L’antivirus della “didattica online”

Per una volta il web potrebbe unire tutti: docenti, alunni e…genitori

di Antonio Salvatore

WhatsApp ci ha divisi, il Corona virus ha fatto il resto. Mi sembra fosse proprio questa la frase che campeggiava in un articolo pubblicato su una delle più autorevoli testate giornalistiche italiane che – tra virologhi ad honorem, manipoli di portatori sani di soluzioni e solo qualche testa pensante capace di contribuire allo sforzo immane che sta facendo il paese per contrastare questo fantasma – su una foto di piazza Duomo popolata solo da piccioni (saranno immuni a questo punto) considerava il Covid-19 la ‘mazzata’ finale ai problemi di socializzazione ‘vera’ che noi uomini moderni viviamo. In sostanza il succo dell’articolo metteva a paragone l’effetto virale dell’app di messaggistica più famosa al mondo con il corona virus, capaci entrambi di silenziare città intere. Una similitudine che non è totalmente errata, ma lascia comunque spazio a libere interpretazioni. E, come spesso succede, offre lo spunto per dare il giusto merito anche al rovescio della medaglia. E sì, perché se in tanti considerano WhatsApp, Facebook e il lungo elenco di social che ne segue come il mostro da combattere, in tanti si sono, invece, resi conto che è proprio in periodi come questo che dobbiamo ringraziare Zuckerberg&Co. Anzi, potrebbero rappresentare un antivirus a quello che sta accadendo. In primis perché a quanto pare sembra che dobbiamo iniziare a prenderci a calci quando ci incontriamo – altro che baci e abbracci – in secondo luogo perché è grazie a loro che possiamo continuare a comunicare. A lavorare. A farci forza. A sorridere.

Il nuovo Dpcm che porta la data del 4 marzo, quello che ha chiuso le scuole (giustamente o meno, non è nostra intenzione giudicare la scelta), recita tra le tante direttive, per evitare l’irreparabile, l’uso della didattica a distanza. In sostanza, questo possiamo dirlo, impone giustamente alla scuola di non abbandonate i ragazzi e di seguirli anche mentre ognuno di loro è in altre faccende affaccendato. Scelta saggia questa, ma ora? Che significa didattica a distanza o online? Come si fa? Da dove inizio? Domande lecite, fin troppo, visto che la scuola si fa tra i banchi, ma servono risposte immediate. Di qui gli istituti scolastici si sono attrezzati per rispondere a quanto chiesto dal Governo, sollecitando i docenti a formarsi seguendo decine di webinar gratuiti che troviamo già in rete, o sono in procinto di farlo. Ed è in questo momento che i tanto odiati e mistificati social scoprono di essere magicamente la salvezza anche di chi fino alla mattina precedente sbuffava commentando il buongiorno patetico con il sole che splende o la frase che alla fine si rivela tutto il contrario di ciò che poi accade, inviato dall’amico che se incontriamo per strada neppure salutiamo (ora men che meno). E’ proprio grazie a queste applicazioni che la scuola può rimanere vicina agli studenti. La cosa più semplice da fare è il classico gruppo su WhatsApp, che non va più visto come il luogo virtuale in cui il docente si ‘abbassa’ al livello degli alunni, ma qualcosa di strettamente necessario per continuare a fare il suo lavoro. L’app di messaggistica è la cosa più semplice, ma anche quella maggiormente utilizzata: si possono scambiare pareri, dare direttive, allegare foto degli esercizi e caricare video in cui gli studenti inviano il feedback di quanto fatto all’insegnante. Certo questa è la base, rappresentata anche dalla email, altro strumento per comunicare, ma si può utilizzare anche messenger. E soprattutto non obbliga chi non ha dimestichezza con il web a farsi il segno della croce. Per i più esperti ci sono tutti i servizi offerti da Google, come Classroom, oppure applicazione come Kahoot, dove si impara attraverso la logica del gioco a quiz. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

In buona parte queste tecniche erano già state studiate dagli esperti ed erano note agli appassionati, ma finora il grande numero dei docenti se ne era tenuto al margine: forse perché non erano stati affascinati dall’innovazione o perché anche troppo sommersi dal cumulo di compiti che vengono riversati sulle loro spalle . Certo il numero dei perché potrebbe essere infinito, ma a noi non interessa. Vogliamo solo sottolineare il cambiamento generale: infatti in queste ore l’assenza degli allievi e il comune obbligo a non frequentare la scuola ha portato tutti i docenti ad affacciarsi in modo concreto e fattivo alla didattica a distanza per cercare di recuperare attraverso lo schermo il contatto con i propri alunni.

Infatti, il quotidiano rapporto con i ragazzi ci è indispensabile per dare corpo alla nostra professione perché senza di loro la scuola non esiste e noi sappiamo che non può essere sostituita da una dotta serie di corsi di formazione e da vetrine letterarie o concorsi scientifici. Tutte quelle realtà sono importati, stimolanti e a volte indispensabili ma non sono la scuola, che è fatta dal nostro continuo rapportarci con i ragazzi. A volte in modo conflittuale ma sempre autentico, energico e sicuramente necessario. Oggi che i ragazzi ci sono venuti meno, abbiamo scoperto la possibilità di ritrovarli tramite il pc e ci siamo appassionati. E se così non fosse dobbiamo appassionarci, così come vogliamo che i nostri studenti facciano quando noi siamo seduti in cattedra e loro tra i banchi.