Ma Ibrahimovic è davvero un quid plus per il nostro campionato?

«Che Ibra sia un giocatore dominante ed unico nel suo genere, creda sia ormai un fatto acclarato. Il dominio di questo colosso dalle misure enormi (quasi 2 metri), unite ad una tecnica sopraffina, lo porta a fare una differenza per certi versi imbarazzante e, comunque, lo ribadiamo ancora,è ormai un postulato inattaccabile. Dal suo arrivo al Milan nel gennaio del 2020, ha trasformato una squadra normale, in una che nel post lockdown, è riuscita a rimanere imbattuta per 8 mesi , riportandola in testa alla classifica del campionato italiano. La sua leadership naturale, si è forgiata negli anni di un infanzia difficile nella fredda Malmoe , fredda come il frigorifero vuoto della casa del padre con cui all’epoca viveva. Costretto ad ingegnarsi in ogni modo per sopravvivere, al punto da essere costretto spesso a rubare biciclette per potersi allenare ,visto che gli impianti del Malmoe erano distanti da casa sua e non aveva i soldi per pagarsi il mezzo pubblico. È questo, uno dei tanti fascinosi racconti, del suo libro autobiografico. La capacità poi, di riprendersi sorprendentemente da un grave infortunio che poteva accorciargli la carriera, ce l’ha restituito nella versione odierna ,in cui se consideriamo anche solo i numeri, il buon Zlatan, ha determinato ,con realizzazioni personali o assist, ben 23 dei goal del Milan in altrettante partite, compresa l’ultima con il Lille. Appena si ferma lui

e magari si trova una squadra straniera che gioca con più ritmo, ecco che cominciano i problemi. Ed è proprio questo il punto su cui vogliamo focalizzarci. È preoccupante per il nostro calcio il fatto che Ibra, pur con tutte le qualità che giustamente abbiamo magnificato, possa fare ancora questa differenza tecnica alla veneranda età di 39 anni, compiuti il 3 Ottobre? Peraltro non può sfuggire la constatazione che gioca di posizione, quindi praticamente quasi da fermo..È pur vero che il calcio di questo periodo è fatto di partite che si susseguono senza soluzione di continuità, con la subdola presenza invisibile del Covid 19 sempre in agguato. Ma è altrettanto vero, almeno per chi scrive, che il nostro calcio è sicuramente l’università della tattica, ma non altrettanto possiamo dire del ritmo. Per averne contezza, basta volgere lo sguardo fuori dai confini nazionali, analizzando le prestazioni delle nostre squadre nei tornei di Champions o Europa League. In definitiva Ibra è sicuramente un valore per il nostro campionato ma, se le squadre praticassero un calcio più dinamico, sarebbe sicuramente meglio e ne gioverebbe tutta la comunità pallonara».

Francesca Arbotti