L’arte è cultura rigenerativa

di Sara D’Aloia

Ad un anno dal lockdown totale a causa dell’ancora attuale e subdola epidemia che a singhiozzi ci investe, ci rende fragili e ci sommerge di pensieri negativi, molti sono i settori che hanno amaramente pagato la crisi mondiale più devastante degli ultimi secoli.

Il comparto che ha risentito maggiormente di questa pandemia, è quello della cultura. La chiusura di cinema, teatri, biblioteche, musei, centri di ritrovo culturale di ogni genere, il fermo dei concerti e delle rappresentazioni artistiche hanno ulteriormente danneggiato la cultura che già soffriva in alcuni ambiti per la mancanza di fervidi sostenitori. Dal punto di vista economico il danno è notevole per gli artisti e per l’immensa macchina organizzativa che lavora intorno ad essi, infatti molti hanno dovuto reinventarsi e innovarsi cercando, tramite le tecnologie, di comunicare messaggi positivi, incidendo nuovi dischi o   rielaborando vecchi brani per inneggiare e decantare la speranza collettiva di tornare presto alla normalità.

Questo ha spinto molti a regalarci quelle belle immagini di collettività musicale sui balconi, in cui intere comunità si sono unite per cantare l’inno nazionale e canti incoraggianti.

Alcuni artisti e tanti operatori del settore hanno dovuto cercare altro per vivere. Nei teatri si è verificato un disastro totale specie per i giovani non ancora affermati che pur partecipando e vincendo audizioni, non hanno potuto interpretare i propri ruoli attivamente davanti ad una platea, in quanto le rappresentazioni sono state trasmesse in streaming. 

Non sono mancate proteste, ricordiamo quella dell’ottobre 2020 quando 500 rappresentanti del mondo dello spettacolo hanno chiesto soluzioni urgenti. È di questi giorni l’invito degli attori di U.N.I.T.A. (l’Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo) che lanciano l’iniziativa “Facciamo luce sul teatro!” invitando i direttori dei grandi e piccoli teatri italiani ad illuminare e tenere aperti i propri edifici la sera del 22 febbraio dalle 19:30 alle 21:30.

“Proteggere e liberare le città dai danni provocati da un’epidemia”- intimava Sofocle nel suo immortale Edipo– significa innanzitutto conoscere se stessi, prima che un’intera comunità si ammali di tristezza non riuscendo più a immaginare un futuro. UNITA chiede a tutti gli artisti, a tutte le maestranze e al pubblico delle città di organizzare, ovunque possibile in tutta Italia (rispettando, come hanno sempre dimostrato di saper fare, ogni misura di sicurezza) un presidio dei teatri nella serata del 22 febbraio, perché questi luoghi tornino simbolicamente ad essere ciò che da 2500 anni sono sempre stati: piazze aperte sulla città, motori psichici della vita di una comunità.

Questo post è stato condiviso da nomi noti come Nuzzo e Di Biase che spesso incontriamo in Molise tra i borghi di Bonefro di cui lei è originaria, da Pierfrancesco Favino che è stato ospite di Molise cinema il 6 agosto 2020 e tanti altri artisti.

Come afferma il grande direttore di orchestra italiano Riccardo Muti “Restituiamo dignità al nostro Paese, restituiamo ai giovani la consapevolezza della grandezza culturale italiana, bisogna moltiplicare le orchestre, aprire i tanti teatri che ci hanno lasciato i nostri antenati, ci vuole una nuova strada culturale”.  

Speriamo si possa così aprire un nuovo capitolo decisivo per la cultura perché la cultura apre alla vita.