L’INCHIESTA: Chi ha ucciso Mussolini?

La verità sulla morte del Duce. La risposta dell’ignota scomparsa del dittatore che rivoluzionò l’Italia dell’900

È il 28 aprile del 1945 quando, nel pomeriggio, la popolazione di Giulino di Mezzegra assiste all’evento che segnerà la fine del Fascismo nell’Italia del Dopoguerra.
Sono passati quasi ottant’anni dalla morte del Duce, che è ancora avvolta nel mistero.

Luce fu fatta dal medico legale Giorgio Pisanò, che svolse l’esame cadaverico sul corpo di Mussolini: dall’autopsia è emerso che il Duce fu soffocato nella mattinata del fatidico giorno e, solo successivamente, il suo corpo nudo fu fucilato. Il medico, non trovando residui di cibo nel suo stomaco ed essendo le ossa del cadavere rigide, dedusse che l’omicidio dovesse essere avvenuto otto ore prima dalla fucilazione che testimoniano i partigiani, i quali volevano assistere privatamente alla morte del dittatore. Si tende a sottolineare particolarmente la nudità del corpo, elemento unico nel suo genere e da molti sottovalutato. Quest’ipotesi viene portata avanti dalla diversità delle ferite da arma da fuoco che, se fossero state inferte su pelle nuda, sarebbero apparse differenti rispetto a quelle provocate su corpi vestiti.

Altro elemento alquanto bizzarro che è inserito in questa vicenda è la presenza di stivali di numero diverso che non presentavano al proprio interno il rialzo tipico che Mussolini utilizzava per apparire più alto e proporzionato.

Nota, ormai da tempo, è la storia fra Mussolini e Claretta Petacci e proprio quest’unione fu siglata da un atto inimitabile, l’assassinio dei due. Inoltre era visibile una vasta zona di ematoma alla base del collo di entrambi e presentavano varie ferite dovute ad uno stupro. L’accaduto si presume essere un vero e proprio dispetto verso le ideologie mussoliniane in quanto lo stupro sulla sua persona, secondo indagini mediche, sono dovute ai cosiddetti (in epoca fascista) “invertiti”, cioè uomini omosessuali colpiti, durante questa storia, da discriminazione pari a quella antisemita.

Al contrario, alcuni critici della storia hanno affermato che l’artefice dell’omicidio, in verità, sia stato il partigiano Pietro Moretti che, a seguito di una sommossa popolare in preda all’agitazione del momento, approfittò della confusione per farla pagare al Duce.
Dorina Mazzola, dirimpettaia di Mussolini, testimonia che ci sia stata una doppia fucilazione: una nella villa dei De Maria a opera del comandante dei partigiani Luigi Longo, mentre la seconda, falsamente inscenata, avvenuta davanti al cancello di Villa Belmonte.
Il partigiano Bruno Lonati racconta di aver fucilato lui stesso Mussolini e Robert Maccaroni, agente italo-britannico, fece lo stesso con Claretta Petacci.
La versione ufficiale dichiara che la fucilazione sia avvenuta davanti a Villa Belmonte, ma per mano del partigiano della Resistenza, Walter Audisio che testimonia la fragilità del dittatore, che davanti alla sua imminente morte, si mostra tremante ed impaurito, ma comunque orgoglioso del suo operato. Nel corso degli anni, tuttavia, uscì fuori una nuova versione: il partigiano Michele Moretti, detto anche Pietro, assieme al suo compagno Aldo Lambredi chiamato anche Guido, chiariscono sullo stato emotivo del Duce che, durante la sua stessa esecuzione, chiese di essere sparato al cuore gridando “Viva l’Italia!”. L’impiccagione, si crede, sia avvenuta nello stesso luogo in cui nel 1944 furono fucilati 15 partigiani antifascisti.
È notizia certa l’impiccagione dei due amanti a testa in giù, effettuata nel piazzale Loreto. I corpi rimasero appesi lì a dimostrare la vergogna di quello che era stato l’uomo che aveva portato al declino l’Italia. Dopo momenti di vera violenza i corpi vennero portati giù e malmenati dai partigiani e dai civili.

Veronica Armenti e Fiorella Staffieri (VE – Turismo – Fermi Mattei)