Le pere di Alessandro riaprono i cuori dei tifosi

GENNARO VENTRESCA

Dopo tanti melodrammi pedatori, il popolo rossoblù, col sole caldo dell’ultima estate aveva cullato di poter vivere una stagione di rimbombi di gol, con tanti ceselli d’arte capaci di dare un po’ di lustro a Selva Piana che dal giorno della sua apertura ai calci d’angolo -13 febbraio 1985- ha fatto da sfondo a pomeriggi miseri, allietati, di tanto in tanto, di vittorie che sembravano poter lucidare nuovi sogni di grandezza.

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Nei cento anni di rossoblù ho attraversato arcipelaghi, tundre e catene appenniniche. Al contrario di chi non s’è mai mosso da casa, senza sapere cosa s’è perso. In qualsiasi posto mi sia portato ho avuto modo di cambiare osservatorio, andando ora in una “reggia” e un’altra in un villaggio di palafitte. Ecco perchè sono fiero della mia transumanza. Rimanendo in studio solo negli ultimi anni, il cambiamento dei tempi mi ha inchiodato in poltrona, senza però farmi perdere la verve, al limite del paradosso: di recente mi sono inventato anche il pendolino, retaggio di Maurizio Mosca.

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E’ arrivato lo spauracchio. Manuel Pera viene dalla Lucchesìa, portandosi dietro 35 primavere, 173 centimetri, una corporatura massiccia e pochi capelli, gli altri li ha perduti sotto la doccia o per i numerosi gol segnati di testa. Due dei quali firmati a Selva Piana in quell’umiliante pomeriggio in cui di reti ne fece addirittura quattro, tra lo stupore del nostro pubblico a cui Balistreri regalò la consolazione del gol della bandiera. Ieri, però, il principe dei bomber ha fatto il turista, in pratica non l’ha presa mai, per flemma e soprattutto per merito dei nostri, Menna su tutti.

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 A proposito di pere: il Campobasso dopo l’amara quaterna col Fiuggi questa volta si è fermato al terno. Incassando tre punti, contro il misero punticello messo in classifica, in una marea di polemiche, contro i laziali, famosi per le loro acque minerali. Alessandro tira fuori l’orgoglio e si veste da patron: chiama palla, la gioca con destrezza, calcia il rigore alla Ronando e fa il bis, a chiusura dell’azione più godile della sfida: triangolo sulla destra, stupendo a-solo di Cogliati che mette in mezzo all’area, il 10 fiuta la ghiottoneria e col destro segna da artista.

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Qualcuno dirà sugli spalti: miglior prova di stagione. Senza sbagliare. Mai i nostri ragazzi si erano saputi battere con tanto ardore. Inizio a tutto gas, ospiti sulle difensive, rossoblù grigi di maglia ma squillanti d’animo, provano e riprovano. Sino a che, arrivano al gol, propiziato dal giovane Varzan che sa il fatto suo. Alessandro fa il Ronaldo, conta i passi e chiude con un destro basso e bruciante. Che va a infilarsi nell’angolo basso sotto la Nord.

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Da non credere. Cudini che senza strapparsi i capelli prova a imitare Conte: si agita, raccoglie la palla e, seguendo le circostanze la tiene o la rilancia, con mestiere. Bella anche la giostra finale, a centrocampo. Niente più salamelecchi sotto la Nord, ma abbracci e scherzi da festa della matricola con Alessandro nei panni del “fuori corso” che, scherzosamente rifila un paio di calcetti sulle natiche di un paio di compagni, prima di abbracciarli, come si deve. 

Consola l’inutile rete di consolazione. Sulla panca c’era Foglia Manzillo, oggi su quella del Nardò.   

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