Ma si può fare qualcosa anche per gli occhi?

“Vediamo molto largamente con la mente e solo parzialmente con gli occhi. I fenomeni della visione dipendono dall’interpretazione mentale dell’impressione sulla retina. Ciò che vediamo non è quell’impressione ma la nostra interpretazione di essa”. (William H. Bates)

Quando cominciai, quasi 30 anni fa, pochi conoscevano il Metodo Bates. E’ aumentato, come tutti sanno, il numero di persone che si avvale della medicina non convenzionale, convinti che la mente influenzi il corpo e viceversa e che, con opportune metodiche, si possa modificare e migliorare i disturbi funzionali del nostro corpo.
Tuttavia quando si tratta degli occhi questo sembra ancora difficile da capire; mi capita che qualcuno mi domandi: “Ma si può fare qualcosa anche per gli occhi?“
Secondo il Dottor William Bates gli occhiali andrebbero completamente tolti perché bloccano i movimenti esterni ed interni degli occhi, creano un ‘immagine virtuale e distorta e danno dipendenza.
Secondo il mio parere, a volte può essere troppo traumatico togliersi del tutto occhiali o lenti a contatto e penso che ora, rispetto ai tempi di Bates, sia molto più difficile per varie ragioni. Preferisco quindi che sia la persona stessa a scegliere quanto riesce, vuole, gli piace, stare “senza nulla” e a diminuire via via sia  l’uso sia la gradazione delle lenti.

Cos’è il Metodo Bates? E’ una cura alternativa agli occhiali?

Il Metodo Bates (dal nome dell’oculista americano che lo ideò nei primi del ‘900) non è una cura ma una “educazione” visiva, si tratta appunto di educare il sistema visivo a funzionare in modo fisiologicamente corretto, togliendo abitudini errate legate allo sforzo (strain).

E’ una ginnastica per gli occhi?

Il termine “ginnastica” non mi piace, rimanda a palestre, tecniche, muscoli potenziati.
Preferisco usare il termine “pratiche” visive. Sono infatti delle pratiche che coinvolgono occhi, corpo, mente e che mi fanno sentire meglio come li sto usando, percependo le tensioni e le abitudini sbagliate; con le stesse pratiche posso imparare a mantenere gli occhi rilassati e attenti anche quando devo guardare in modo dettagliato e prolungato.

Ma perché non dovrei usare gli occhiali se mi fanno vedere così bene?

Gli occhiali sono uno strumento esterno a noi e come tale c’è un costo per l’organismo. Sono certamente utilissimi in certe situazioni, ma ingessano l’occhio, non permettono quella ginnastica naturale che fa l’occhio nudo. Gli occhiali ci fanno vedere cos’è l’oggetto ma non dove è, dando un’immagine virtuale deformata e proiettata ad una distanza diversa da dove è, quindi rendono più difficile l’orientamento nello spazio. Ci fanno vedere sì i famosi 10 decimi ma questo ci serve solo per i dettagli (lettura per lontano e per vicino, films, slides, ecc…). Per muoversi nello spazio gli occhiali sono d’impiccio perché, impedendo uno sguardo ampio e periferico, frenano i movimenti del corpo. Non fanno muovere gli occhi liberamente in quanto lo sguardo deve essere sempre indirizzato verso il centro della lente. Ed essendo i movimenti degli occhi quelli che organizzano il movimento del nostro corpo va da sé che diventiamo nell’insieme più rigidi.

Ma con le lenti a contatto non c’è questo problema…

Sì, è vero, le lenti a contatto permettono di avere un campo periferico naturalmente ampio e gli occhi sono liberi di muoversi in tutte le direzioni. Ma ci sono controindicazioni rispetto agli occhiali: sono un corpo estraneo direttamente sulla cornea e, seppur migliori tecnicamente rispetto ad una volta, alla lunga provocano disturbi (rossori, congiuntiviti) anche a chi le porta senza quasi accorgersene.
E comunque la lente provoca quasi sempre abbastanza tensione agli occhi (e alla mente) e sento spesso dire: “Alla sera non vedo l’ora di togliermele”.

Non fa male non portare gli occhiali? Non si peggiora?

L’occhiale corregge l’immagine, non l’occhio, anzi l’occhio diventa dipendente tant’è che quando li tolgo dopo averli portati per un po’, vedo molto peggio di come vedevo prima di metterli.
E’ vero anche che se sto senza occhiali ma non accetto dentro di me come vedo e mi sforzo per vedere meglio, magari stringendo continuamente le palpebre, creo una tensione che mi può danneggiare. Bisogna imparare a rilassarsi anche con una visione “morbida”, come la definiamo noi educatori visivi, non aver bisogno che tutto sia così definito in modo a volte addirittura tagliente.

Gli occhialini coi buchi, quelli “a mosca”? Fanno bene? Basta portare quelli per migliorare?

Gli occhiali stenopeici servono per togliere la “fissità”, difetto principale di come usiamo i nostri occhi. Per vedere bene quando li indossiamo, siamo costretti a muovere continuamente gli occhi, per centralizzare le immagini via via nei buchini, e questo fa rilassare gli occhi, permettono il battito delle palpebre che ci aiuta a non bloccare il respiro. Inoltre tolgono rigidità anche alla nuca, perché anch’essa accompagna con piccoli movimenti la ricerca della centralizzazione dell’immagine.
In breve, danno un input ai nostri occhi per un loro uso fisiologicamente corretto, che rispetta i tre principi di Bates fondamentali per una visione corretta: movimento, centralizzazione e rilassamento.
Sono un ottimo strumento per fare pratica in un certo modo “passiva”, poiché basta cercare di vedere bene quando li si    porta, ma non sono esaustivi.

E gli interventi chirurgici per la miopia? Tanti sono contenti…

Sì è vero, tanti sono contenti. Da me vengono quelli scontenti e purtroppo dispiaciuti di non poter tornare indietro: disturbi di abbagliamento, strabismo, difficoltà di equilibrio, secchezza, confusione nella lettura, fotofobia, ecc…
Gli interventi sono come estetici: l’occhio rimane miope come lunghezza del globo oculare, la retina rimane debole come quella del miope, il comportamento continua ad avere le caratteristiche del miope. E’ come mettere una lente a contatto permanente.
Non mi dilungo perché l’argomento è vasto (esiste anche un sito www.malavista.it, spesso oscurato), ma voglio dirvi una    curiosità che fa riflettere: i chirurghi che fanno chirurgia refrattiva e che portano gli occhiali, molto difficilmente si fanno operare.

In cosa consistono queste pratiche del Metodo Bates?

Sono esercizi semplici per rilassare gli occhi e la mente. Il più conosciuto è il “palming”, in cui si coprono gli occhi con il palmo delle mani. Permettono di muovere gli occhi in modo fluido sia nei movimenti lenti d’inseguimento, sia in quelli rapidi detti saccadi (es. le “oscillazioni” in cui gli occhi spennellano ciò che gli passa davanti accorgendosi del “movimento apparente”), per centralizzare la visione, ossia imparare ad usare il punto più piccolo possibile della retina in modo da avere la maggior risoluzione possibile dell’immagine (es. i “mi-crocaratteri” in cui s’impara a leggere caratteri piccolissimi aumentando il contrasto nero su bianco).
Il tutto condito con esercizi di visualizzazione e memoria che sono aspetti intrinseci della visione: io non posso vedere bene se non ho memorizzato qualcosa di simile per poter ri-conoscere quello che vedo, e non posso farlo se non riesco a visualizzare nella mia mente quello che vedo.

E i problemi di apprendimento? La visione e l’educazione visiva hanno a che fare con l’apprendimento? Ad esempio i problemi di dislessia?

L’apprendimento a vedere (come l’apprendimento in generale) avviene proprio così: io riesco a “capire”, cioè “mettere a fuoco” confrontando quello che mi arriva da fuori con quello che ho già dentro, lo devo “far mio” insomma, devo sentirmelo dentro, nel mio corpo, così posso farmi un’idea, posso immaginare per creare collegamenti diversi, per ragionare. Ad esempio se devo fare un calcolo a mente devo visualizzare i numeri, se devo trovare una strada mi devo immaginare la mappa della zona.
Non sono competente per quanto riguarda la dislessia, ancora non ho capito bene cosa sia. Certamente nella mia esperienza vedo sempre più bambini che hanno problemi di apprendimento e di attenzione e che hanno un corpo “disabitato”, scoordinati sia nei movimenti in generale sia in quelli degli occhi. Sono bambini che fanno molto fatica a fissare una mira sia ferma sia in movimento, ad avere una buona visione binoculare (per leggere queste prestazioni visive sono fondamentali) e quando leggono tutta l’energia va lì a cercare di tenere gli occhi sul rigo e alla fine non sanno cosa hanno letto. Ci sono bambini, ma anche persone adulte, che vedono le cose muoversi, non hanno fermezza dentro, i loro occhi vibrano guardando una mira, e così l’attenzione è disturbata, il corpo non è radicato, ci possono essere problemi d’equilibrio.
Mi limito a fare solo queste piccole osservazioni, perché l’argomento è molto vasto e ci sono tanti casi diversi l’uno dall’altro. Con l’educazione visiva si possono aiutare questi problemi.
Un’ultima cosa a cui voglio accennare in proposito è l’uso spropositato di giochini virtuali, computer, televisione: è devastante in questo senso.

Se smetto di fare queste pratiche torno indietro perdendo i risultati ottenuti?

Facendo questi esercizi come ginnastica può succedere, come ad esempio nel biofeedback dove si possono ottenere risultati anche rapidi ma poi si regredisce facilmente.
Ma con il Metodo Bates non è solo un cambiamento fisico, ma di abitudini: prendo consapevolezza di come uso i miei occhi (e la mia mente, perché il mio sguardo è anche la mia attenzione) in modo errato, con sforzo, cercando di afferrare l’Immagine senza farla entrare, sforzandomi di “capire” subito senza osservare, fissando il mio sguardo anziché muoverlo continuamente per osservare i dettagli.
Acquisisco così la capacità di usare al meglio il mio sistema visivo e con l’allenamento diventa sempre più automatico mantenere queste buone abitudini. E’ un lavoro di consapevolezza corporea che mi dà cambiamenti nell’atteggiamento con cui mi relaziono con me stesso e il mondo esterno.

E’ solo un miglioramento psicologico? O si vede veramente meglio? Insomma quello che mi manca lo recupero veramente?

Premetto che per me non esiste cambiamento solo fisico o solo psicologico: essi sono strettamente correlati, direi che sono la stessa cosa che si manifesta in forma diversa.
La prima cosa che migliora è la percezione dello spazio, dei colori, del movimento, del mio corpo, della percezione che ho di me; mi sento più radicato, ho più fiducia e più contatto con le cose e le persone e mi muovo meglio nel fare tutto. Posso stare senza occhiali senza sentirmi perso, anche se non vedo così nitidamente i particolari.
Poi migliora anche la percezione dei dettagli, riesco a riconoscere meglio le persone. Spesso ci sono dei “clear flash”, dei momenti in cui vedo nitido, come se la mia vista si aprisse (spesso sono accompagnati da una sensazione di paura), ma poi torna come prima, sono momenti in cui qualcosa dentro ha capito come fare a lasciare andare ma poi ritorna la vecchia abitudine. Questi momenti però in genere diventano più lunghi e frequenti e migliorano anche i decimi, cioè riesco a vedere meglio le righe del tabellone scendendo più in basso dove le lettere sono più piccole.
In parallelo ci sono cambiamenti di umore: mi sento più presente, più calmo, metto “a fuoco” meglio anche le varie situazioni del mio quotidiano, facendo chiarezza anche negli obbiettivi della mia vita.
A questo punto gli occhiali sono sempre meno necessari, addirittura a volte ci si accorge ad un tratto di non averli addosso, di aver dimenticato di metterli. Gli occhiali vecchi non si sopportano più perché diventano troppo forti e si portano occhiali sempre più leggeri e per minor tempo. Alla fine diminuiscono anche le diottrie (la lunghezza dell’occhio che nel miope ad esempio è troppa, diventa minore), ma non sempre, perché è un cambiamento più della struttura che non della funzionalità visiva. Una mia collega che lavora soprattutto con i bambini e con i quali riesce ad avere un ottimo rapporto di collaborazione ha degli incredibili risultati anche con le classiche misurazioni dall’oculista, spesso i genitori si sentono dire: “è tutto a posto, forse c’è stato un errore di misurazione prima”.

Mi è successo che sono andata dall’oculista per diminuire gli occhiali perché mi sembrava di vedere molto meglio dopo aver fatto un po’ di pratiche del metodo Bates ma lui ha fatto la misurazione e mi ha detto che non è vero.

Sì, infatti è proprio una “visione” diversa del problema: la medicina convenzionale misura la struttura, quella non convenzionale e comunque tutte le pratiche di rieducazione come lo Yoga, il metodo Mézières, Feldenkrais, lo stesso Bates lavorano per migliorare la funzionalità.
Per capirci meglio sono solita fare l’esempio di due persone che hanno entrambe una gamba più corta dell’altra. Una zoppica, ha il mal di schiena, si ritira sempre più dall’attività fisica perché è tutto troppo faticoso con questo problema. L’altra comincia a lavorare sulla postura, sull’allungamento delle catene muscolari, cosicché camminando non si vede quasi più il problema che ha. Acquisisce un buono equilibrio, la schiena è dritta e non fa male, fa attività fisica con consapevolezza dei movimenti e questa rieducazione le permette di avere più contatto con sé, di rispettare meglio i suoi ritmi e, nella ricerca della maggior fluidità dei suoi movimenti, di rendersi conto di una mente più calma.
Tempo fa veniva da me una ragazzina astigmatica che giocava a pallavolo. Non si mise mai gli occhiali e continuò a giocare a pallavolo senza problemi. Aveva una cugina che aveva più o meno lo stesso problema agli occhi e che giocava nella stessa squadra di pallavolo. Ad un certo punto la cugina si mise gli occhiali e dovette smettere di giocare a pallavolo perché non riusciva più a destreggiarsi né con la palla, né con le compagne, non si sentiva più a suo agio in quello spazio con tutti quei movimenti veloci. Al tabellone dell’oculista vedeva 10 decimi, ma la qualità della sua vita era peggiorata in varie cose. Questo piccolo esempio per dire che la visione è un qualcosa di molto più ampio di quei decimi misurati al tabellone, tra l’altro sono molto rari nel nostro quotidiano i momenti in cui dobbiamo confrontarci con un tabellone!

Per quali problemi è adatto il Metodo Bates? E per quale età? Forse è più adatto ai bambini, ormai quando uno è grande…

Il Metodo Bates è adatto per ogni tipo di problema visivo, dalla semplice stanchezza e bruciore degli occhi da uso di computer, secchezza e fastidio alla luce, ai vari problemi refrattivi (miopia, astigmatismo, ipermetropia), per l’occhio pigro e i vari difetti di coordinazione degli occhi (strabismi latenti o manifesti), fino ad arrivare a problemi più gravi quali il glaucoma e distacchi di retina. Ripeto non è una “cura” e non “guarisce” ma riesce a far migliorare tanto e non ha controindicazioni, perché si basa principalmente sul rilassamento e sulla riattivazione di un uso fisiologicamente più corretto del sistema visivo.
Per quanto riguarda l’età è adatto ad ogni età, dai più piccoli, addirittura neonati (es. il suggerimento che si dà alle madri di allattare senza occhiali per avere uno sguardo libero e diretto col piccolo) fino agli anziani che hanno bisogno di rivitalizzare i loro occhi. Logicamente i bambini hanno maggiore plasticità ma può essere più difficile la collaborazione. Gli adulti, se motivati, riescono a lavorare molto bene ed hanno sempre, chi più chi meno, un miglioramento.

Quanto tempo al giorno devo dedicare a queste pratiche?

Un famoso educatore visivo a questa domanda rispose: “Tutto il giorno! Sempre noi usiamo gli occhi e dobbiamo imparare ad usarli bene.”
Quello che mi ha sempre frenato a dedicarmi al Metodo Bates è che bisogna fare gli esercizi tutti i giorni. Io sono pigro, so già che non li farei…
Mi è capitata qualche persona che ha fatto tanti esercizi ma in modo tecnico, migliorando pochissimo. Qualcuno addirittura è riuscito ad avere più disturbi di prima facendo esercizi ginnici agli occhi seguendo indicazioni da un libro: muoveva gli occhi in tutte le direzioni estreme sforzandosi, stando in tensione con le spalle e la nuca e senza respirare.
Invece qualcuno non fa per niente esercizi ma migliora ugualmente, perché comunque l’input che ha negli incontri che si fanno insieme continua a lavorare dentro e durante il giorno ha più consapevolezza delle abitudini errate e gli basta ricordare come fare per allentare la tensione. Naturalmente se ci si dedica con più attenzione e prendendosi degli spazi appositi per praticare e “ricordandosi” durante il giorno di usare meglio i nostri occhi, i risultati sono maggiori. C’è anche la possibilità di lavorare in gruppo con “full immersion” di un fine settimana intero, in cui il corpo e la mente memorizzano meglio i cambiamenti.
In ogni caso resta un percorso personale, dipende dal momento e dalla disponibilità a cambiare, dico spesso che né io né il Metodo siamo ciò che funziona, ma siamo delle opportunità per prendere contatto e sperimentare le potenzialità, le risorse naturali che ciascuno di noi ha.

Conclusioni

Guardare, vedere, osservare. Cosa significa lavorare sugli occhi.

Guardare è un’azione, volgere lo sguardo verso una direzione. Vedere è fare esperienza di ciò che si sta guardando, esperienza profonda di rapporto con il reale e di apertura al suo significato. Osservare è custodire ciò che si vede, conservarlo per rendersi meglio conto, si entra nel rapporto vista-emozioni. Osservare permette di entrare nel mondo invisibile agli occhi.

Quindi si puo’ desumere che lavorare per migliorare la vista, o meglio la visione, non puo’ ridursi a mere tecniche bensì implica un percorso di consapevolezza, di cambiamento di approccio verso noi stessi e il mondo circostante.

L’educazione visiva, in particolar modo il Metodo Bates, è meditazione, è aprire il nostro sguardo con attenzione per creare un rapporto vivo tra noi e ciò che guardiamo. Spesso guardiamo senza vedere, e tanto meno osserviamo. Se guardiamo con attenzione, è come creare un contatto più profondo con noi stessi, è risvegliare la presenza. Se osserviamo con attenzione qualcosa o qualcuno, possiamo sentire le sensazioni e le emozioni che si risvegliano dentro di noi. Possiamo percepire la bellezza che si cela dietro ad ogni cosa, vedere il miracolo dell’esistenza stessa di ciò che vediamo. E la meditazione per la vista diventa l’arte di osservare la vita. (Il presente articolo è estratto da “PERCORSI, BIO-SALUTE”).

Daniela Giovati

Giovati Daniela

Ortottista e Assistente di Oftalmologia

Insegnante e formatrice Metodo bates A.I.E.V.

Pedagogista

Lavora principalmente a Firenze con incontri individuali e di gruppo.