M5S e Stati Generali, Fallica dice la sua: “Il limite dei due mandati non si tocca”

“Il limite di due mandati non si tocca”. Non le manda a dire il Facilitatore regionale del MoVimento 5Stelle, Matteo Fallica. Sotto la lente gli imminenti Stati Generali pentastellati e le varie modifiche che vorrebbero essere apportate tra cui anche l’eliminazione del limite dei due mandati. “In questi giorni – scrive Fallica – si stanno preparando le assemblee regionali del M5S in vista dell’assemblea nazionale di novembre. È il percorso degli Stati Generali.Spero davvero che questa occasione di dialogo e confronto possa svolgersi regolarmente nonostante la preoccupazione crescente per i contagi e il dissenso interno sull’impostazione delle procedure. Si è infatti resa necessaria per il MoVimento la ridefinizione della linea politica e del modello organizzativo. Per ora i documenti che ho potuto consultare sono due: l’agenda 2020-2030 presentata da Alessandro Di Battista e il documento di un gruppo di portavoce in parlamento che si sono definiti “Parole Guerriere”.Le idee sono molto diverse. Il dibattito è aperto. Ma un concetto secondo me deve essere chiaro: le regole e i principi fondamentali non si toccano. Il M5S NON deve diventare un partito, dimenticando la specificità del suo metodo. In particolare, la Regola dei 2 mandati non deve essere cambiata.Nel documento del gruppo “Parole Guerriere” invece si fa riferimento proprio a questo cambiamento. Al capitolo 7, per esempio, con parole non proprio guerriere, è scritto che:”L’esperienza maturata presso le Istituzioni del Paese è troppo preziosa per essere dispersa: chi ha ricoperto ruoli istituzionali dovrà poter condividere il proprio sapere, le proprie conoscenze e le proprie competenze nella Scuola di formazione politica e nella struttura organizzativa.Il metodo democratico consentirà di premiare coloro che meritano di continuare a rappresentare l’Organizzazione politica presso le Istituzioni”.Senza osare dirlo a chiare lettere, vogliono superare il limite dei due mandati che per undici anni è stato la pietra angolare del M5S fondato da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo. La sostanza è questa. Non sono d’accordo e lo dico. Ne ho il diritto e ne avverto la responsabilità. Tutti i portavoce e i candidati – per undici anni – hanno difeso a spada tratta quella regola come antidoto al carrierismo. Alcuni proponevano addirittura di inserirla in Costituzione. Come si dice, ci abbiamo messo la faccia. Tutti. Ora però molti portavoce sono giunti al secondo mandato e quella regola ad alcuni di essi non sta più bene. Se passa questo cambiamento, il M5S perderà gran parte della propria credibilità. Propongo a tutti gli iscritti, gli attivisti e i portavoce che condividono questa preoccupazione di impegnarsi per impedirlo”.