Legge 194, in Molise solo l’1% delle donne ricorre all’aborto farmacologico

È il dato più basso in Italia pur essendo una pratica non invasiva e, come negli Usa, il diritto all’aborto dipende dalle regioni: in alcune è accessibile con alcune difficoltà mentre in altre, come il Molise, è ormai diventato difficile o quasi impossibile specie dopo il pensionamento del dottor Mariano

L’aborto in Italia è regolato da una legge nazionale, la n. 194 del 1978, ma l’autonomia concessa alla Regioni sulla sanità mette a rischio l’applicazione della misura. Vediamo come. Circa il 75% degli aborti avviene ancora con il metodo chirurgico. L’aborto farmacologico, che viene introdotto da farmaci (Ru486), viene eseguito solo nel 24% dei casi. Eppure, l’aborto farmacologico non richiede un intervento chirurgico e quindi è un metodo non invasivo.

Il ricorso all’aborto farmacologico cambia però in base alla regione: nel Molise, solo l’1% delle donne abortisce con un farmaco, mentre in Piemonte la percentuale sale al 46%. In Liguria, Puglia ed Emilia Romagna l’aborto farmacologico è effettuato in più del 30% dei casi e, in altre regioni, in poco più del 10% come si evince dall’ultima relazione del ministero della Salute.

Dunque, in Italia come negli Usa, l’opzione dell’aborto dipende dalle regioni. In alcune è un diritto accessibile con alcune difficoltà, in altre come nella Provincia autonoma di Bolzano e in Sicilia e, appunto, in Molise è ormai diventato difficile o addirittura quasi impossibile.

Basti pensare che, dopo l’uscita dal lavoro di Michele Mariano, medico abortista che ha già rinviato la pensione due volte per le difficoltà di trovare un sostituto, la dottoressa Giovanna Gerardi dal 1° gennaio 2022 si trova praticamente da sola a gestire le interruzioni volontarie di gravidanza. Eppure, come ha più volte sottolineato l’Associazione Luca Coscioni, nella Legge 194 del 1978 si “prevede che gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza”. Ma in Molise, come ben sanno (o dovrebbero sapere) Asrem e Regione, la situazione è davvero al limite.