in finale per 3-1. Fu allora che nacque il silenzio stampa. Sul quale gli stessi giornalisti ironizzarono, salvo poi schierarsi con gli azzurri che, a sorpresa, conquistarono il titolo.

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Mario Gesuè non era ancora nato, nel 1982, ma deve aver sicuramente sentito parlare di quel rivoluzionario provvedimento che servì da scudo ai bearzottiani. Così si spiega la decisione di chiudere la bocca ai tesserati, invitandoli a cercare sul campo la scorciatoia per ritrovare la tranquillità. Gli azzurri ripresero i contatti coi giornalisti solo dopo aver alzato nel cielo di Madrid la coppa conquistata al Santiago Bernabèu. Non so quindi se a Selva Piana il patron seguirà le orme della nostra nazionale.

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Mentre si lucidano gli aggettivi per magnificare le imprese dell’Atalanta, pochi ricordano che il suo profeta Gasperini, due anni or sono, fu sul punto di essere esonerato. I nerazzurri iniziarono una stagione tormentata e Percassi concesse un’ultima occasione al suo mister. Che, dopo alcune notti insonni, rivoluzionò la formazione, imbottendola di giovani.

Anche Cudini, a suo modo, ha cambiato le carte, inventandosi, dopo il pirotecnico pareggio col Fiuggi, un Campobasso più plausibile. Che ha premiato il coraggio e la coerenza di Giosuè che ha sempre avuto fiducia nel suo allenatore e nei ragazzi.

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