Mafia: lo zampino è ovunque

di Niccolò D’Oro

l termine “Mafia”, comparso nel 1863 in una commedia dialettale, venne inizialmente utilizzato per identificare l’organizzazione criminale a stampo mafioso “Cosa Nostra”. In realtà questo complesso di organizzazioni criminali nasce in Sicilia a partire dai primi decenni dell’Ottocento, favorita dalla povertà che regnava nelle campagne e dalla lontananza delle istituzioni. All’indomani dell’unità d’Italia i grandi proprietari terrieri, nel timore di perdere i terreni, ricorrono all’intermediazione degli amministratori i quali diventano sempre più potenti: impongono ai contadini, sotto minaccia, il pagamento di una “tangente” (pizzo) per scongiurare la distruzione dei raccolti e l’uccisione del bestiame. A metà ‘800, con l’unificazione territoriale dello Stato italiano, il governo italiano si mostra incapace di sottomettere tutti i poteri locali e a fine ‘800 la mafia stringe forti legami col ceto politico e struttura la prassi dello scambio di voti e di favori. Negli anni ’60 del ‘900 la mafia, approfittando del boom economico, passa dalle campagne alla città, ampliando così il suo potere. Il vero salto di qualità avviene, però, col traffico di droga, che procura enormi profitti alle cosche. Per questo motivo spesso la mafia è stata definita uno Stato nello Stato, una piovra tentacolare che è capace di penetrare in qualsiasi attività economica, anche illegale. La mentalità mafiosa, in Italia, è il vero nemico da combattere: è quella che predica la legge dell’omertà al posto della solidarietà, del privilegio al posto dell’uguaglianza, della violenza al posto della pace. In pratica la mafia ha saputo riconvertire i suoi traffici criminosi in nuove attività e in nuovi ambiti d’interesse, mantenendo nei secoli la mentalità del privilegio, della violenza e del ricatto. Gli uomini di mafia hanno avuto sempre una sola legge: quella del più forte e dell’interesse privato che domina su tutto. Ed in questo paradigma che si collocano, proprio a partire dagli anni Settanta, una serie di delitti per contrastare il lavoro delle persone impegnate a smascherarne gli ingranaggi. Molti magistrati verranno uccisi per bloccare le indagini o per punirli di aver firmato ordini di cattura nei confronti di mafiosi. Ma quando si parla di mafia, In Italia sono numerose  le organizzazioni criminali che seguono lo stesso “codice d’onore criminale”*: tra cui le più note sono Cosa Nostra e la Stidda siciliane, la ‘Ndrangheta calabrese, la Sacra Corona Unita pugliese, la Camorra napoletana. Molte sono le associazioni mafiose analoghe, nate e operanti in altri Paesi: Cina (Triadi), Giappone (Yakuza), Russia, Albania, Cecenia, Turchia, Colombia. Esiste un rapporto tra le azioni criminali, le condotte degli appartenenti ad organizzazioni mafiose e il senso dell’onore che questi personaggi hanno e pretendono di ricevere. Tra le numerose strutture criminali appartenenti alla Mafia, quella che ha sviluppato un vero codice d’onore è “cosa nostra”, ma appartiene a tutte le citate organizzazioni la presenza di un codice di comportamento non scritto ma tramandato anche al di fuori dell’ambito familiare. E in generale le organizzazioni di tipo mafioso si caratterizzano per alcuni aspetti comuni come tendere a mescolarsi con la società civile, cercare di esercitare il massimo controllo sul territorio, di svolgere in apparenza attività imprenditoriali legali, conoscere sino in fondo le attività economiche presenti, riconoscere tempestivamente potenziali alleanze, eliminare i nemici.