«Ma perché Conte è così divisivo?»

Sarà forse perché divide il cognome e la provenienza geografica con il Presidente del Consiglio, anche se l’Antonio calciofilo è salentino di Lecce mentre Giuseppe l’accademico è dauno, di Volturara Appula. Entrambi molto attenzionati in ambito pubblicistico ma, dire che l’allenatore dell’Inter è così inviso per via del cognome famoso è chiaramente una boutade .

Va detto che, molti opinionisti tremendamente critici verso Antonio Conte, tirano spesso in ballo il profumato cachet che gli corrisponde la beneamata, superiore ai 10 milioni di euro netti all’anno ma, la cosa, ci appare piuttosto una scusa precostituita, per più di una ragione che, dalla nostra angolazione, proveremo a motivare:

  1. È, né più né meno,lo stesso stipendio che già gli corrispondeva il magnate di origine Siberiana Abramovich, patron del Chelsea;
  2. La retribuzione lorda che gli corrisponde l’Inter ,è ben più bassa di quella che sarebbero la normale tassazione italiana,perché beneficia del decreto crescita, con un risparmio di circa il 30% ;
  3. Che sia nel mirino della critica, lo possiamo dedurre anche da alcune evidenze giornalistiche, considerato che non solo a noi, credo, sarà capitato spesso di leggere su più di qualche quotidiano: “ Perde Conte “, quando, al massimo sarebbe più corretto dire: “perde l’Inter di Conte” ;
  4. Vogliamo parlare poi, del mantra del momento: “ Ora Conte deve per forza vincere il campionato “ , oppure : “ a Conte resta solo il campionato altrimenti ha fallito”.

Entrando più nello specifico della vicenda, sicuramente possiamo dire che Conte allena un organico molto competitivo ma, come dice spesso anche lui, compete contro una squadra su tutte, che vince da nove anni consecutivi e che , rispetto alla scorsa stagione, non ha lesinato sforzi, considerati arrivi di notevole spessore come Morata, Chiesa e Kulusevsky, senza depauperare la rosa passata di elementi determinanti. Un po’ di questa speciosa prevenzione c’era anche lo scorso anno nei confronti di Maurizio Sarri, al quale non veniva risparmiato nulla, anche quando vinceva. Infatti le critiche erano talmente perniciose che, un lettore magari curioso ma poco avvezzo alla materia calcistica, potesse legittimamente chiedersi se si parlava di un allenatore vincente o il contrario..

Per il povero Conte (non in senso economico), la situazione è addirittura più complessa, perché il potere mediatico dell’Inter è praticamente inesistente, non avendo la proprietà cinese il controllo diretto o indiretto di alcuna testata giornalistica, al contrario per esempio della famiglia Elkann -Agnelli che, attraverso la Gedi, gestisce diversi organi di informazione, come accadeva in passato..?, con Berlusconi ed il Milan.

Ma , la caduta di Conte, oltre che attesa spasmodicamente da tanti milioni di

tifosi juventini che lo considerano un “infame” ( come non dimenticare le minacce ricevute in lettera anonima lo scorso anno), è, paradossalmente,non considerata una sciagura anche dai tifosi cosiddetti “ intertristi “ che, nel tentativo maldestro di salvaguardare la propria sportività, sono portati in maniera surreale a sottolineare i demeriti della propria squadra e le note negative. La certificazione della nostra tesi, la troviamo ricordando, tra gli altri, un recente post del noto direttore Mentana, che dopo un Inter-Torino, finito 4-2 con rimonta maturata nel finale, invitava a non far passare sotto silenzio i primi 60 minuti… Aggiungiamoci anche che il passato juventino è considerato una macchia anche per diversi tifosi interisti, chiamiamoli più ottimisti, e si intuisce che al povero Conte, e non sembri un’iperbole, forse non basterà nemmeno vincere il campionato per far tutti contenti…

Francesca Arbotti