Lo smartphone ci ascolta: il Garante della privacy indaga su alcune app che chiedono di accedere al microfono

Lente di ingrandimento sulle app che richiedono di accedere al microfono per essere installate. Dietro tale precondizione, che a volte può sembrare immotivata rispetto alle effettive finalità dei servizi, potrebbe infatti nascondersi la volontà di sottrarre agli utenti dati personali ascoltandone di nascosto le conversazioni. È l’allarme lanciato mercoledì dal Garante della privacy, che ha rivelato di aver avviato un’indagine proprio su una serie di «app “rubadati”» sospettate di essere dedite alla pratica (naturalmente fraudolenta) allo scopo di vendere le informazioni acquisite a società attive nel mondo della pubblicità online. Essendo l’istruttoria in corso, per il momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli. Qualora tuttavia dovesse essere accertata la responsabilità di specifiche piattaforme, l’Autorità presieduta da Pasquale Stanzione non esiterà a comunicarlo pubblicamente.

Tutte coincidenze?

All’origine della volontà del Garante di fare luce sul fenomeno, «un servizio televisivo (di Striscia la Notizia, ndr) e diversi utenti» che «hanno segnalato come basterebbe pronunciare alcune parole sui loro gusti, progetti, viaggi o semplici desideri per vedersi arrivare sul cellulare la pubblicità di un’auto, di un’agenzia turistica, di un prodotto cosmetico». Semplici coincidenze o c’è qualcosa di più? Lo si capirà anche grazie al Nucleo speciale privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza, che collaborerà all’esame «di una serie di app tra le più scaricate» e alla verifica «che l’informativa resa agli utenti sia chiara e trasparente e che sia stato correttamente acquisito il loro consenso».

«Fenomeno sempre più diffuso»

Al contrario di quanto sostenuto nel 2018 da un gruppo di ricercatori della Northeastern University di Boston, secondo il Garante la sottrazione di informazioni tramite i microfoni degli smartphone sarebbe un «fenomeno sempre più diffuso». Nonché particolarmente insidioso: «Una volta che si accetta senza pensarci troppo e senza informarsi sull’uso che verrà fatto dei propri dati — recita infatti il comunicato a proposito del via libera all’impiego del microfono —, il gioco è fatto». Come già dimostrato da diverse ricerche sugli elettrodomestici «intelligenti», quello dell’ascolto indebito a scopo pubblicitario non sarebbe comunque un inedito nel mondo tech. A breve se ne saprà di più.