Lei non sa chi sono io

Il primo dualismo che ci viene presentato in età scolare è quello che conosciamo tramite gli aggettivi. Buono e cattivo, bello e brutto, grande e piccolo, luce e buio, caldo e freddo, alto e basso, stretto e largo, bianco e nero, etc, etc.
In questa forma veniamo a conoscenza delle qualità di un essere o di una cosa. Ciò però comporta anche il suo opposto, tranne che in pochissimi casi che necessitano di un supporto: un pozzo o è o non è, quindi sarà poco profondo o molto profondo, più profondo o profondissimo, ma non avrà un contrario, un antagonista di segno opposto, ma sempre un con-corrente.
Nei casi più frequenti di dualità ed antagonismo, invece, si dà vita ad accoppiamenti ed ossimori da evitare per con cadere in contraddizione o da sfruttare come linee di comando. Anche perché dovremmo tenere presente che “qualificativo” può significare “discriminante”.
Mi spiego.
Dire: “belva feroce” è ridondante, ma dire: “belva mansueta” è un ossimoro.
Come dire “nano basso” o “gigante alto” e viceversa.
Il problema non si porrebbe se usassimo il termine “animale”, mentre cadremmo in contraddizione opposta se usassimo “cucciolo”.
Pertanto, alcuni termini, o sostantivi che dir si voglia, hanno in sé una caratteristica che rende inutile, in un senso o nell’altro, apporre ulteriori definizioni. Cioè sono “più sostantivi” di altri.
Fa eccezione il caso dei superlativi: gigante più alto o altissimo, ma non si tratta del caso in questione. Dell’ALTISSIMO parleremo un’altra volta a proposito di assolutismi e relativismi…
In letteratura (e in una certa dialettica) vengono costruite figure retoriche esagerate composte proprio per colpire – ma ancor prima per creare – un immaginario collettivo funzionale a far obbedire a semplici stimolazioni pavloviane, ovvero obbedienza autoimposta da riflesso condizionato.
Ciò può avvenire per abitudine (slogan o spot) o per carisma (leader o personaggio pubblico).
Il metodo più semplice per comandare o per vendere. Due cose che spesso coincidono, anche se in maniera subdola.
Alcuni aggettivi sono diventati cosi diffusi e addirittura abusati che abbiamo perso il senso del loro significato, cioè a quale domanda risponde l’uso corretto di un aggettivo, ossia: come è?
Nella sostantivazione dell’aggettivo, infatti, la domanda diventa: chi è?
Dando luogo, inevitabilmente, al Lei non sa chi sono io.
Uno dei casi più infimi che si possa prendere a campione, non a caso, è quello che riguarda l’uso dell’aggettivo sostantivato ONOREVOLE…

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