Lunga vita!

“Alesia ed i suoi compagni di viaggio” ospita, nella consueta rubrica settimanale, un interessante contributo dell’amico Mino, che di cuore ringrazia

di Mino Dentizzi*

L’immortalità è da sempre il sogno di tanta parte dell’umanità: non è un caso se è proprio di questi anni la tendenza a farsi ibernare: per 150mila euro ci si può far congelare a 196 gradi sotto lo zero in capsule d’azoto, in attesa di resuscitare. Questa è una costosa e non accertata scientificamente possibilità.

Per chi invece volesse invecchiare e desiderare una lunga vita in maniera naturale, ci si può rifare ai super centenari: nel mondo ne esistono migliaia, concentrati in zone particolari, dove la dieta, lo stile di vita e fattori sociali hanno prodotto eccezionali risultati dal punto di vista della longevità dei loro abitanti. Vengono definite zone blu e tra queste vi è anche la Sardegna, dove ci sono diverse aree in cui la speranza di vita è notevolmente più alta rispetto alla media, soprattutto nella provincia di Nuoro. Altre famose zone blu nel mondo sono Ikaria in Grecia, Okinawa in Giappone, Nicoya in Costa Rica e Loma Linda, contea di San Bernardino, in California.

I centenari, quelli che vivono fino a cento anni e più, stanno aumentando di decennio in decennio: al mondo, oggi, ce ne sono quasi mezzo milione. I «super centenari», che superano i 110 anni, invece, sono molti meno. Però, probabilmente anche il loro numero è destinato a crescere lentamente: entro la fine di questo secolo, secondo le stime, sarà possibile vivere fino a 125 o addirittura 130 anni.

Meno di un secolo fa, in Italia si contavano solo 50 centenari, oggi ce ne sono quasi 15mila, e siamo il secondo Paese più vecchio del mondo.

L’Istat nell’ultimo rapporto “Cent’anni e non sentirli” (2019) mostra come l’Italia sia il paese più longevo d’Europa e con il numero di ultracentenari maggiore. In dieci anni, dal 2009 al 2019, le persone che hanno raggiunto i 100 anni in Italia sono passate da 11 mila ad oltre 14 mila (14.804 al 1gennaio 2020). Addirittura le persone che raggiungono e superano i 105 anni e oltre sono più che raddoppiate, da 472 a 1.112, con un incremento del 136%.  I super centenari, di 110 anni, invece non superano i 21. La cosa che colpisce di più è il fatto che siano donne nell’84% dei casi. La maggior parte dei centenari risiede nel Nord Italia. Tra quelli di oltre 105 anni, 338 risiedono nel Nord-ovest, 225 nel Nord-est, 207 al Centro, 230 al Sud e 112 nelle Isole. La regione con il rapporto più alto tra super centenari e il totale della popolazione residente alla stessa data è la Liguria (3,3 per 100 mila), seguita da Friuli-Venezia Giulia (3,0 per 100 mila) e Molise (2,6 per 100 mila). In numeri assoluti i centenari in Molise sono 116. Circa l’85% dei super centenari vive in famiglia, il 15% in un istituto. A oggi la persona vivente più longeva d’Italia è una donna di 113 anni residente in Emilia-Romagna.

Gli scienziati discutono da tempo su quale sia l’«età massima» dell’uomo: mentre alcuni sostengono che la malattia e il deterioramento delle cellule portino a un termine naturale della durata della vita umana, altri sostengono che non vi sia, teoricamente, alcun limite.

Secondo noi la durata della vita non si è allungata e probabilmente non si allungherà in futuro. In realtà abbiamo “solo” evitato di morire prima di invecchiare. Il traguardo della longevità massima è fissato dalla natura per ogni specie, l’importante è raggiungerlo. L’aspettativa di vita massima della nostra specie è sempre stata grosso modo la stessa, oggi come centinaia di anni fa. Anche all’inizio dell’Ottocento un uomo poteva aspirare in linea teorica a diventare centenario anche se nella vita reale moriva in media a 50-60 anni. Oggi si muore in media trent’anni più tardi. La differenza è che nel passato si moriva prima di raggiungere la fase di età più avanzata, ai nostri tempi invece gli uomini e le donne sopravvivono più a lungo e hanno maggiori possibilità di arrivare al “fine corsa” naturale.

Attualmente la persona più anziana del mondo è la super centenaria giapponese Kane Tanaka di 118 anni, mentre il record mondiale di longevità è della francese Jeanne Calment che aveva 122 anni quando morì nel 1997. Pare però, secondo una recentissima ricerca dell’Università di Washington pubblicata su Demographic Research, che entro la fine di questo secolo questo record sarà quasi certamente battuto.

Per calcolare la probabilità di vivere oltre i 110 anni e per capire fino a quale età, i ricercatori hanno utilizzato un database che tiene traccia dei super centenari di 10 Paesi europei, oltre a Giappone, Stati Uniti e Canada Secondo le proiezioni basate sulla statistica bayesiana e valide fino al 2100, la probabilità che una persona viva fino a 124 anni è del 99% e che raggiunga i 127 anni è del 68%. C’è poi una probabilità del 13% che qualcuno viva fino a 130 anni, ma è “estremamente improbabile” che qualcuno in questo secolo raggiunga i 135 anni.  

Vivere a lungo, fino a 120-130 anni, come ci lasciano oggi immaginare i ricercatori, non significa vivere bene: la “quantità di vita” è una cosa, la “qualità di vita” è un’altra. Gli ultracentenari, anche in buona salute, hanno comunque dei limiti, che sono limiti biologici. L’invecchiamento non è di per sé una malattia, ma comporta un progressivo deterioramento di tutte le funzioni dell’organismo.

Un invecchiamento in salute si costruisce su una serie di variabili. Moltissime, su cui dobbiamo lavorare perché invecchiare in salute non è gratis. L’unico elemento gratuito è la prevenzione vaccinale (vaccini antiinfluenzale, anti pneumococco, anti herpes zoster, anti covid) perché con una piccola iniezione si fa un passo verso l’invecchiamento in salute.

Che cosa ci rimane da fare oggi per vivere più a lungo e nelle migliori condizioni possibili?

Quali sono i segreti per assicurarsi la vita più lunga possibile?

11 sono le abitudini che accomunano gli abitanti ultra-90enni delle zone blu, dalla dieta al… sesso. Eccole:

  • Tanto riposo. Tutti i centenari dormono le ore previste, segno che il sonno è uno dei fattori da non trascurare quando si parla di salute.
  • Fare ricorso a tè e tisane a base di erbe (locali) di cui sono noti i benefici.
  • Pochissimo zucchero, farina bianca o carne.
  • Dieta mediterranea e longevità: olio d’oliva, latte di capra, verdure selvatiche, vino e caffè sono tutti alimenti che hanno dimostrato di avere diversi benefici per la salute. E sono tutti presenti nella nostra dieta mediterranea.
  • Evitare il cibo trasformato. Nelle zone blu in tavola ci finiscono soprattutto alimenti di produzione locale, provenienti da orti e coltivazioni dove, tra l’altro, è molto bassa la presenza di pesticidi.
  • Pisolini regolari. Gli studiosi ritengono che riposare il pomeriggio comporterebbe la riduzione del 37% del rischio di malattie cardiache coronariche e dunque una maggiore aspettativa di vita.
  • Sesso sano anche dopo i 65 anni. Secondo uno studio condotto a Ikaria, l’80% degli uomini tra i 65 e i 100 anni farebbe sesso regolarmente, e il 25% di essi ne è particolarmente soddisfatto. Segno che anche un rapporto sereno con la sessualità nella terza età potrebbe contribuire alla longevità.
  • Restare impegnati e coinvolti. Questo si è dimostrato vero soprattutto in Sardegna, dove gli studiosi hanno riscontrato un forte senso di comunità e di partecipazione alla vita sociale della popolazione anziana.
  • Esercizio fisico. Non poteva certo mancare il moto: soprattutto nelle isole, dove gli ultra 90enni si muovono tanto a piedi e non smettono di fare attività fisica, come per esempio il giardinaggio (compatibilmente con le proprie possibilità).
  • Poco stress e longevità. Alla riduzione dello stress contribuiscono il senso di comunità, molto forte nelle zone blu, e poca cura del tempo che passa: la fretta e l’ansia non sembrano appartenere alle persone longeve.
  • Lasciare che le sane abitudini si rafforzino l’una con l’altra. Secondo gli scienziati, basta adottare alcune delle abitudini sane di quest’elenco per aderire in modo spontaneo anche alle altre: riposare di più per esempio può contribuire a ridurre lo stress così come un’alimentazione sana ha effetto sulla capacità di mantenersi attivi e viceversa. Insomma, per vivere di più (e meglio) basta cominciare a cambiare qualche abitudine, seguendo l’esempio dei centenari delle zone blu. Il resto vien da sé… DNA permettendo.

Scrittori e filosofi hanno sempre avuto timore che una vita molto lunga toglierebbe significato ad ogni esperienza importante, generando inquietudine e indolenza. Jorge Luis Borges, scrittore argentino, nel suo racconto “l’immortale” narra di un antico tribuno romano, che viene a sapere di un fiume che dona la vita eterna. Trova il fiume, ne beve l’acqua e dopo aver trascorso millenni a riflettere, comprende che lo morte infonde valore alla vita, mentre per gli immortali “nulla può accadere solo una volta, nulla di prezioso rischia di andare perso”. Allora si mette alla ricerca dell’antidoto alla vita eterna e finalmente lo trovo in una fonte e si abbevera. Poco dopo si graffia su un albero la mano, vede una goccia di sangue sgorgare e si limita ad osservarla “incredulo, attonito e pieno di gioia” per la sua ritrovata mortalità.

* Mino Dentizzi

Specialista in geriatria, gerontologia e psicologia clinica.