L’economia del Molise: la fotografia della nostra regione nel rapporto Banca d’Italia

Presentato alla prefettura di Isernia il rapporto Bankitalia sull’economia regionale. Nel 2022 è proseguito in Molise il recupero dell’attività economica dopo il forte calo dovuto alla crisi pandemica, mostrando tuttavia segnali di un progressivo indebolimento nel corso dell’anno. Come nel resto del Paese, l’espansione della domanda interna ha perso slancio, frenata dalle crescenti spinte inflazionistiche e dal contestuale deterioramento del clima di fiducia di famiglie e imprese. Le vendite all’estero, dopo la sensibile crescita degli anni precedenti, sono tornate a diminuire per effetto del calo nel settore automobilistico, solo in parte compensato dalle maggiori esportazioni di prodotti alimentari e chimici. Sull’evoluzione a breve termine del quadro congiunturale regionale continua a pesare l’elevata incertezza connessa con l’evolversi del conflitto in Ucraina e le sue conseguenze in termini di costi e di disponibilità dei beni energetici.

Nel settore industriale il sondaggio autunnale della Banca d’Italia ha rilevato una prevalenza di aziende che hanno accresciuto il fatturato e le ore lavorate nei primi nove mesi dell’anno, sebbene meno accentuata nel confronto con l’edizione del 2021. L’impatto dei rincari energetici sui costi di produzione è stato rilevante, con diffuse ricadute soprattutto in termini di aumento dei prezzi; permangono inoltre le difficoltà di approvvigionamento di input essenziali ai processi produttivi, segnalate da oltre la metà delle aziende rilevate. La spesa per investimenti industriali è stata più sostenuta di quanto programmato al termine dello scorso anno, anche per l’aumento dei prezzi dei beni acquistati; nei piani degli imprenditori per il 2023 i livelli di spesa dovrebbero ridursi solo leggermente, continuando a beneficiare anche degli incentivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Le attività delle costruzioni hanno continuato a crescere su valori ben al di sopra di quelli precedenti la pandemia, anche grazie al diffuso utilizzo degli incentivi alla riqualificazione del patrimonio edilizio. Nei servizi privati, le attività turistiche e commerciali sono state sostenute dalla tenuta delle presenze nelle strutture ricettive regionali, stabilizzatesi su livelli superiori a quelli precedenti la pandemia, e dall’ulteriore recupero dei consumi delle famiglie, seppure in rallentamento anche per via della significativa crescita dell’inflazione.

La redditività delle imprese ha iniziato a risentire, nell’opinione degli imprenditori, delle pressioni al rialzo sui costi di produzione; l’accumulazione di riserve liquide, rimaste su livelli elevati, ha sensibilmente rallentato rispetto al biennio precedente.

Le condizioni del mercato del lavoro sono migliorate, grazie alla crescita nel primo semestre dell’anno dei livelli occupazionali e del tasso di partecipazione. Tra gennaio e agosto le attivazioni nette di posizioni lavorative alle dipendenze hanno continuato ad aumentare in misura rilevante, mostrando tuttavia nei mesi estivi un rallentamento più marcato rispetto allo stesso periodo del 2021; tra le nuove posizioni lavorative sono ancora prevalse quelle a tempo determinato, seppure in misura meno pronunciata nel confronto con l’anno precedente, mentre hanno ripreso a crescere le attivazioni nette con contratti a tempo indeterminato. Il ricorso agli ammortizzatori sociali si è sensibilmente ridotto ma su un livello che resta storicamente elevato.

Nel mercato del credito sono emersi primi segnali di aumento dei tassi di interesse mentre si è rafforzata la crescita dei prestiti al settore privato non finanziario; vi ha influito il forte afflusso dei finanziamenti al settore produttivo, soprattutto nel comparto manifatturiero, e l’accelerazione del credito al consumo e dei mutui per l’acquisto di abitazioni, anche in connessione con la marcata espansione del mercato immobiliare residenziale. I flussi di nuovi crediti deteriorati si sono ridotti, grazie soprattutto al calo rilevato tra le imprese manifatturiere e delle costruzioni. La crescita dei depositi bancari di famiglie e imprese ha ancora sensibilmente rallentato, dopo la forte accelerazione seguita allo scoppio della crisi pandemica.

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