Latitanti, droga ed estorsioni, “il Molise esposto alle infiltrazioni mafiose campane e pugliesi”

Le risultanze della relazione semestrale della Dia: “In tutte le carte continua ad emergere in modo diffuso la preoccupazione di come la regione risulti frequentemente esposta agli appetiti di cellule mafiose”

Il Molise esposto alle infiltrazioni mafiose campane e pugliesi. E’ quanto risulta dalla relazione semestrale della Dia, la Direzione Distrettuale Antimafia presentata dal Ministro dell’Interno uscente Luciana Lamorgese.

E sotto la lente va a finire anche la nostra regione. “Il basso numero dei fascicoli in materia di criminalità organizzata – si legge in una stralcio della relazione Dia – valido di per sé solo, non rassicura affatto e non legittima il convincimento che il territorio molisano possa considerarsi immune da pericolose infiltrazioni di origine campana e pugliese.

In tutte le relazioni acquisite, da quelle del procuratore della DDA a quelle della Procura di Isernia e Larino, anche dai puntuali e articolati compendi stilati dai comandi di tutte le Forze di Polizia continua ad emergere in modo diffuso la viva preoccupazione di come il Molise risulti frequentemente esposto agli appetiti di cellule mafiose le quali, seppur storicamente non radicate in questo territorio, finiscono però con l’addentrarvisi anche per effetto della continuità geografica”.

Sotto la lente, e indicativi dell’influsso della criminalità organizzata nella nostra regione, ci sono quelli che la Dia definisce i cosiddetti “reati spia” che vanno dallo spaccio di stupefacenti, anche provenienti dalle coste albanesi, al transito, anche obbligato, che dalla Puglia la droga compie sul territorio molisano per poi essere canalizzata su altre regioni a nord; al deposito di armi da parte di clan pugliesi per il quale il territorio molisano rappresenta una valida opzione, anche perché piuttosto defilato; allo stoccaggio di rifiuti su un territorio in gran parte ancora incontaminato; al riciclaggio; alla consumazione di estorsioni, spesso indotte dal convincimento della malavita organizzata di poter impattare su destinatari non ancora mai attinti da richieste di “pizzo” e magari anche destinatari di sussidi economici, in questo momento, come ben noto, pure in arrivo per il settore imprenditoriale.

“L’interesse della criminalità organizzata sanseverese nel territorio di Campobasso è confermata anche dalla cattura avvenuta il 16 luglio 2021 del figlio del boss Testa evaso il 31 dicembre 2020 dalla casa circondariale di Foggia”.

Ma sotto la lente sono andati a finire anche altri episodi, non da ultima l’operazione “Round Trip” eseguita dagli agenti della Squadra Mobile di Campobasso che ha portato all’arresto di 4 persone, due delle quali pluripregiudicati e affiliati ai clan di San Severo.