Lo sport alla deriva

di Sergio Genovese

Le notizie che man mano si alimentano sulle mazzette girate per convincere chi doveva decidere a votare per la scelta dei mondiali nel Qatar, una nazione di scarsissima tradizione calcistica che ha costruito otto stadi in una sola città Doha che saranno in parte smantellati alla fine della competizione, ci mostrano che nello sport c’è sempre una vita parallela che infanga i principi che in tanti, falsamente, veicolano. E’ ovvio che la vita parallela è sempre legata al guadagno, ai soldi. Succede in alto ed in basso ma in tanti fingono di non accorgersene. La FIFA per mezzo della Uefa, nella sua ipocrisia,  ha speso fior di euro  per fare propaganda ad un tema assai impegnativo:” Respect”. Peccato che contemporaneamente si è consentito ad una nazione di concorrere per aggiudicarsi un diritto, pur essendo notoriamente contro tanti principi di uguaglianza civili, sociali e di genere, Tutto questo è stato puntualmente ignorato dalla grande stampa internazionale e nazionale. Quella nostrana, escluso Report, si è consegnata al mutismo perché è noto che si accanisce a sputtanare i deboli ma di rado si schiera contro i potenti. Cambiando argomento in tanti non hanno posto attenzione ad un altro pericolo che incombe sullo sport reale che a breve potrebbe essere soppiantato da quello virtuale. E’ infatti in forte ascesa lo sport da casa ( iSports) attraverso i video giochi che molte società intendono incoraggiare con la istituzione di proprie App  e con la organizzazione di veri campionati al punto che la federazione dell’automobilismo ha chiesto al Coni il riconoscimento per l’inserimento di uno sport virtuale come  competizione olimpica. Roba da mettersi le mani tra i capelli! Naturalmente certa frenesia è incoraggiata dal business  che c’è dietro che naturalmente in pochi intercettano. C’è da rimarcare, inoltre, la brutta vicenda della Federginnatica, dove con molto ritardo, si è scoperchiata una pentola che si conosceva bollente. Ci sono nella gestione della crisi attuale molte omissioni. Sono stati messi in campo molti tentativi di scaricare le colpe in basso. Appare grottesca la posizione della Federazione che addirittura si dichiara civilmente danneggiata mentre dimentica, per fare solo una scolastica considerazione, che le allenatrici  della nazionale sono state scelte da organi interni e non esterni.   A Campobasso abbiamo in fretta dimenticato che un manager ( finto), accompagnato  da un Presidente (finto),  ci ha portati dall’alta quota al fango di una strada in superficie in nome dello sport pulito, trasparente , aziendale, manageriale trasmigrando dalle premesse di una valorizzazione del brand rossoblu nel mondo, alle ipotesi di comportamenti truffaldini che i legali di molti tifosi contesteranno nei tribunali. Infine come non chiosare sulla vicenda dell’AIA che si è scelto un capo della Procura mentre era agli arresti domiciliari.  Come è stato possibile che Trentalange abbia differito da una realtà cosi macroscopica. Sul Sig. D’Onofrio e non dottor D’Onofrio visto che nel suo curriculum risultava una laurea millantata, ci sarebbe voluta una prudenza esagerata. L’incarico attribuitogli  non era quello di responsabile di un dopolavoro ferroviario bensì un impegno che doveva simboleggiare la verginità di certi valori. Invece quale è stato il riverbero? In tutto questo disastro raccontato cosa ritorna in basso, cioè allo sport di base? Solo pessimi esempi e pessime storie. Abbiamo da tempo dato riscontro che i ragazzini che entrano in campo, fanno la preghiera guardando il cielo, si tolgono la maglietta se fanno goal, si rotolano a terra anche quando non sono nemmeno sfiorati, se infilano la palla nella rete  corrono verso la curva, si inginocchiano pure se in quel settore non c’è l’ombra di uno spettatore. Chissà perché queste cose non le notano o non le denunciano quelli che hanno l’ardire di rappresentare lo sport anche nel nostro piccolo Molise. Guardano solo al bello che pure esiste ma  che si affievolisce sempre di più. Meglio parlare di una vittoria di campo che di una sconfitta culturale  che sta portando lo sport su percorsi inquinati, a volte perversi, eufemisticamente parlando.