Lettera dei dializzati molisani, “dobbiamo morire o fuggire altrove?”

Una lettera dei dializzati del San Francesco Caracciolo indirizzata ai vertici Asrem ed al presidente della Regione Molise per avere chiarimenti e sicurezza sul loro futuro “visto che il direttore Gennaro Sosto nel suo intervento al teatro agnonese della settimana scorsa –affermano gli scriventi– ha affermato solamente che “la dialisi rimarrà” presso l’ospedale alto molisano. Una lettera firmata da tutti i pazienti in trattamento emodialitico. Alcuni i punti su cui gli stessi vorrebbero sicurezza. “Nell’Atto Aziendale definitivo –scrivono- non compare né la UOS Emodialisi né il Servizio Dialisi di Agnone collegato ad Isernia il che fa capire la possibile soppressione o trasformazione del servizio del Caracciolo per noi pericolosa in Centro di Assistenza Limitata Emodialisi Territoriale (detta Calt). Abbiamo vissuto il dramma di doverci sottoporre a dialisi nei giorni 27 e 29 dicembre ad Isernia partendo dalla nostra Area Particolarmente Disagiata, con stress psicofisici notevoli, e in questa occasione Teresa Ottaviano già provata da un intervento cardiaco è venuta a mancare. A nostro avviso in quei giorni non sono state prese decisioni per il bene dei pazienti gli stessi sballottati come pacchi postali per ben tre giorni. Siamo arrabbiati poiché dal 2011 la nostra UOS Emodialisi ha il personale medico ed infermieristico ridotto al lumicino pur in presenza di 18 pazienti in trattamento, 4 in lista d’attesa e 12 che vorrebbero tornare nei mesi estivi ad Agnone ma non trovano posto perché come si dice in gergo aeroportuale in “over bucking” in quanto teoricamente ci sono solo 6 posti tecnici ed uno per acuti. Avendo appreso da fonti esterne della trasformazione della nostra UOS in Centro di Assistenza Limitata come Venafro e Larino, e che la stessa sia stata avanzata da ambiti della Direzione Sanitaria Locale, noi siamo fortemente in allarme. Viviamo in una zona altamente disagiata a cavallo fra Abruzzo e Molise, fortemente dispersi sul territorio, non godiamo tutti di buona salute e le nostre sedute dialitiche non sono standardizzate spesso hanno bisogno dell’assistenza medica per le correzioni necessarie anche farmacologiche per questo è importante la struttura ospedaliera. Sappiamo che si è previsto per il Caracciolo un Pronto Soccorso di Area Disagiata che assomiglia ad un Punto di Primo Intervento senza anestesisti e consulenze relative. Dobbiamo davvero morire o fuggire altrove?. Noi non vogliamo che la nostra UOS Emodialisi Agnone diventi un Call altrimenti insieme all’Aned Nazionale saremo costretti a fare ogni battaglia possibile, anche legale, per la nostra sopravvivenza che ripetiamo non interessa solo quattro gatti in emodialisi ma una popolazione malata cospicua. Chiediamo che questa struttura rientri nella Rete Ospedaliera con pronta disponibilità che copra il restante orario di servizio dei sanitari, se non come UOS o come si dice SS Emodialisi di Isernia con la dotazione organica medica e infermieristica necessaria”. La missiva è stata firmata dai diciotto pazienti in trattamento presso la Dialisi del Caracciolo primo di questi il sacerdote don Francesco Martino. Vittorio Labanca